Gazzetta di Modena

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La Modena di Gian Stefano Spoto

di GIAN STEFANO SPOTO
La Modena di Gian Stefano Spoto

Gian Stefano Spoto, giornalista, scrittore, vicedirettore di Raidue e di Rai Internazionale, conduttore, corrispondente Rai dal Medio Oriente. Vive a Roma da vent'anni ma ha sempre nel cuore Modena,...

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Gian Stefano Spoto, giornalista, scrittore, vicedirettore di Raidue e di Rai Internazionale, conduttore, corrispondente Rai dal Medio Oriente. Vive a Roma da vent'anni ma ha sempre nel cuore Modena, dove ha trascorso due terzi della sua vita.

1) La prima sede della Gazzetta. La ricordo con nostalgia, in via Emilia Est, dove ho pure montato dei mobili nell'81. Ho ancora la mia tessera numero 2. Mille prove per un giornale con tecnica “a freddo” nuova per tutti, entusiasmante per noi praticanti.
2) Telemodena. Dove insegnarono i primi rudimenti video a me che, allora, non avevo neanche il televisore a casa.
3) Palazzo dei Musei. Da studente lo frequentavo assiduamente, la biblioteca mi induceva a uno studio più concentrato: quando sollevavo gli occhi dai libri frequentavo la pinacoteca estense o il museo civico.
4) Standa. Per guadagnare qualcosa vendevo organi elettrici per bimbi alla Standa, luogo che amavo molto perché le commesse mi coccolavano, anche se odiavo suonare mille volte Jingle Bells a Natale.
5) Pizzeria Santa Lucia. Qui ho mangiato la stessa pizza ogni sera per anni. Da piccolo me la portavano a casa (abitavo a pochi metri, in piazza Matteotti). Da grande capitava pure che la pagassi con foto e poster del pizzaiolo in assetto acrobatico.
6) L'angolo dei cretini. Oggi ricordato come Bar (grande) Italia, regno dell'Equipe 84, la prova che da giovane sei troppo giovane e poi, improvvisamente, sei troppo vecchio. A scuola ero un anno avanti, dunque, troppo piccolo per essere ammesso nei gruppetti che contavano. E rosicavo. Un giorno mi accorsi di essere troppo grande. Ma l'angolo, comunque, non c'era più.
7) Il Mòla. Mi consolavo col motorino, poi con la moto, Gilera 98, sempre rotta perché la tiravo e cercavo di truccarla. Sognavo che a farlo fosse “Il Molà”, monumentale e barbuto ex-comandante partigiano, poi ruvido meccanico zona Carteria, troppo caro per le mie finanze, ma nella sua officina bivaccavo, con ammirata soggezione.
8) Ex-ippodromo. Da piccolo ci correvo in bici, oggi assurdamente intitolato a una qualunque Novi Sad. Ma arrivavo secondo. Su due. Al liceo, sulla stessa pista, corsi i 1.500 agli studenteschi. Ma nessuno mi aveva sconsigliato di partire con scatto da centometrista. Così mi fermai, poi ripartii, infine arrivai. All'ora di cena.
9) Casa di Giorgio Norlenghi. Modena è sempre stata una città troppo per bene. E mio padre mi proibiva di avvicinarmi a questa casa in via Blasia o Montevecchio che fosse. Ma quel posto trasgressivo e puzzolente fu per me fonte di grande ispirazione e anche esperienza di vita.
10) L'atelier di Germano Malagoli. Artista prima che parrucchiere, mi ha insegnato tutto il resto. Buon senso, impresa, generosità, buon gusto. Non l'ho mai tradito, e da Roma vengo apposta a Modena per farmi tagliare i capelli. Ma anche per vedere un vero amico. E altri veri amici. E la mia amica Modena.

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