Camminare insieme Dalle fine mondo a qui per cercare il dialogo
di Serena Arbizzi
L’attenzione agli altri: «Chi lo ostacola non vuole fare i conti con un Vangelo culturale che non dà più nulla per scontato»
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Un Papa rivoluzionario, arrivato dalla fine del mondo, che ha chiesto la benedizione del popolo quando ha iniziato il suo pontificato. Questa l’immagine di Papa Francesco, a tratti poetica, a tratti dirompente. Questa è anche l’ immagine dipinta dal teologo carpigiano Brunetto Salvarani.
«Il pontificato di Benedetto XVI si è chiuso in modo imprevisto: credo che sia difficile negare che la situazione della chiesa cattolica in Vaticano e in curia fossero difficilmente governabili - spiega Brunetto Salvarani - Questa improvvisa e inattesa conclusione ha aperto la strada a una figura che sin dall’inizio si è presentata certamente in modo innovativo rispetto al modello papale che conoscevamo. Non tanto per i suoi modi affabili che pure ci sono e per il suo stile che è così attento alle sensibilità di tutti, ma per altre connotazioni teologiche fin dal suo primo apparire, il 13 marzo del 2013, al balcone di San Pietro sono apparse chiare. Io faccio riferimento al fatto di non autodefinirsi Papa ma vescovo di Roma e di presentare la chiesa di Roma, seguendo una citazione della lettera di un padre della chiesa molto antico, Ignazio di Antiochia, prevedendo un quadro di relazioni complessivo tra chiese, dando indicazione precisa in ambito ecumenico. Questa sottolineatura di essere più vescovo di Roma che Papa ha fatto sì che gli ambienti ecumenici guardassero questa figura. Poi, è un vescovo che i confratelli cardinali sono andati a prelevare fin quasi dalla fine del mondo. Un’immagine che ha tratti poetici: per la prima volta un papa viene dal sud del mondo. Da quella porzione di mondo che rappresenta il futuro della chiesa cattolica e di quelle cristiane. È da lì che stanno crescendo i numeri più importanti del cristianesimo attuale. Vuole dire fare riferimento a tutto il mondo che va dall’America latina all’Africa all’Asia. Zone spesso percepite come mondo periferico, distante, non solo da Roma. Un mondo che oggi chiede di essere presente e ascoltato. Le scelte che il Papa fa per i concistori che nominano i cardinali sono molto trasparenti: sono stati scelti cardinali di paesi piccolissimi, non troppo significativi dal punto di vista numerico».
Anche il linguaggio del corpo che utilizza il Papa, per parlare e non nascondersi dietro ai problemi, è piuttosto chiaro.
«Ha scelto il dialogo come stile - prosegue Salvarani - Al di là della retorica è la relazione con l’altro da mettere in primo piano: con la scelta precisa di mettere davanti gli ultimi. È il primo papa che non ha partecipato al Concilio Vaticano II ma ne programma sostanzialmente il programma e se ne potrebbero fare tanti esempi recuperando i documenti più importanti.
La sua cifra fondamentale è l’ecumenismo: imparare a camminare insieme, lavorare dando l’esempio. In un mondo in cui le contrapposizioni frontali pagano in termini di rendita di immagine molto di più del lavorare assieme, i detrattori di questo Papa sono quelli che non hanno voglia di fare i conti con un vangelo culturale in cui non si dà più niente per scontato, in cui la tradizione non diventa il punto di riferimento per qualsiasi scelta». (s.a.)
«Il pontificato di Benedetto XVI si è chiuso in modo imprevisto: credo che sia difficile negare che la situazione della chiesa cattolica in Vaticano e in curia fossero difficilmente governabili - spiega Brunetto Salvarani - Questa improvvisa e inattesa conclusione ha aperto la strada a una figura che sin dall’inizio si è presentata certamente in modo innovativo rispetto al modello papale che conoscevamo. Non tanto per i suoi modi affabili che pure ci sono e per il suo stile che è così attento alle sensibilità di tutti, ma per altre connotazioni teologiche fin dal suo primo apparire, il 13 marzo del 2013, al balcone di San Pietro sono apparse chiare. Io faccio riferimento al fatto di non autodefinirsi Papa ma vescovo di Roma e di presentare la chiesa di Roma, seguendo una citazione della lettera di un padre della chiesa molto antico, Ignazio di Antiochia, prevedendo un quadro di relazioni complessivo tra chiese, dando indicazione precisa in ambito ecumenico. Questa sottolineatura di essere più vescovo di Roma che Papa ha fatto sì che gli ambienti ecumenici guardassero questa figura. Poi, è un vescovo che i confratelli cardinali sono andati a prelevare fin quasi dalla fine del mondo. Un’immagine che ha tratti poetici: per la prima volta un papa viene dal sud del mondo. Da quella porzione di mondo che rappresenta il futuro della chiesa cattolica e di quelle cristiane. È da lì che stanno crescendo i numeri più importanti del cristianesimo attuale. Vuole dire fare riferimento a tutto il mondo che va dall’America latina all’Africa all’Asia. Zone spesso percepite come mondo periferico, distante, non solo da Roma. Un mondo che oggi chiede di essere presente e ascoltato. Le scelte che il Papa fa per i concistori che nominano i cardinali sono molto trasparenti: sono stati scelti cardinali di paesi piccolissimi, non troppo significativi dal punto di vista numerico».
Anche il linguaggio del corpo che utilizza il Papa, per parlare e non nascondersi dietro ai problemi, è piuttosto chiaro.
«Ha scelto il dialogo come stile - prosegue Salvarani - Al di là della retorica è la relazione con l’altro da mettere in primo piano: con la scelta precisa di mettere davanti gli ultimi. È il primo papa che non ha partecipato al Concilio Vaticano II ma ne programma sostanzialmente il programma e se ne potrebbero fare tanti esempi recuperando i documenti più importanti.
La sua cifra fondamentale è l’ecumenismo: imparare a camminare insieme, lavorare dando l’esempio. In un mondo in cui le contrapposizioni frontali pagano in termini di rendita di immagine molto di più del lavorare assieme, i detrattori di questo Papa sono quelli che non hanno voglia di fare i conti con un vangelo culturale in cui non si dà più niente per scontato, in cui la tradizione non diventa il punto di riferimento per qualsiasi scelta». (s.a.)
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