Trovate 5 mail di Bianchini a Giovanardi
Processo Aemilia. Interrogato l’ex dipendente: «Gerrini? Sì in azienda l’ho visto qualche volta...»
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SAN FELICE. Quando testimoniò nel chiuso di una stanza davanti ai carabinieri i ricordi erano lucidi, precisi, determinati. Ma quando giovedì si è ritrovato davanti ai suoi ex datori di lavoro imputati di concorso esterno in associazione mafiosa, e davanti alla Corte del tribunale di Reggio dove si celebra il processo Aemilia, i ricordi si sono sfumati, e la voce si è fatta flebile. Tanto che più volte il Pm e il giudice hanno invitato Simone Fraulini, finalese 40enne, ex contabile della Bianchini Costruzioni, ad alzare i toni e a rinfrescarsi la memoria, con il verbale di quell’esame davanti ai carabinieri. E così è partito un nuovo viaggio - per quanto difficile - in meandri e personaggi dell’azienda modenese coinvolta nel più grande processo di mafia al Nord, e nei “registrati” sospetti che di questa famiglia facessero parte anche rami corrotti delle istituzioni. A questo punto a tutti i livelli, anche a livello di prefettura, dopo i video girati da Alessandro Bianchini e diffusi in aula al processo dai carabinieri di Modena.
Con Fraulini il pm ha ricostruito i rapporti tra la Bianchini Costruzioni di Augusto e Bruna Braga e la Dueaenne, impresa immobiliare di Bruna Braga, partecipata dalla Bianchini, che era proprietaria degli uffici della Bianchini e dei terreni dove c’era il frantoio (e dove oggi ci sono le montagne di inerti contaminati di amianto). Sono emerse anche altre società, l’azienda agricola Martina, l’azienda Agricola Braga Bruna, la Icr (Infrastrutture costruzioni reggiane, fallita poco dopo la nascita) e una serie di passaggi di beni, di contratti e di condivisioni fra le varie ditte del Gruppo. Come noto, la Procura contesta promiscuità tra le ditte, inclusa la Ios di Alessandro, che si è servita di mezzi e di personale della Bianchini. Tra l’altro i carabinieri hanno riferito che alla perquisizione nella sede della Ios non c’era nulla: solo una scrivania.
Il Pm Marco Mescolini è stato poi esplicito nel chiedere a Fraulini se ricordasse i nomi dei personaggi ritenuti vicini alla ’Ndrangheta, e che frequentavano l’azienda.
«Lei ha mai visto in azienda o curato pratiche relative a Michele Bolognino, Alleluia Lauro, Curcio Domenico, Belfiore Gaetano, Gerrini Giulio?», ha chiesto in sequenza Mescolini. Sono tutti imputati di ’Ndrangheta, Bolognino ritenuto il boss locale, Belfiore il fidanzato della figlia del supercapo della cosca, Nicolino Grande Aracri. Gerrini è il funzionario del Comune di Finale condannato per aver favorito la Bianchini e la Ios negli appalti. Fraulini ha dato risposte quasi sempre positive, anche grazie al verbale dei carabinieri.
«Gerrini l’ho visto due volte in ufficio con Bianchini, sia prima che dopo il terremoto», ha in sostanza confermato l’ex dipendente, che era rimasto anche con l’amministrazione giudiziaria e ora lavora altrove.
Poi tante domande sulle società Giglio srl, Sice, Comit e Trasmoter, che tra il 2006 e il 2008 fecero girare un vortice di fatture (ritenute false da Dda, carabinieri ed Agenzia delle Entrate), nell’ambito degli accordi di evasione fiscale tra i Bianchini e Giglio, oggi pentito di ’Ndrangheta.
«Quando chiesi spiegazioni, perché mancavano le bolle dei trasporti, la signora Braga mi disse di provvedere comunque, perché “dovevano fare dei conti”», ha raccontato Fraulini.
Tante domande anche sul “Consorzio Pitagora”, cliente di Bianchini che (sulla carta) doveva all’azienda parecchi soldi: «Ma le carte non furono mai passate ai legali», ha detto il testimone. Al quale, dulcis in fundo, è stato chiesta conferma delle cinque mail spedite al senatore Giovanardi per conto dell’azienda, e trovate dai carabinieri durante le perquisizioni. (ase)
Con Fraulini il pm ha ricostruito i rapporti tra la Bianchini Costruzioni di Augusto e Bruna Braga e la Dueaenne, impresa immobiliare di Bruna Braga, partecipata dalla Bianchini, che era proprietaria degli uffici della Bianchini e dei terreni dove c’era il frantoio (e dove oggi ci sono le montagne di inerti contaminati di amianto). Sono emerse anche altre società, l’azienda agricola Martina, l’azienda Agricola Braga Bruna, la Icr (Infrastrutture costruzioni reggiane, fallita poco dopo la nascita) e una serie di passaggi di beni, di contratti e di condivisioni fra le varie ditte del Gruppo. Come noto, la Procura contesta promiscuità tra le ditte, inclusa la Ios di Alessandro, che si è servita di mezzi e di personale della Bianchini. Tra l’altro i carabinieri hanno riferito che alla perquisizione nella sede della Ios non c’era nulla: solo una scrivania.
Il Pm Marco Mescolini è stato poi esplicito nel chiedere a Fraulini se ricordasse i nomi dei personaggi ritenuti vicini alla ’Ndrangheta, e che frequentavano l’azienda.
«Lei ha mai visto in azienda o curato pratiche relative a Michele Bolognino, Alleluia Lauro, Curcio Domenico, Belfiore Gaetano, Gerrini Giulio?», ha chiesto in sequenza Mescolini. Sono tutti imputati di ’Ndrangheta, Bolognino ritenuto il boss locale, Belfiore il fidanzato della figlia del supercapo della cosca, Nicolino Grande Aracri. Gerrini è il funzionario del Comune di Finale condannato per aver favorito la Bianchini e la Ios negli appalti. Fraulini ha dato risposte quasi sempre positive, anche grazie al verbale dei carabinieri.
«Gerrini l’ho visto due volte in ufficio con Bianchini, sia prima che dopo il terremoto», ha in sostanza confermato l’ex dipendente, che era rimasto anche con l’amministrazione giudiziaria e ora lavora altrove.
Poi tante domande sulle società Giglio srl, Sice, Comit e Trasmoter, che tra il 2006 e il 2008 fecero girare un vortice di fatture (ritenute false da Dda, carabinieri ed Agenzia delle Entrate), nell’ambito degli accordi di evasione fiscale tra i Bianchini e Giglio, oggi pentito di ’Ndrangheta.
«Quando chiesi spiegazioni, perché mancavano le bolle dei trasporti, la signora Braga mi disse di provvedere comunque, perché “dovevano fare dei conti”», ha raccontato Fraulini.
Tante domande anche sul “Consorzio Pitagora”, cliente di Bianchini che (sulla carta) doveva all’azienda parecchi soldi: «Ma le carte non furono mai passate ai legali», ha detto il testimone. Al quale, dulcis in fundo, è stato chiesta conferma delle cinque mail spedite al senatore Giovanardi per conto dell’azienda, e trovate dai carabinieri durante le perquisizioni. (ase)
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