Modena. «Mi ha stuprata»: assolto ma la sua vita è rovinata
Cameriere era stato accusato di violenza sessuale da una cliente del locale per questo ha perso anche il lavoro. Dopo due anni e mezzo l’incubo è finito
MODENA. Per due anni e mezzo ha vissuto sotto la spada di Damocle dell'accusa peggiore per un uomo: aver stuprato una donna. Ieri è stato assolto perché le circostanze che lo dovevano inchiodare non sono state ritenute attendibili. Nel frattempo ha perso il lavoro ed è stato tenuto a distanza con sospetto da molto conoscenti.
Tutto per un incontro erotico improvvisato in un noto locale modenese dove gli ultraquarantenni si trovano per ballare, chiacchierare, fare conoscenze e, perché no, per flirtare. La presunta vittima è una cinquantenne della provincia reggiana arrivata nel noto locale con alcuni amici per festeggiare il Capodanno 2015.
La sera di San Silvestro del 2014 era trascorsa in allegria. Tra la signora e il giovane cameriere, un trentenne modenese, si era creata una intesa di sguardi complici e di allusioni erotiche abbastanza esplicite. Poi quando tutti brindavano e ballavano con il bicchiere in mano, è accaduto il fatto al centro del processo di ieri, tutto in pochi minuti.
La signora ha dichiarato nella sua denuncia che il cameriere l'ha presa per un braccio sussurrandole proposte esplicite di sesso estremo e poi l'ha spinta in una stanza di servizio. Lui ha sempre detto di avere usato con lei - una perfetta sconosciuta - un linguaggio colorito ma solo per fare la parte del macho, come credeva piacesse alla signora. Fatto sta che la donna l'ha accusato di averla costretta ad avere un rapporto orale completo; subito dopo lui avrebbe provato ad abusare di lei. Nella prima denuncia ha allegato un referto medico che segnalava lesioni nelle parti intime refertate in cinque giorni. Una seconda denuncia, aggiunta otto mesi dopo, entrava maggiormente nel dettaglio indicando il cameriere come uno stupratore a tutti gli effetti che con brutalità, modi maneschi e la forza fisica aveva ottenuto la sua soddisfazione contro la volontà della sua vittima.
Per questo gravissime accuse è nata un'indagine che poi ha portato il cameriere ad essere indagato (è difeso dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini). Appena saputo l'accaduto, la direzione del locale lo ha licenziato. Per lui è iniziato un periodo drammatico: oltre a non trovare lavoro, si è dovuto difendere con tutti protestando la sua innocenza. Infatti ha sempre sostenuto di avere ottenuto il rapporto orale da quella cliente in modo del tutto consenziente e soprattutto di non aver mai usato la violenza.
Gli avvocati Zaccaria e Pellegrini sono riusciti a dimostrare l'incongruenza di alcuni punti-chiave delle accuse. In primo luogo il referto di 5 giorni per lesioni alle parti intime porta la data di cinque giorni dopo quella notte. Secondo, la donna dice di essere rimasta sconvolta e di aver pianto ma nessuno tra i presenti nel locale e neppure i suoi amici si sono accorti che fosse accaduto qualcosa di grave. Terzo, nella prima denuncia le accuse erano molto più blande e generiche rispetto a quella presentata otto mesi dopo. Il giudice Eleonora Pirillo ha tenuto conto di questi aspetti e al termine di un processo con rito abbreviato, in accordo con la richiesta della stessa accusa, ha assolto il cameriere “perché il fatto non sussiste”. Il giudice ha ritenuto che, una parola contro l'altra, fosse più probabile che la donna fosse consenziente: non ci sono elementi sufficienti per provare lo stupro.
Carlo Gregori
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