Il Clan dei Marsigliesi tentò di rapire Ferrari ma un poliziotto fece fallire il piano
Quella volta che cercarono di rapire il Drake da vivo. Racconta Pino Zaccaria, il più celebre investigatore modenese, oggi commissario e allora 33enne maresciallo in Questura: «È il 10 ottobre 1975....
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Quella volta che cercarono di rapire il Drake da vivo. Racconta Pino Zaccaria, il più celebre investigatore modenese, oggi commissario e allora 33enne maresciallo in Questura: «È il 10 ottobre 1975. Enzo Ferrari si trova nel negozio del barbierie di Corso Canalgrande per farsi radere. Mentre passo con un collega noto che ci sono due tipi strani sui 25-35 anni, due forestieri. Stanno appoggiati alle colonne tra l’antiquario e il K2. Balza agli occhi: gente di fuori, venuti a Modena per un bersaglio lucroso. Quando passa un’auto targata Varese con i loro complici, coi quali scambiano occhiate furtive, decido di intervenire».
«Ferrari non si accorge di niente, viene a sapere solo dopo, a cose fatte. È in barberia, protetto dalle sue guardie del corpo: Dino e Valentini».
«Faccio entrare i due tipi sospetti nell’androne del Notariato e controllo i documenti. Carte d’identità troppo nuove, fatte a Milano, quando loro hanno quel classico baccaglio da malavita romanesca. Non ci credo».
La situazione precipita quando il più grosso dei due, un energumeno, cerca di scappare.
«È un boxeur con 35 incontri alle spalle. Cerco di fermarlo con un colpo di arti marziali davanti al tribunale, ma lui è una montagna e cado. Lui scappa, lo rincorro e alla fine lo placco lanciandomi come farebbe un rugbista. Lo prendo, ci rotoliamo, abbiamo una colluttazione, volano pugni e ne prendo anche io, alla fine lo blocco con una “doppia elson”, la presa a cravatta, e lo placo».
L’energumeno è furioso: spacca i vetri dell’auto della polizia e la vetrata della questura. «Era Massimo Barbieri - racconta Zac - un gorilla di Albert Bergamelli e Jacques Berguere, i boss del Clan dei Marsigliesi. Era nel gruppo che doveva rapire Enzo Ferrari».
Il boxeur se la caverà con una piccola condanna ma finirà poi male quando verrà ucciso dalla banda della Magliana. Zaccaria verrà ringraziato dal Drake.
«Ferrari non si accorge di niente, viene a sapere solo dopo, a cose fatte. È in barberia, protetto dalle sue guardie del corpo: Dino e Valentini».
«Faccio entrare i due tipi sospetti nell’androne del Notariato e controllo i documenti. Carte d’identità troppo nuove, fatte a Milano, quando loro hanno quel classico baccaglio da malavita romanesca. Non ci credo».
La situazione precipita quando il più grosso dei due, un energumeno, cerca di scappare.
«È un boxeur con 35 incontri alle spalle. Cerco di fermarlo con un colpo di arti marziali davanti al tribunale, ma lui è una montagna e cado. Lui scappa, lo rincorro e alla fine lo placco lanciandomi come farebbe un rugbista. Lo prendo, ci rotoliamo, abbiamo una colluttazione, volano pugni e ne prendo anche io, alla fine lo blocco con una “doppia elson”, la presa a cravatta, e lo placo».
L’energumeno è furioso: spacca i vetri dell’auto della polizia e la vetrata della questura. «Era Massimo Barbieri - racconta Zac - un gorilla di Albert Bergamelli e Jacques Berguere, i boss del Clan dei Marsigliesi. Era nel gruppo che doveva rapire Enzo Ferrari».
Il boxeur se la caverà con una piccola condanna ma finirà poi male quando verrà ucciso dalla banda della Magliana. Zaccaria verrà ringraziato dal Drake.
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