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Mori di cancro dopo  missione in Bosnia; familiari risarciti

È stata accolta la causa civile intentata dai familiari del carabiniere A. C., deceduto nel febbraio del 2016 a soli quarantacinque anni, a seguito di un cancro causato dalla presunta esposizione a...

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È stata accolta la causa civile intentata dai familiari del carabiniere A. C., deceduto nel febbraio del 2016 a soli quarantacinque anni, a seguito di un cancro causato dalla presunta esposizione a uranio impoverito in una missione in Bosnia nel 2000.
Il giudice del lavoro di Biella Mauro Liberti ha stabilito che il militare, originario del Modenese, è stato una “vittima del dovere”.
In base a quanto stabilito pertanto il Ministero dell'Interno italiano è stato condannato a pagare una speciale elargizione (prevista alle vittime del dovere), l'assegno vitalizio e un secondo assegno vitalizio speciale in favore della moglie e del figlio che ha quindici anni. Le motivazioni della decisione del giudice del lavoro si potranno conoscere tra sessanta giorni.
Il carabiniere, che come detto è originario del Modenese ma che era residente a Biella da quando aveva l’età di diciotto anni, aveva intentato la causa di lavoro per vedersi riconosciuto lo status di “vittima del servizio”.
Con la sua morte il procedimento era stato interrotto, ma nel novembre dello scorso anno la causa era stata riavviata dai familiari del militare dell’Arma.

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