Rapina in gioielleria, 21 anni al commando
Vignola. Il giudice stanga la banda che aveva picchiato il titolare Galli, un dipendente e la cliente
2 MINUTI DI LETTURA
VIGNOLA. Cinque anni al 24enne Ferdinando Amitrano, Roberto Migliaccio e al 19enne Alfonso Mangiapili, quattro all’autista 22enne Sabatino Panico e un anno e 8 mesi a Daniele Di Napoli, basista del colpo, il primo a collaborare con gli inquirenti. Sono le condanne inflitte dal gup di Modena al commando che il 3 marzo 2016 aveva assaltato la gioielleria “Galli”, malmenando il titolare disabile Gianluigi Galli, un suo dipendente e una cliente, entrata nel negozio durante la rapina. Tre vittime ferite, che furono refertate con un massimo di 20 giorni di prognosi.
«Sono assolutamente soddisfatta per le condanne che, nonostante i riti alternativi che comportano una riduzione di pena di un terzo, costituiscono una importante risposta dello Stato ad un gravissimo episodio di aggressione ad esercizio commerciale con lesioni ai presenti - ha commentato il procuratore capo di Modena, Lucia Musti - La condanna è il coronamento dell’attività investigativa condotta dai Carabinieri di Modena coordinati, brillantemente dal Pm Luca Guerzoni, che chiese ed ottenne in tempi rapidissimi, anche grazie ad un Gip particolarmente efficiente, ordinanze cautelari in carcere. La Procura della Repubblica di Modena conferma la sua la attenzione con riguardo a quei fatti/reato che maggiormente allarmano i cittadini quali rapine, spaccate e furti in appartamento».
I cinque furono arrestati dai carabinieri modenesi in appena quaranta giorni e tre furono le macro-prove che portarono i militari fino a Mugnano (Napoli) dove vivevano quattro persone del gruppo. Il colpo venne pianificato con un sopralluogo il giorno di San Valentino quando Amitrano visionò il negozio in cui, il 3 marzo, andò in scena la violenza per portarsi via gioielli e 26 orologi del valore complessivo di oltre 200mila euro. Le telecamere di Vignola avevano anche immortalato la loro Panda bianca, con targa polacca, mentre si aggirava per Vignola - era intestata alla madre di un rapinatore - e che poi venne fermata dalla polizia Stradale in autostrada a Pian Del Voglio. E così, unendo i vari indizi ed effettuando riscontri anche attraverso le celle telefoniche dei vari cellulari, i carabinieri riuscirono a collocare il gruppo nelle Terre dei Castelli proprio nei giorni del colpo. In quel blitz Amitrano minacciò le vittime con una pistola - ha risposto anche dell’accusa di ricettazione - prima che la banda si ritrovò a casa di Di Napoli, dove ripulirono parte del bottino e lasciarono gli abiti usati durante l’azione.
«Sono assolutamente soddisfatta per le condanne che, nonostante i riti alternativi che comportano una riduzione di pena di un terzo, costituiscono una importante risposta dello Stato ad un gravissimo episodio di aggressione ad esercizio commerciale con lesioni ai presenti - ha commentato il procuratore capo di Modena, Lucia Musti - La condanna è il coronamento dell’attività investigativa condotta dai Carabinieri di Modena coordinati, brillantemente dal Pm Luca Guerzoni, che chiese ed ottenne in tempi rapidissimi, anche grazie ad un Gip particolarmente efficiente, ordinanze cautelari in carcere. La Procura della Repubblica di Modena conferma la sua la attenzione con riguardo a quei fatti/reato che maggiormente allarmano i cittadini quali rapine, spaccate e furti in appartamento».
I cinque furono arrestati dai carabinieri modenesi in appena quaranta giorni e tre furono le macro-prove che portarono i militari fino a Mugnano (Napoli) dove vivevano quattro persone del gruppo. Il colpo venne pianificato con un sopralluogo il giorno di San Valentino quando Amitrano visionò il negozio in cui, il 3 marzo, andò in scena la violenza per portarsi via gioielli e 26 orologi del valore complessivo di oltre 200mila euro. Le telecamere di Vignola avevano anche immortalato la loro Panda bianca, con targa polacca, mentre si aggirava per Vignola - era intestata alla madre di un rapinatore - e che poi venne fermata dalla polizia Stradale in autostrada a Pian Del Voglio. E così, unendo i vari indizi ed effettuando riscontri anche attraverso le celle telefoniche dei vari cellulari, i carabinieri riuscirono a collocare il gruppo nelle Terre dei Castelli proprio nei giorni del colpo. In quel blitz Amitrano minacciò le vittime con una pistola - ha risposto anche dell’accusa di ricettazione - prima che la banda si ritrovò a casa di Di Napoli, dove ripulirono parte del bottino e lasciarono gli abiti usati durante l’azione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
