Dove è morto don Ivan e pregò Papa Ratzinger “L’abbraccio sarà cura”
di Giovanni Balugani
Don Andrea guida una comunità ancora provata dal sisma “Ricostruiamo scuole e capannoni: riusciremo a riempirli?”
3 MINUTI DI LETTURA
ROVERETO . Il crollo della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria il 29 maggio 2012 è come uno spartiacque per Rovereto. Esiste una Rovereto antecedente a quella data ovvero un piccolo paese satellite di Carpi ma in forte crescita ed una post terremoto, abbandonata e che fatica ancora a rialzarsi dopo 5 anni.
A fare da guida spirituale a questa Rovereto c’è un sacerdote dai modi affabili, dietro ai quali si scorge una forte determinazione, don Andrea Zuarri. È lui ad accompagnarci all’interno della chiesa parrocchiale, che è chiusa con un catenaccio per evitare che qualcuno possa entrarvi. Don Andrea apre il lucchetto. Del tetto non è rimasto nulla, ne è stato costruito uno in legno che funge anche da sostegno per il resto della struttura.
«Vedete? Le pareti erano inclinate di 30 gradi. E le macerie raggiungevano il metro e mezzo di altezza». Ora la chiesa si regge in piedi solo grazie ai puntelli in legno.
Don Andrea si è insediato a Rovereto nel dicembre 2012 per sostituire quello che era un suo grande amico, don Ivan, morto proprio durante il crollo della chiesa parrocchiale: «È successo lì - dice indicando la zona dell’altare -. Aveva una generosità ed un’apertura verso il prossimo che a volte sfociava nell’irrazionalità: parliamo di un sacerdote e di un uomo in grado di accogliere a 360 gradi chi aveva bisogno, a volte senza nemmeno pensarci su per un secondo. Aiutava sempre e comunque. Non è un caso che fosse stato cappellano in carcere e in ospedale, la sua era una generosità senza calcolo».
Don Andrea, che era già succeduto don Ivan nella parrocchia di Budrione e Migliarina, venne chiamato a sostituirlo anche a Rovereto dopo la sua morte, nel difficile periodo post terremoto. Da allora il luogo di culto è una chiesetta in legno eretta alle spalle della canonica. Don Adrea ci accompagna anche qui.
È raccolta e molto intima, ma, purtroppo, è un po’ piccola: «Quando ci sono i grandi eventi, come matrimoni o funerali - spiega il sacerdote - alcuni fedeli sono costretti a restare sul sagrato e per questo ci sono degli altoparlanti per consentire a chi rimane fuori di seguire la funzione. Anche per la messa dei bambini è abbastanza piccola, forse sarebbe bastata una decina di metri in più».
Ma al di là della chiesa, la situazione di Rovereto è difficile anche da un punto di vista sociale: «La popolazione è molto provata - racconta don Andrea - perché la ricostruzione procede a rilento e sta snervando il tessuto sociale del paese».
E da tenere in considerazione c’è anche il calo demografico: «Circa il 40% dei residenti si è trasferito. Tra questi tantissime coppie giovani che magari sono andate a Carpi, poi i figli hanno iniziato ad andare a scuola lì mettendo radici e quindi difficilmente torneranno a Rovereto. Ciò ha comportato una disgregazione della comunità. Ricostruiranno i capannoni e le scuole, ma la domanda è: riusciremo a riempirli?».
La devastazione materiale qui è stata profonda, lo è stata a tal punto da andare ad intaccare anche lo spirito delle persone e forse per questo la visita odierna di Papa Francesco assume un valore ancora maggiore: «Il suo arrivo non è la soluzione di tutti i problemi, però la sua presenza ci fa scorgere la risposta. Toccherà a noi riuscire a fare tesoro delle sue parole e della grazia di averlo tra noi, ci porterà Cristo».
Don Andrea era presente quel martedì 26 giugno 2012 quando Papa Ratzinger venne in visita a Rovereto: «Ho un ricordo straordinario di quella giornata - rammenta - Il Pontefice fu di una dolcezza e di una delicatezza straordinarie. E credo che anche oggi proveremo le stesse sensazioni, perché Benedetto XVI e Francesco camminano diversamente, ma sullo stesso sentiero».
