Gazzetta di Modena

Modena

«Processate Canò per omicidio» 

La Procura chiede il rinvio a giudizio del 51enne per il delitto della Madonnina

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Omicidio e occultamento di cadavere. Sono questi i due reati per i quali la Procura ha chiesto al giudice delle udienze preliminari di poter rinviare a giudizio Armando Canò, 51enne residente a Modena (oggi in carcere a Sant’Anna). E’ l’uomo accusato di aver picchiato e strangolato Bernardetta Fella, 55 anni, la sua compagna. Secondo la Procura non ci sono dubbi sul fatto che l’abbia uccisa nella casa della vittima e poi nascosta nel frigo in cantina che però, essendo estate ed essendo spento, ha portato alla decomposizione della salma e alla sua conseguente scoperta.
Il giudice dovrà vagliare la richiesta e fissare la data. Tutto questo alla luce di un fatto chiarito in sede di incidente probatorio durante l’indagine: Canò era in grado di intendere e di volere il giorno in cui ha malmenato e ucciso Bernardetta. Era ubriaco, è vero, ed era in fase di intossicazione alcolica ma era temporanea e non cronica e oltretutto il perito - la psichiatra Matilde Forghieri, nominata perito dal gip - ha stabilito che sapeva cosa stava facendo.
Il corpo di Benedetta fu ritrovato all'interno di un frigo di una cantina in una calda mattina di fine giugno. La scoperta venne fatta dai vigili del fuoco, arrivati sul posto dopo le ripetute segnalazioni di cattivi odori. La cantina, in strada nazionale per Carpi nel tratto del quartiere Madonnina, apparteneva alla vittima. La notizia fece sensazione non solo per il macabro aspetto dell’occultamento del cadavere, compiuto in modo così frettoloso e maldestro (l’assassino aveva dimenticato di accendere il frigo) ma anche per le modalità del femminicidio. Come poi chiarì meglio l’autopsia condotta dalla Medicina Legale di Modena, l’assassino aveva prima picchiato “Betta”, poi colpita con calci ripetuti nelle parti intime e alla fine strangolata fino a farle perdere coscienza e provocandole la morte per asfissia. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Modena hanno subito puntato su Armando Canò, l’amante della vittima, una figura di uomo passionale e violento. Lo hanno preso a casa di una seconda donna alla quale era legato, a Castelfranco. Canò ha ammesso subito il delitto, come se avesse aspettato quella “visita”. (c.g.)

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