Emissioni inquinanti alla Madonnina: dossier sulle fonderie di Modena
Dagli atti della Provincia emersi problemi per gas e acustica. Le aziende, in alcuni casi, sono autorizzate a superare i limiti
MODENA. Alle Fonderie cooperative riunite della Madonnina le verifiche sono regolamentari, ma vi sono state tante correzioni e almeno «una grave inosservanza». Scrive così Giovanni Rompianesi, direttore dell’area servizi pubblici della Provincia che ha preso in esame l'autorizzazione integrata ambientale (rinnovata fino al 2022). Alla Provincia di Modena (e non solo) hanno chiesto l’accesso agli atti gli oltre 200 firmatari di RespiriaMO aria pulita - Modena.
«Bene le verifiche di Arpae fatte lunedì - rivela Chiara Costetti, mamma-legale a capo del comitato - ma non siamo tranquilli su tutti gli altri giorni. Aspettiamo i dati».
Sette i provvedimenti rilasciati dalla Provincia dal 27 gennaio 2012 al 29 dicembre 2015 e pubblicati nell’Osservatorio IPPC (prevenzione integrata e controllo dell’inquinamento). La concentrazione delle sostanze inquinanti è tra i parametri controllati biennalmente dall’Agenzia ambientale regionale e semestralmente (o annualmente) dall’attività di via Zarlati, che può fondere oltre venti tonnellate di materiali ferrosi al giorno. «Considerate le numerose segnalazioni di cattivi odori percepiti dai cittadini - ha domandato l’Agenzia nel 2015 (protocollo 108376) - si riterrebbe opportuno estendere tale tipologia di monitoraggio (caratterizzazione chimica delle sostanze odorigene e olfattometria dinamica) anche alle emissioni E16 ed E26».
Gli ultimi due sono punti di emissione. L’azienda ha predisposto un piano (Nuovo impianto di aspirazione ed abbattimento E16) «tra il 30 maggio 2015 e il 2 giugno 2015», come si legge nella determinazione 89/2015. Nella 179, datata 29 dicembre 2015, il punto ritorna. Le componenti da controllare annualmente (nello specifico) sono arsenico, cadmio e composti, particolari diossine (PCDD+PCDF). Per le emissioni in atmosfera si osservano vari parametri, oltre ai due rimarcati dalla Provincia: portata dell’emissione, concentrazione degli inquinanti, temperatura di combustione, pressione filtri di aspirazione. Le verifiche dell’Arpae sono biennali, quelli della gestione variano dall’annuale al continuo. Nella determinazione 89 si legge di «una grave inosservanza» per cui la Provincia consiglia di prestare «particolare attenzione, nel futuro progetto, alla diffusione delle polveri causate dai sistemi di trasporto delle terre». Difformità di vedute c’è stata per il reparto raffreddamento staffe, già indicato da Arpae nel 2014 come fonte di «particolare criticità» (determinazione 149). Nell’ultima (179/2015) Rompianesi ha autorizzato modifiche progettuali per «ridurre al minimo eventuali emissioni diffuse determinate dalle staffe colate in raffreddamento». Attenzione, però: fanno esclusione dai valori limite di emissione «i periodi di avviamento e di arresto e i periodi in cui si verificano anomalie o guasti». Non sono quindi da escludere sforamenti, per quanto «il gestore è comunque tenuto ad adottare tutte le precauzioni opportune per ridurre al minimo le emissioni durante le fasi di avviamento e di arresto». Nel 2013 Provincia e Arpae hanno richiesto modifiche acustiche all’azienda (determinazione 149). «Si ritiene che l’intervento e l’insediamento siano acusticamente compatibili - ha riconosciuto poi Rompianesi nella 179 - a condizione che sia realizzata e mantenuta la situazione acustica per gli impianti nuovi ed esistenti». (g.f.)
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