Don Andrea e la comunità di Rovereto stamane saranno a Carpi per ascoltare Papa Francesco e per cercare conforto nelle sue parole: «Sarà un abbraccio che ci farà stare bene».
A fare da guida spirituale a questa Rovereto c’è un sacerdote dai modi affabili, dietro ai quali si scorge una forte determinazione, don Andrea Zuarri. È lui ad accompagnarci all’interno della chiesa parrocchiale, che è chiusa con un catenaccio per evitare che qualcuno possa entrarvi. Don Andrea apre il lucchetto. Del tetto non è rimasto nulla, ne è stato costruito uno in legno che funge anche da sostegno per il resto della struttura.
«Vedete? Le pareti erano inclinate di 30 gradi. E le macerie raggiungevano il metro e mezzo di altezza». Ora la chiesa si regge in piedi solo grazie ai puntelli in legno.
Don Andrea si è insediato a Rovereto nel dicembre 2012 per sostituire quello che era un suo grande amico, don Ivan, morto proprio durante il crollo della chiesa parrocchiale: «È successo lì - dice indicando la zona dell’altare -. Aveva una generosità ed un’apertura verso il prossimo che a volte sfociava nell’irrazionalità: parliamo di un sacerdote e di un uomo in grado di accogliere a 360 gradi chi aveva bisogno, a volte senza nemmeno pensarci su per un secondo. Aiutava sempre e comunque. Non è un caso che fosse stato cappellano in carcere e in ospedale, la sua era una generosità senza calcolo».
Don Andrea, che era già succeduto don Ivan nella parrocchia di Budrione e Migliarina, venne chiamato a sostituirlo anche a Rovereto dopo la sua morte, nel difficile periodo post terremoto. Da allora il luogo di culto è una chiesetta in legno eretta alle spalle della canonica. Don Adrea ci accompagna anche qui.
È raccolta e molto intima, ma, purtroppo, è un po’ piccola: «Quando ci sono i grandi eventi, come matrimoni o funerali - spiega il sacerdote - alcuni fedeli sono costretti a restare sul sagrato e per questo ci sono degli altoparlanti per consentire a chi rimane fuori di seguire la funzione. Anche per la messa dei bambini è abbastanza piccola, forse sarebbe bastata una decina di metri in più».
Ma al di là della chiesa, la situazione di Rovereto è difficile anche da un punto di vista sociale: «La popolazione è molto provata - racconta don Andrea - perché la ricostruzione procede a rilento e sta snervando il tessuto sociale del paese».
E da tenere in considerazione c’è anche il calo demografico: «Circa il 40% dei residenti si è trasferito. Tra questi tantissime coppie giovani che magari sono andate a Carpi, poi i figli hanno iniziato ad andare a scuola lì mettendo radici e quindi difficilmente torneranno a Rovereto. Ciò ha comportato una disgregazione della comunità. Ricostruiranno i capannoni e le scuole, ma la domanda è: riusciremo a riempirli?».
La devastazione materiale qui è stata profonda, lo è stata a tal punto da andare ad intaccare anche lo spirito delle persone e forse per questo la visita odierna di Papa Francesco assume un valore ancora maggiore: «Il suo arrivo non è la soluzione di tutti i problemi, però la sua presenza ci fa scorgere la risposta. Toccherà a noi riuscire a fare tesoro delle sue parole e della grazia di averlo tra noi, ci porterà Cristo».
Don Andrea era presente quel martedì 26 giugno 2012 quando Papa Ratzinger venne in visita a Rovereto: «Ho un ricordo straordinario di quella giornata - rammenta - Il Pontefice fu di una dolcezza e di una delicatezza straordinarie. E credo che anche oggi proveremo le stesse sensazioni, perché Benedetto XVI e Francesco camminano diversamente, ma sullo stesso sentiero».
Don Andrea e la comunità di Rovereto stamane saranno a Carpi per ascoltare Papa Francesco e per cercare conforto nelle sue parole: «Sarà un abbraccio che ci farà stare bene».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
