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Il “LolaLove Atelier” baluardo modenese della resistenza fashion 

di Maria Vittoria Melchioni
Il “LolaLove Atelier” baluardo modenese della resistenza fashion 

In Rua Freda la giovane stilista di Finale Laura Bergamini crea capi unici lontani dall’omologazione alle tendenze

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MODENA. Nel cuore di Modena c'è un piccolo atelier “sovversivo”, talmente rivoluzionario da apparire come un'antica sartoria. “LolaLove Atelier” è il quartier generale della “resistenza fashion” modenese che ha in Laura Bergamini, per tutti “la Lola”, il capo carismatico. «Tutti i giovani stilisti se ne vanno all'estero - dice, sgranando gli occhioni azzurri sotto ad un turbante caraibico - io ho deciso di restare perché, se tutti abbandoniamo il nostro Paese, con le sue capacità uniche artigianali, con il bello nel DNA, cosa resterà? Secoli di cultura del costume verrebbero cancellati». Coraggiosa Laura, senza ombra di dubbio, perché aprire un proprio atelier con abiti disegnati e prodotti dal suo piccolo team (di cui la mamma Rita, assieme a lei, è l'elemento portante) in una città nuova per una ragazza nata e cresciuta a Finale, in una strada (Rua Freda al numero 8) non proprio di passaggio, ecco... non è da tutti.

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«Il 12 marzo ho festeggiato il primo anno della mia attività - racconta la stilista - e se devo fare un bilancio di questi dodici mesi, posso affermare di essere molto soddisfatta, soprattutto del fatto di esserci ancora in mezzo a tante difficoltà. Lo stato non aiuta i giovani imprenditori, la gente è sempre diffidente verso i nuovi talenti, in una città di provincia come Modena poi, dove se non sei logato dalla testa ai piedi non sei socialmente “giusto”. Fortunatamente sono ad un passo dall'Osteria Francescana con il suo appeal verso i clienti stranieri che passano di qua e si fermano anche nella mia piccola boutique. Loro, gli stranieri, acquistano in base alla qualità del prodotto, non si lasciano condizionare dalla marca. Quando anche noi italiani riusciremo a fare lo stesso, il mio compito sarà finito in parte». Sì perché Lola, sin dai tempi dell'università, quando studiava “Design e Discipline della Moda” ad Urbino, si è fermamente convinta che la gente debba essere educata alle bizzarrie della moda, presa per mano e condotta verso il sentiero che porta ad avere uno stile proprio, scartando l'omologazione che impongono le tendenze o i diktat del marketing. «I miei vestiti non hanno stagione, non hanno una “linea” precisa - spiega la designer - seguono la mia vena creativa, il mio umore. Ammiro stilisti come Stella Jean, Suno, Vivienne Westwood che fanno del “mix and match” il proprio credo». Per creare i suoi capi, Lola fa tantissima ricerca, soprattutto per quello che rigarda i tessuti che trova in Olanda come nei vari magazzini della nostra provincia. «Non prendo mai tanti metri di tessuto, perché mi piace creare cose uniche, su misura. Pochi pezzi, ma che una volta indossati, non facciano passare inosservati». E della creatività di Lola si sono accorti anche gli ideatori della “Banda Rulli Frulli” che si sono fatti disegnare le loro 72 divise da lei; e Luca Vettori e Matteo Piano del Modena Volley che per un loro progetto legato alla web radio “Brodo di Becchi” hanno voluto la Lola come stilista per t-shirt realizzate con tessuti wax dell'artigianato africano con uno styling tutto modenese. «Io resito, ci voglio provare e se non andrà come vorrei che andasse, creerò costumi per il teatro e il cinema e chissà che non porti un Oscar in Rua Freda».

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