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Mirandola e la Bassa  gli mostrano le ferite del terremoto

di Francesco Dondi
Mirandola e la Bassa  gli mostrano le ferite del terremoto

MIRANDOLA. La luce della speranza contro il buio della disillusione; le impalcature della ricostruzione contro gli stabili puntellati e abbandonati; la solidarietà della comunità contro l’individualis...

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MIRANDOLA. La luce della speranza contro il buio della disillusione; le impalcature della ricostruzione contro gli stabili puntellati e abbandonati; la solidarietà della comunità contro l’individualismo sfrenato e menefreghista; i palazzi dei centri storici rinnovati, magnifici, riportati all’antica bellezza contro angoli imbalsamati e mai più toccati dopo la distruzione del terremoto. Dicotomie della Bassa, che Papa Francesco vedrà oggi non appena supererà il ponte di Motta e si inoltrerà in auto sulle strade strette tra fienili, ville e paesi alla ricerca di un’anima. La gente sarà lì ad aspettarlo anche soltanto per un rapido saluto, che allevierà per qualche istante le ferite e la paura di essere gli ultimi. Lui, venuto da un mondo lontano, che per gli ultimi si è sempre prodigato attraverso la misericordia e l’amore.
Tra Mirandola e Novi ci sono appena 17 chilometri in auto, molti meno in linea d’aria. A distanza di neppure cinque anni due eredi di Pietro hanno deciso di venire nella zona del terremoto. Papa Ratzinger portò solidarietà, forza e soldi; Papa Francesco invece si presenterà con umiltà e voglia di stare vicino a chi davvero soffre. È stata sua l’idea di allungare la visita carpigiana fino a Mirandola per poter incontrare anche chi, per colpa del terremoto, ha perso non solo la casa, ma soprattutto la vita, quella dei familiari più cari, quella che non sarà mai più come prima. Passerà accanto alla Haemotronic, il Santo Padre, sfilerà tra fabbriche rinate e capannoni abbandonati. La laboriosa Emilia gli riserverà un abbraccio collettivo, magari anche un grazie per tanta sensibilità. «L’Emilia-Romagna si appresta ad abbracciare Papa Francesco - scrive il presidente della Regione, Stefano Bonaccini - Una presenza, quella del Santo Padre in Emilia, che onora l’intera comunità regionale, che tocca nel cuore una terra che grazie alla tenacia della sua gente ha provato immediatamente a rialzarsi e dove, insieme, stiamo completando con efficacia la ricostruzione seguita al sisma del 2012. Per noi ricostruire vuol dire e ha voluto dire salvaguardare i nostri luoghi. E ricostruire le chiese significa riconsegnare alle nostre comunità una parte importante della loro identità, perché le chiese fanno comunità, al pari di piazze, municipi, scuole. Per questo le vogliamo ricostruire tutte, dalle più piccole alla cattedrale di Carpi. Una visita pastorale di grande significato, per chi ha fede ma anche per chi, da laico, si interroga sulle domande del nostro tempo, su una società che deve comunque ritrovarsi su valori e principi condivisi, che deve costruire ponti e non alzare muri. Una visita di grande importanza per la nostra comunità regionale, e voglio ringraziare il Vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina, per averla resa possibile, e con lui i sacerdoti, i religiosi e le religiose coinvolti, e tutti coloro che saranno presenti».
Eccolo quindi il grazie della Bassa per un Papa amato e atteso, a cui sarà riservata un’accoglienza speciale, che lo accompagnerà tra le vie di Mirandola fino alla partenza da San Giacomo in un mix di istituzionalità, competenze e sorprese che questa terrà è in grado - ancora - di offrire e dimostrare.

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