Presa a pugni e minacciata per difendere i gatti di Castelnuovo
Marcella, che accudisce la colonia felina vicino alla discarica: «Colpita con sassi e picchiata. Da quella furia mi ha salvato un amico ghanese
CASTELNUOVO. «Quell’uomo mi ha colpita con violenza al volto e se non fosse passato un ragazzo a fermare l’aggressione non cosa sarebbe potuto accadere».
A parlare è Marcella Zangari, formiginese. Ripercorre a voce alta l’episodio di cui è stata vittima mercoledì a Castelnuovo, dove un uomo sulla quarantina prima l’ha colpita con delle sassate e poi è passato alle mani con un cazzotto sul naso. Al pronto soccorso, fortunatamente, hanno appurato che non c’è frattura, ma la prognosi è comunque di 7 giorni per il «trauma policontusivo», scrivono i medici.
L’aggressione è avvenuta in via Case Bruciate, dove Marcella da diversi anni cura una colonia di gatti. È una volontaria autorizzata dal Comune e un’animalista convinta: «Sono una ventina di gatti - racconta - che vivono nei pressi dell’isola ecologica. Prima all’interno, ora appena fuori, in un piccolo appezzamento di terreno comunale». Ma che Marcella stia lì ad accudire i gatti, anche solo per poche ore al giorno, non va giù a tutti: «C’è un campo nomadi che confina proprio con l’isola ecologica. Quando i dipendenti chiudono la discarica ecco che dal campo nomadi inizia un via vai di persone che attraverso un buco nella recinzione si portano a casa tutto quello che può essere utile: rame, elettrodomestici ecc. Quindi non sono per niente contenti che ci sia una persona che li veda in azione. Me ne hanno sempre dette di tutti i colori, minacciando di uccidere i miei gatti e di farmi del male. Negli anni mi hanno anche lanciato sassi e segnato l’automobile, ma di certo io non ho mai pensato di smettere di accudire la colonia di gatti e nemmeno di denunciarli, perché altrimenti chissà cosa avrebbero potuto farmi».
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Poi mercoledì l’aggressione: «Ho notato l’assenza di uno dei felini. Allora ho iniziato a camminare nei dintorni per cercarlo. Ad un certo punto sono stata colpita con un sasso. Mi sono voltata e ho visto un uomo dentro l’accampamento, credo si faccia chiamare il “Cinese”. Allora gli ho chiesto se fosse stato lui a lanciarmi il sasso. Di tutta risposta ho ricevuto altre offese anche a sfondo sessuale. Cose irripetibili. Allora mi sono detta che era troppo». Marcella tira fuori il cellulare per chiamare i carabinieri. Ma a quel punto il “Cinese” impazzisce, esce dal campo, le corre incontro e le strappa di mano il cellulare e poi la colpisce dritta in volto. Marcella cade a terra, ma resta cosciente: «Sono alta 1,55, mentre lui è un uomo robusto: è facile intuire che avrebbe potuto fare di me ciò che voleva. La mia fortuna è stata Idris, un ragazzo della comunità ghanese che passava di lì in bicicletta. Lo conosco e quando mi ha visto, mi ha soccorso ed ha allontanato l’aggressore, trascinandolo via e riportandolo nel campo. È riuscito anche a riprendermi il cellulare. A quel punto ho chiamato i carabinieri, ma nel frattempo dal campo nomadi erano usciti tutti e ancora offese, minacce a me e ai gatti. Uno in particolare, più anziano, aveva in mano un masso di una trentina di centimetri e me lo voleva tirare addosso. C’erano anche donne e bambini che mi offendevano. Sono tutti rientrati poco prima che arrivassero i carabinieri».
I militari raccolgono la testimonianza di Marcella e la invitano a recarsi al pronto soccorso. «Sono anni che sopporto questa situazione, ora è troppo».
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