«False fatturazioni per lavori mai fatti»
Camion che nelle documentazioni dell’azienda Bianchini Costruzioni andavano e venivano lo stesso giorno, per trasportare (a velocità della luce) 7.400 tonnellate di inerti dal reggiano alla Bassa....
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Camion che nelle documentazioni dell’azienda Bianchini Costruzioni andavano e venivano lo stesso giorno, per trasportare (a velocità della luce) 7.400 tonnellate di inerti dal reggiano alla Bassa. Camion che in realtà non si sono mai mossi, e non hanno trasportato alcunchè, per l’agenzia delle Entrate e per la Dda. Solo false fatturazioni, come ha spiegato ieri (nella foto) il funzionario che ha testimoniato al processo Aemilia, Salvatore Aliano. A riprova di quanto già confessato dal pentito Giglio, ovvero che con Bianchini il titolare delle ditte di trasporto invischiato con la ’Ndrangheta e oggi collaboratore di giustizia se la intendessero già dal 2007 per creare documenti contabili fasulli, allo scopo di evadere il fisco e produrre ricchezza reciproca. «Nel 2014 - ha spiegato il funzionario - ricevemmo una relazione della Guardia di Finanza di Guastalla, per cui abbiamo effettuato controlli alla Bianchini costruzioni. Scoprendo documenti intestati alla Int e alla Sice, che poi abbiamo capito essere ditte l’una intestata ad un prestanome dell’altra, tra padre e figlio...».
Ditte che in realtà per la Dda facevano comunque capo al futuro pentito Giglio. E così, in questo vortice di operazioni ritenute inesistenti, viaggiavano cifre dell’ordine di 500mila euro e oltre, con l’emissione di decreti ingiuntivi pure doppi (a Crotone e a Reggio) sulla stessa operazione, e con successive poco limpide “transazioni” che poi si traducevano - questa è l’accusa - nel saldo economico dei favori scambiati, per ottenere - ha spiegato Aliano - dei rimborsi fiscali. «Tutto approssimativo, senza le bolle di accompagnamento dei viaggi, eppure nei pagamenti venivano citati “accurati controlli” ... », ha ironizzato il funzionario. Citando un’altra vicenda che lui stesso ha definito “alquanto strana” e che guarda caso chiama in causa il Comune di San Felice. Che ha consentito una compensazione tra i debiti che la persona fisica Bianchini aveva con il Comune, per avere acquistato la tomba di famiglia, e i crediti che la società Bianchini costruzioni aveva con lo stesso Comune, per uno dei soliti famosi appalti. Residuava una differenza, che però nessuno ha mai incassato: «Se l’è accollata la Comit (altra società sospetta ndr), ma i soldi non ce li ha mai chiesti», disse nel 2014 Bianchini all’esterrefatto funzionario delle Entrate.
Ditte che in realtà per la Dda facevano comunque capo al futuro pentito Giglio. E così, in questo vortice di operazioni ritenute inesistenti, viaggiavano cifre dell’ordine di 500mila euro e oltre, con l’emissione di decreti ingiuntivi pure doppi (a Crotone e a Reggio) sulla stessa operazione, e con successive poco limpide “transazioni” che poi si traducevano - questa è l’accusa - nel saldo economico dei favori scambiati, per ottenere - ha spiegato Aliano - dei rimborsi fiscali. «Tutto approssimativo, senza le bolle di accompagnamento dei viaggi, eppure nei pagamenti venivano citati “accurati controlli” ... », ha ironizzato il funzionario. Citando un’altra vicenda che lui stesso ha definito “alquanto strana” e che guarda caso chiama in causa il Comune di San Felice. Che ha consentito una compensazione tra i debiti che la persona fisica Bianchini aveva con il Comune, per avere acquistato la tomba di famiglia, e i crediti che la società Bianchini costruzioni aveva con lo stesso Comune, per uno dei soliti famosi appalti. Residuava una differenza, che però nessuno ha mai incassato: «Se l’è accollata la Comit (altra società sospetta ndr), ma i soldi non ce li ha mai chiesti», disse nel 2014 Bianchini all’esterrefatto funzionario delle Entrate.
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