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Modena: Francesca Lo Savio la prof. primatista nella lettura di libri

di Vincenzo Brancatisano
Modena: Francesca Lo Savio la prof. primatista nella lettura di libri

Vanta la media di uno ogni due giorni e mezzo «Un amore nato a scuola grazie ad una suora»

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Ama la lettura come si potrebbe amare un uomo e agli uomini non perdonerebbe mai un congiuntivo sbagliato. Una recente statistica addebita alla masticazione del chewing gum del partner la causa della mancata conferma dopo il primo appuntamento amoroso, ma lei sostiene che davanti a un “se io avrei…” nessun uomo avrebbe scampo. Francesca Lo Savio ha 37 anni, una laurea in Lettere classiche, un posto di ruolo alla scuola media Guidotti di Modena, dopo anni di precariato, con Italiano e Storia e un vizio: legge un libro ogni due giorni e mezzo, in media, legge da quando frequentava la scuola elementare a Lecce, sua città di nascita e di recente provenienza.
Un vizio che spera di trasferire ai propri alunni assieme ai congiuntivi e ai condizionali da mettere al posto giusto, al momento giusto. Legge sempre. Legge anche ora che sta partendo per la Puglia, la madre sta male, si salta sul primo treno. Una lettrice forte, come si suol dire, che per meri motivi di spazio ora pensa di convertirsi al libro elettronico. Una specie di tradimento al quale lei stessa cerca di sottrarsi perché «adoro l’odore della carta, posso sottolineare, ci scrivo di lato e poi mi piace collezionarli».
Cosa si sta portando da leggere in treno, professoressa?
«Uno Treno di notte per Lisbona, di Pascal Mercier, e Il filo del rasoio di W. Somerset Maugham».
Come è nata questa passione?
«Ho sempre letto tantissimo, fin da piccola. Ero molto costante sin dalle medie, leggevo soprattutto gialli per ragazzini».
Si sentiva una mosca bianca?
«Non ci pensavo e non ci penso neppure ora. Le statistiche che dicono che gli italiani leggono poco mi lasciano di stucco, conosco tanta gente che legge tanto, forse non come me, ma legge. Alle medie i docenti ci facevano leggere libri gialli. Ma la classica abitudine di farci leggere una volta alla settimana era fuorviante. Io devo leggere tutto d’un fiato. Uno per volta, finire uno e iniziare un altro. Anche i miei mi regalavano i libri perché vedevano che la cosa mi piaceva. Ci hanno messo del loro ma poi li compravo io».
Si ricorda l’insegnante che l’ha iniziata alla lettura?
«È stata Suor Filomena della scuola elementare delle Marcelline di Lecce. Mi vedeva molto veloce e affascinata dalle descrizioni e mi ha invogliata a leggere. Ma leggevo anche per i fatti miei. Dopo le medie ho cominciato a leggere praticamente di tutto».
L’insegnamento è ciò che desiderava?
«È il mestiere che voglio continuare a fare anche se prima o poi farò con il concorso da dirigente».
Il preside non è proprio colui che più ama insegnare.
«Certo, mi spaventa l’idea di non avere il rapporto quotidiano con i ragazzi ma sono sempre stata affascinata da questa figura».
Lei sa di trasferire l’interesse per la lettura ai suoi alunni con l’esempio o tiene riservato questo segreto?
«No, sono palese, l’esempio fa tanto. Poi certo devi appassionarli alla lettura, proponendo cose che piacciono ma l’esempio conta tantissimo. Loro capiscono quando un insegnante lavora con passione o no».

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