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Ex Cie per i profughi, i tempi stringono 

Ex Cie per i profughi, i tempi stringono 

Anche dal sindaco di Bologna arrivano conferme sull’apertura della struttura per far fronte ai flussi

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Bologna prova a spingere per la riapertura dell’ex Cie a Modena come struttura da dedicare ai profughi.
La questione è quella dell’accoglienza migranti, per la quale il sindaco di Bologna ha richiamato, forte del ruolo di città metropolitana, gli altri colleghi sindaci a fare lo stesso. Una frase più delle altre, come se Modena dovesse prendere lezioni da Bologna in materia, ha stonato: «Dico soltanto - ha affermato Merola - che non è giusto che solo Bologna e le città metropolitane facciano la propria parte. Sul nuovo hub dell’accoglienza, comunque, non stiamo parlando di Modena, perché Modena sta discutendo la disponibilità di un nuovo centro per il rimpatrio; bisognerà trovare una collocazione in modo che, se facciamo davvero tutti la nostra parte, questa questione possa essere gestita».
Merola, sindaco di Bologna, accelera per Modena anche dopo l’affondo del prefetto pubblicato ieri.
Il quadro è quello di una nuova ondata di profughi nel Modenese, che potrebbe arrivare anche a 500 persone e condurre, se non si trova abbastanza disponibilità di alloggi, al ricorso ad aree attrezzate per l'accoglienza. Leggi baraccopoli, ma il prefetto farà di tutto per evitarlo. È stato un summit denso di contenuti quello del prefetto Maria Patrizia Paba che ha convocato attorno a un tavolo i presidenti delle varie Unioni della provincia. Di fronte al crescente flusso di sbarchi, va alzata la quota di accoglienza stabilita da Anci e Ministero: da 2,5 profughi ogni mille abitanti a 3,3. Rispetto alle altre province, Modena è ancora molto al di sotto del tetto stabilito: dovrebbe avere 2.300 profughi ma gliene mancano 750.
Peraltro venerdì si è parlato anche di tre casi sul territorio (Fanano, Montecreto e Maranello) dove l'accordo per gli appartamenti sembrava fatto ma negli ultimissimi giorni è saltato per sopravvenute contrarietà. I privati faticano a farsi avanti, temendo conseguenze strutturali per gli immobili e forse anche di essere invisi alle comunità di appartenenza. Per questo, se non c'è un cambio di verso, non si può escludere il ricorso alle baraccopoli, nella fase 2 del progetto di accoglienza.
Ecco, insomma, che l’apertura del Cie come centro di accoglienza non sembra poi così lontana nel tempo.

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