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Il direttore di S. Cataldo: «Non ce la potevano fare» 

Il direttore di S. Cataldo: «Non ce la potevano fare» 

Due vie per arrivare alla salma: la serratura o una porticina al lato della cappella Ma il cimitero oggi ha un sistema d’allarme con 36 telecamere unico in Italia

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Il progetto del rapimento della salma del Drake oggi non sarebbe più realizzabile. I banditi sardi che lo stavano mettendo a punto operavano infatti considerando un cimitero che non aveva ancora l’impianto unico nel suo genere in Italia che è stato installato nei mesi scorsi. Un impianto di allarme e videosorveglianza che avrebbe monitorato passo per passo la loro azione facendoli catturare.
Quattro sistemi di portineria virtuale, 13 telecamere già montate da tempo e 23 nuove e hi-tech, alcune delle quali girevoli o con obiettivi particolari e persino dotate di microfoni bidirezionali interattivi con chi si trova nei paraggi bastano per scoraggiare chiunque.
«È capitato che qualcuno restasse nel cimitero dopo la chiusura per essersi attardato. Recentemente abbiamo avuto addirittura un gruppo di cinesi che era rimasto intrappolato. Con le nuove telecamere li abbiamo visti, raggiunti e fatti uscire - spiega il direttore del Cimitero di San Cataldo Marco Rovella, mantovano, della Coop Dugoni - il nostro sistema è hi-tech. Le telecamere sono dotate di sensori d’allarme che recepiscono movimenti di animali in spostamento, ovviamente di una certa taglia. Quando avviene, l’allarme scatta immediatamente sull’iPhone del nostro capo cantiere Diego Miola che può così seguire ogni movimento dell’intruso dal telefono. E decidere se avvisare o meno le forze dell’ordine».
Anche la direttrice di cantiere Cristina Bartolamasi conferma che si tratta di una innovazione che ha aumentato sensibilmente la sicurezza del cimitero.
«Per noi è un successo già individuare qualcuno e agire con tanta precisione - spiega il direttore - l’altra sera è successo che un ragazzo fosse rimasto con la bici dentro il cimitero. È stato individuato e accompagnato fuori».
La direzione di San Cataldo era vagamente al corrente che c’erano stati controlli esterni da parte dei carabinieri ma non aveva idea di cosa si trattasse. «Nessuno è mai entrato per cercare di arrivare alla tomba di Enzo Ferrari - spiega Rovella - la cappella di famiglia è sempre chiusa. Non è dotata di allarmi. Noi non abbiamo le chiavi, la famiglia fa tutto da sola».
«Di questo progetto criminale abbiamo saputo questa mattina dai notiziari. Eravamo all’oscuro. È chiaro che il cimitero è una città di morti e, come nelle città dei vivi, si possono rapire persone, in questo caso salme. Ma noi siamo pronto con il nostro nuovo sistema di sorveglianza», conclude con una punta di orgoglio. Anche l’assessore Tommaso Rotella è soddisfatto. «Oggi abbiano 36 telecamere installate a San Cataldo, alcune ad alta tecnologia. Ci sono anche le 4 portinerie virtuali che sorvegliano gli accessi. Il tutto ci è costato 60mila euro. È stato un progetto davvero innovativo».

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