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Giovanardi: «Ho litigato con tutti a difesa dei diritti di Bianchini» 

Giovanardi: «Ho litigato con tutti a difesa dei diritti di Bianchini» 

Processo Aemilia. Il senatore: «L’ho fatto anche per altri. Mi riprendevano? Caduta di stile disperata I funzionari di Stato che sbagliano siano indagati». L’avvocato Moscattini: «Lavoravo correttamente»

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Pezzi di Stato che lavoravano a favore della famiglia Bianchini, mostrando loro documenti riservati; lobbisti che si muovevano nell’ombra, capaci di accedere alle stanze più segrete della Prefettura; incontri riservati ripresi con un telefonino. La “Spectre” modenese che agiva a favore degli imprenditori sanfeliciani è stata smascherata dall’inchiesta dei carabinieri, ma nella storia mancano ancora troppe risposte che non arriveranno in “questo processo” ha detto il pm dell’Antimafia, Marco Mescolini. E forse non arriveranno mai, visto che l’indagine sulla Prefettura e i “boiardi di Stato” si appresta a compiere 16 mesi e salvo alcune audizioni di persone informate sui fatti - dal Prefetto Michele Di Bari ai funzionari di viale Martiri, passando per il vice-prefetto Mario Ventura per finire con l’avvocato Gian Carla Moscattini - non appare all’orizzonte una svolta immediata. Eppure di tutto questo si è parlato in una cinematografica udienza del processo Aemilia.
«Ho già detto tutto ai carabinieri - tiene a puntualizzare l’avvocato Moscattini, ripresa in un video da Alessandro Bianchini in cui, stando alla testimonianza degli investigatori, lei citava documenti riservati - Quei documenti me li deve aver dati Bianchini, avevo un incarico per istruire la pratica di inserimento nella white list e ho lavorato su quelle carte in modo professionale. Bianchini me lo ha presentati un amico, Marco De Stavola: gli serviva un legale e ho fatto tutto in modo corretto».
Quel De Stavola, che abbiamo tentato di contattare ieri a più riprese, nelle conversazioni con Bianchini in piazza Roma, citava anche il senatore Giovanardi a cui gli imprenditori sanfeliciani si erano rivolti per chiedere aiuto. «Non so neppure chi sia De Stavola e se ci sono funzionari di Stato che hanno commesso qualcosa di illecito devono essere indagati - dice Carlo Giovanardi - Credo che la mia correttezza e limpidità sia uscita dai filmati, girati da una persona disperata. È stata una caduta di stile, ma cristianamente la capisco e in quest’ottica va spiega la mia frase “sparerei a tutti”. C’era una famiglia in ginocchio e nessuno dava loro risposte. Poi la parte penale la lascio ai giudici, non ci voglio entrare. Dissi ai Bianchini “se siete candidi come agnellini potete stare tranquilli, ma se uno ha solo una pulce, andando a fare uno scontro frontale poi la pulce salta fuori”. Li ho difesi, alle stesse condizioni lo rifarei anche adesso perché mi sono sempre mantenuto su questioni amministrative come le white list, che a lungo ho denunciato e difatti si è cambiato il procedimento per salvare aziende e lavoratori. Mi sono battuto contro provvedimenti sbagliati, i casi della Fratelli Baraldi e Cpl sono a testimoniarlo, e ho litigato con tutti: prefetti, questori e anche i carabinieri a cui ho chiesto almeno venti volte di relazionarmi. Si nascondevano dietro la privacy, ma se avessi saputo si sarebbe usata cautela. Io interrogato? Sono tuttora a disposizione, ma i magistrati antimafia non l’hanno mai chiesto». (fd)

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