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Amianto nelle piastrelle? I ceramicai sono tranquilli 

Amianto nelle piastrelle? I ceramicai sono tranquilli 

Una vecchia inchiesta della Procura di Viterbo lambisce anche Sassuolo Carichi contaminati dalla Sardegna, ma le analisi dell’Ausl rassicurano tutti

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Da ormai due anni le procure di Viterbo e Nuoro hanno dei fascicoli d’inchiesta aperti sull’estrazione e la commercializzazione di materiale carico di amianto. Indagini che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di diverse persone e che sfiorano Sassuolo dove, è bene dirlo da subito, la situazione rimane tranquilla. Non risultano infatti indagini degli inquirenti modenesi e anche gli accertamenti eseguiti dall’Ausl su diversi campioni sembrano scongiurare la possibilità che alcuni prodotti ceramici contengano fibre di “tremolite”, un tipo di amianto tra i più pericolosi per la salute. Del caso, però, se ne sta occupando anche la Commissione d’inchiesta parlamentare e lo scorso anno, alla Camera, si è discussa un’interrogazione sulle due inchieste, presentata dal deputato dei 5 Stelle, Alberto Zolezzi con il governo che ha risposto come “gli approfondimenti in corso hanno riscontrato ulteriori indizi che coinvolgono altre aziende sul territorio nazionale impegnate nel settore”. Dai documenti dei magistrati di Viterbo - c’è una missiva al Parlamento firmata dal sostituto procuratore Massimiliano Siddi - si trovano tracce anche di Sassuolo. Va però aggiunto che nessuno ha mai voluto approfondire la filiera del materiale contaminato, partito sicuramente dalla cava di Orani (Sardegna) per arrivare a Civita Castellana, un polo piuttosto importante della produzione ceramica. Ed è lì che un ispettore dell’Asl ha riscontrato tracce di amianto in un’azienda, aprendo di fatto tutti gli accertamenti attualmente in corso. Quali aziende produttrici abbiano poi ricevuto i prodotti contaminati non è tuttora dato sapersi.
Sono così passati due anni, le indagini proseguono a Viterbo e Nuoro, ma Sassuolo rimane estranea a tutto. I ceramicai, che ieri non hanno voluto parlare ufficialmente, vennero colti di sorpresa da quelle indagini, ma poi hanno invece accolto con massima disponibilità le analisi dei tecnici dell’Ausl anche nelle loro aziende, da cui però non emergerebbe nulla di critico.
Anzi, gli imprenditori sostengono che la cottura dell’argilla e dei prodotti amiantati, eventualmente arrivati dalla Sardegna, permetterebbe di fatto l’inertizzazione delle fibre cancerogene. I forni infatti lavorano a temperature altissime - da 1100 e fino a 1200 gradi - tali da rendere impossibile ogni rimanenza di prodotto rischioso sia per gli operai che lo maneggiano nelle varie fasi della produzione sia per il cliente finale che lo acquista per installarlo ed eventualmente smaltirlo dopo anni e ogni qualvolta si voglia cambiare rivestimenti e prodotti della casa. (fd)

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