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La Polonia rivuole Piotr: «È un killer, estradatelo» 

di Daniele Montanari
La Polonia rivuole Piotr: «È un killer, estradatelo» 

L’uomo nascosto a Zocca per anni: istanza in extremis del governo di Varsavia  «Nessun perdono: qui deve scontare 19 anni di carcere per stupro e omicidio»

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ZOCCA. Poche ore ancora e poteva essere un uomo libero. E invece è arrivata la mazzata che l’ha risvegliato dal suo salvifico sogno. Beffa postale per Piotr Turkiewicz, il 51enne polacco arrestato nella sua casa di Zocca la sera del 1° febbraio in un’operazione congiunta dei carabinieri del Norm di Pavullo e di quelli della stazione locale. Da un controllo documentale era infatti emerso che il nome di Piotr Skalski dietro cui era noto a tutti era in realtà una seconda identità falsa, costruita su un passaporto rubato da un ufficio dell’anagrafe polacca. E questo per sfuggire a un mandato di arresto disposto dall’Interpol per lo stupro e l’omicidio di una ragazza nell’agosto 1985 nella provincia di Jeleniogorskie. Dall’udienza di convalida in Corte d’Appello a Bologna, seguita da comunicazione al Ministero della Giustizia, la Polonia aveva 45 giorni di tempo per chiedere l’estradizione, che scadeva adesso con le aggiunte tecniche. E il governo di Varsavia c’è arrivato davvero all’ultimo, facendo pervenire venerdì la fatidica comunicazione che sì, Turkiewicz lo rivogliono indietro per fargli saldare il suo conto con la giustizia. Piuttosto lungo, perché gli mancano ancora da scontare 19 dei 25 anni di pena a cui fu condannato. Non è ancora detta l’ultima parola, comunque, perché dovrà essere la Corte d’Appello a decidere se dare seguito o meno alla richiesta. L’udienza fatidica è fissata per il 21 aprile a Bologna: il pm nella sua requisitoria chiederà di concedere l’estradizione; la difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Murru, sosterrà invece le ragioni della memoria consegnata da tempo che considera Turkiewicz una vittima del regime comunista. Nella sua ricostruzione, l’uomo non c’entrava nulla col delitto, ma fu tirato dentro perché, da elettricista, era iscritto al sindacato inviso di Solidarnosc. Sarebbe poi stato costretto a confessare una colpa non commessa dopo tre settimane di tortura in cella, e dietro minaccia di fare del male ai suoi famigliari. Non è però neanche questa l’ultima carta. Nel caso venga concessa l’estradizione, la difesa chiederà la revisione del processo grazie al pool costituito con un legale polacco che in questi due mesi ha esaminato tutti i documenti. «Piotr è ovviamente provato dopo due mesi di carcere – sottolinea l’avvocato Murru, che gli ha fatto visita ieri mattina – ma è convinto delle sue ragioni. La richiesta di estradizione è arrivata in extremis, è vero, e in questi termini è stata un’ulteriore botta per lui. Ma in caso di estradizione è deciso a far riaprire il procedimento. In Polonia esiste una legge speciale che consente di riesaminare le posizioni dei condannati negli anni in cui non c’era democrazia. Ci sono già stati molti casi del genere, e siamo ottimisti».

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