beatrice trevisi
«È la città delle opportunità Il visto? Ho già il passaporto»
«Questa è la città delle opportunità - spiega Beatrice Trevisi - dell'integrazione, delle varie culture, e a meno che non cambi radicalmente non metto in conto di tornare. Ma la cosa la vedo assai...
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«Questa è la città delle opportunità - spiega Beatrice Trevisi - dell'integrazione, delle varie culture, e a meno che non cambi radicalmente non metto in conto di tornare. Ma la cosa la vedo assai poco probabile. A Londra sono stata varie volte, qui ho fatto anche l'Erasmus universitario, e la cosa bella è che, almeno per ora, in questa città meravigliosa non mi è ancora successo di sentirmi straniera. A Londra di Brexit se ne parla, ma in generale mi sento dire di non preoccuparmi e di non darci peso. Le persone che frequento ripetono “Non è che noi non ti vogliamo, anzi, sei la benvenuta!»
«Questo è del tutto in linea con la percezione che avevo prima del referendum. L’esito dei voti mi stupì molto, specie perché ho tanti amici inglesi e nessuno di loro voleva uscire dall'Unione Europea. Il fatto che Londra abbia votato pro Remain ritengo sia dovuto al suo essere fondata sulla multiculturalità. Nell’ufficio dove lavoro gli inglesi sono una minoranza, e nessuno si stupisce del tuo accento, o dà peso a dove sei nata -- anzi, sono tutti molto curiosi di sapere di più della tua esperienza. Ritengo che però ci possa essere della discriminazione verso gli stranieri, e che questa di solito abbia luogo nei confronti delle persone che vanno a fare le professioni più umili, perché vengono visti come coloro che vengono a “rubare” lavoro».
«Per svolgere la mia professione - aggiunge - una laurea è necessaria: la specialstica o il master sono molto incoraggiati. Nel mio caso questo porta le persone a rispettarmi: anche se può non essere giusto, di certo avere una posizione di prestigio aiuta parecchio. Per quanto riguarda i cambiamenti mi sono sempre tenuta aggiornata, ma al momento non è del tutto chiaro cosa aspettarsi. Per ora credo resterei comunque, ma la vivo da Londra, il resto del Regno Unito è una realtà diversa».
« Di certo - conclude - in caso di hard Brexit le cose cambieranno, specie se si dovesse arrivare all’uso di un visto per accedere al Regno Unito. Finché serve solo il passaporto però direi che non sia poi un problema cosi grande. Diciamo che per ora la Brexit influenza poco la mia vita quotidiana: al momento per viaggiare basta la carta d'identità, e tra poco sarò ufficialmente iscritta all'Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Se proprio ce ne fosse bisogno, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, un visto non sarà difficile da ottenere. Per ora, casa mia è Londra». (a.m.a.)
«Questo è del tutto in linea con la percezione che avevo prima del referendum. L’esito dei voti mi stupì molto, specie perché ho tanti amici inglesi e nessuno di loro voleva uscire dall'Unione Europea. Il fatto che Londra abbia votato pro Remain ritengo sia dovuto al suo essere fondata sulla multiculturalità. Nell’ufficio dove lavoro gli inglesi sono una minoranza, e nessuno si stupisce del tuo accento, o dà peso a dove sei nata -- anzi, sono tutti molto curiosi di sapere di più della tua esperienza. Ritengo che però ci possa essere della discriminazione verso gli stranieri, e che questa di solito abbia luogo nei confronti delle persone che vanno a fare le professioni più umili, perché vengono visti come coloro che vengono a “rubare” lavoro».
«Per svolgere la mia professione - aggiunge - una laurea è necessaria: la specialstica o il master sono molto incoraggiati. Nel mio caso questo porta le persone a rispettarmi: anche se può non essere giusto, di certo avere una posizione di prestigio aiuta parecchio. Per quanto riguarda i cambiamenti mi sono sempre tenuta aggiornata, ma al momento non è del tutto chiaro cosa aspettarsi. Per ora credo resterei comunque, ma la vivo da Londra, il resto del Regno Unito è una realtà diversa».
« Di certo - conclude - in caso di hard Brexit le cose cambieranno, specie se si dovesse arrivare all’uso di un visto per accedere al Regno Unito. Finché serve solo il passaporto però direi che non sia poi un problema cosi grande. Diciamo che per ora la Brexit influenza poco la mia vita quotidiana: al momento per viaggiare basta la carta d'identità, e tra poco sarò ufficialmente iscritta all'Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Se proprio ce ne fosse bisogno, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, un visto non sarà difficile da ottenere. Per ora, casa mia è Londra». (a.m.a.)
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