Gazzetta di Modena

Modena

Feriti senza mai crollare Di persone, non di pietre è fatta questa comunità 

di Gabriele Farina
Feriti senza mai crollare Di persone, non di pietre è fatta questa comunità 

Don Ivano Zanoni: «La nostra gente ha retto al sisma» A dicembre ha concelebrato una messa con il pontefice

3 MINUTI DI LETTURA





NOVI. La preghiera è finita, giunge il giorno della festa. A qualunque ora leggiate oggi il giornale sappiate che decine e decine di giovani di Novi hanno puntato la sveglia prima di voi. La loro intenzione era di partire alle 4 del mattino per trovare in piazza Martiri, a Carpi, il posto più vicino possibile a Papa Francesco.
«C’è tantissima attesa per vedere il sommo pontefice - riconosce don Ivano Zanoni - perché è un’esperienza unica e irrepetibile». Il parroco lo ha rimarcato nell’omelia di domenica scorsa, quando ha sostenuto l’importanza di «vedere il Papa, da vicino o da lontano, poter dire di esserci: è una bella soddisfazione». Il sacerdote parla con cognizione di causa. «Il 13 dicembre ho vissuto l’esperienza felice di concelebrare con lui - riprende don Ivano - nella chiesa di Santa Marta (in Vaticano). Alla fine della messa ha salutato tutti, uno per uno. Allora gli ho detto “Santo Padre, Santità, sono un sacerdote della Diocesi di Carpi di Modena, ho cinquant’anni di sacerdozio. Raccomando la comunità alle sue preghiere”. Lui mi ha detto: “E tu prega per me”. Lo dice a tutti, ma mi ha fatto molto effetto: mi ha dato la sensazione di un padre che chiede l’aiuto di un figlio». Vedere il sacerdote circondato da un gruppo di ragazzi, seppur per pochi momenti, dà l’impressione che il testimone sia passato. D’altronde, è don Ivano a sostenere che «la comunità è fatta di persone, non di pietre». Una comunità che ha retto nonostante le ferite inflitte dal terremoto siano ancora ben visibili. A partire dalla chiesa di San Michele Arcangelo, in cui si stringevano i fedeli di Novi. «Il Papa può vedere la ricostruzione in questi anni - riconosce il sacerdote - e purtroppo molte chiese sono ancora in attesa di essere ricostruite. Credo che per San Michele dovremo aspettare ancora un po’ di tempo, difficile prevedere quanto. Quando chiediamo informazioni in curia ci dicono che hanno dato la precedenza alle abitazioni e alle industrie. Le chiese verranno ricostruite, ma sui tempi nessuno si pronuncia. Forse la crisi economica rallenta: se non ci sono soldi non si fa più di tanto». All’interno c’è una «selva di tubi» che sostiene sia la chiesa sia il campanile. Il tetto ha retto, ma la volta è centrale è crollata. «Erano stati fatti lavori negli anni Novanta - spiega il parroco - soprattutto per la copertura. La ristrutturazione sarà meno impegnativa di altri luoghi, come Mirandola e Concordia». Dopo le messe nel prato dell’immediato post-sisma, è giunta una chiesa donata da Telepace. Centocinquanta i posti a sedere per una struttura di 220 metri quadri con una capienza massima di circa centonovanta persone. «In tantissime occasioni all’anno servirebbe più spazio», ammette don Ivano. La nuova sede è intitolata alla memoria di Giovanni Paolo II, il pontefice nominato santo dallo stesso Papa Francesco.
«In un primo periodo c’era la paura di andare in un luogo chiuso - spiega il sacerdote - ma poi le persone sono tornate. Certamente il calo della popolazione si ripercuote sulla pratica religiosa: sono andati via mille abitanti da Novi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google