E intorno il “niente bianco”
«Nubi, sastrugi, vento e temperatura: quanti problemi»
La missione è fatta anche di difficoltà tecniche. Con quali fenomeni si è confrontata?
«Il primo me lo sono trovata sulla scrivania appena arrivata, spiegato in un libro: il white-out, un grande niente bianco. Sul plateau, se il cielo è coperto il bianco della superficie si confonde con l’orizzonte: è tutto bianco, un unico sfondo indistinguibile. Ma non è il solo problema».
Si spieghi.
«Un’altra difficoltà è rappresentata dai sastrugi. Sono irregolarità sul plateau della calotta antartica che non consentono il minimo errore in fase di atterraggio. Il vento contribuisce a creare queste asperità».
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Soffia forte?
«Sulla costa può superare anche i cento nodi, oltre 180 chilometri orari. E’ un vento catabatico, un vento di caduta che proviene dal plateau, a tremila metri di altitudine, e scende verso la costa. Quando soffia così forte è troppo rischioso stare fuori. E’ uno dei motivi per cui i primi esploratori arrivati qui non avevano parole per definire un'isola in particolare di questa zona, o se le avevano non erano certo gentili. Per questo, ancora oggi, quest’isola è ribattezzata l’isola indicibile».
Per la velocità del vento e per la temperatura.
«Esattamente. La simultaneità di questi due fattori, poi, dà il wind-chill, cioè il raffreddamento dovuto al vento. In presenza di vento, la temperatura, già rigida, viene percepita drasticamente più bassa».
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