Profughi, si alza la quota per la provincia
Il Governo chiede di passare da 2,5 a 3,3 ogni mille abitanti. In arrivo altre 500 persone. Il prefetto: evitare le “baraccopoli”
MODENA. Arriva una nuova ondata di profughi nel modenese, che potrebbe arrivare anche a 500 persone e condurre, se non si trova abbastanza disponibilità di alloggi, al ricorso ad aree attrezzate per l'accoglienza. Leggi baraccopoli, ma il prefetto farà di tutto per evitarlo.
È' stato un summit denso di contenuti quello che ieri mattina ha visto il prefetto Maria Patrizia Paba convocare attorno a un tavolo i presidenti delle varie Unioni della provincia, per comunicare quanto trasmesso dal governo martedì a Bologna, in un incontro con tutte le Prefetture della regione. Ovvero, di fronte al crescente flusso di sbarchi, va alzata la quota di accoglienza stabilita da Anci e Ministero: da 2,5 profughi ogni mille abitanti a 3,3.
Rispetto alle altre province, Modena è ancora molto al di sotto del tetto stabilito: dovrebbe avere 2.300 profughi ma gliene mancano 750. Alle altre province in media 200. Per allinearsi dunque bisogna attendersi un arrivo di almeno 500 profughi. Questo vuol dire due cose essenzialmente. Intanto, che devono cominciare ad accogliere anche i comuni finora rimasti a digiuno. Si deve quindi procedere con quelli assegnati ai comuni terremotari, (e infatti è già stata indicata per loro una quota di 239).
Ma anche in Appennino i paesi della montagna tuttora a zero dovranno accogliere: Fanano, Montecreto, Riolunato, Lama Mocogno, Montefiorino e Prignano.
Ci sono peraltro già delle novità all'orizzonte: a Lama la prossima settimana ne arriveranno 4-5 in appartamento, a Prignano due locali saranno riempiti a breve, a Fiumalbo i 7-8 profughi trasferiti nei mesi scorsi stanno per ritornare a Dogana dopo la ristrutturazione della casa; a Guiglia è stato trovato un secondo appartamento a Rocchetta e a Serra ne sono stati identificati due in una casa indipendente che ospiteranno una decina di persone in più.
Ma è ancora troppo poco. Peraltro, ieri si è parlato anche di tre casi sul territorio (Fanano, Montecreto e Maranello) dove l'accordo per gli appartamenti sembrava fatto ma negli ultimissimi giorni è saltato per sopravvenute contrarietà.
I privati faticano a farsi avanti, temendo conseguenze strutturali per gli immobili e forse anche di essere invisi alle comunità di appartenenza. Per questo, se non c'è un cambio di verso, non si può escludere il ricorso alle baraccopoli, nella fase 2 del progetto di accoglienza.
«Dobbiamo mettere da parte ogni polemica e timore, soprattutto in montagna, e deciderci ad ospitare – sottolinea Leandro Bonucchi, presidente dell'Unione del Frignano – attuando una vera integrazione perché la Prefettura mette a disposizione tutti gli strumenti, anche di sicurezza. Con tante case vuote, è inammissibile pensare alle baraccopoli».
«Il rischio di ricorrervi è però concreto – nota Elena Oliva, presidente della Coop Caleidos, primo operatore sul territorio che segue già 1.100 profughi – il mercato immobiliare su Modena dai riscontri sembra saturo, e in regione arrivano 8mila profughi al mese. O c'è una nuova sensibilità nei privati, o si fa una politica di requisitoria degli appartamenti sfitti, altrimenti non si possono escludere gli accampamenti. Noi stiamo facendo una fatica pazzesca a reperire alloggi, anche se molti ci affittano a prezzi superiori a quelli di mercato e noi siamo disponibili a collocazioni anche molto decentrate”.
Daniele Montanari
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