Vaccini, la protesta va in piazza
di Saverio Cioce
A Modena la prima manifestazione contro la legge regionale. Corteo di 500 persone, slogan e ironia
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Slogan, cartelli, striscioni, servizio d’ordine riconoscibile con pettorine e radio ricetrasmittenti. E poi ancora tante mamme e papà con bimbi al seguito, una sorta di marchio di fabbrica per la prima manifestazione modenese del movimento contro le vaccinazioni obbligatorie in Emilia Romagna.
“Niente vaccino? Niente asilo”: così la giunta Bonaccini ha varato, con una larga maggioranza, il contestaissimo articolo 6 della prima legge regionale in Italia che dispone l’obbligo di effettuare l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B. Tutte già previste dalla norma nazionale ma che hanno visto una sorta di obiezione di coscienza da parte delle famiglie che è diventata sempre più vasta, mettendo a rischio - secondo larga parte del mondo scientifico e gli stessi esperti del Ministero della Salute - la stessa efficacia anti-contagio di chi si vaccina. Ma la soglia per essere fuori dai rischi deve superare il 95% della popolazione, mentre nella nostra regione la percentuale è inferiore.
Forse è per questo gli organizzatori non hanno trascurato i dettagli per portare la contestazione nella città del governatore Stefano Bonaccini, che dal canto suo porta in giro per l’Italia il primato delle porte chiuse degli asili per i bimbi senza vaccinazioni. Ma i promotori del movimento hanno preferito una contrapposizione dialogante alle certezze offerte dalle ricerche internazionali e dalle multinazionali dei farmaci, vere bestie nere negli slogan dei manifestanti.
Le centinaia di persone che hanno attraversato il centro affollato di giovani a passeggio tra le vetrine puntavano il dito contro la coincidenza d’interessi tra le autorità sanitarie e i produttori dei vaccini. “Ricerca controversa/ ma l’obbligo imperversa”, “Giù le mani dai bambini/ date prove sui vaccini”, “Vaccino che non nuoce/ dateci le prove”, “Il rispetto di un diritto/ non si scambia col profitto”. Sono questi alcuni degli slogan scanditi dai megafoni della protesta che si è conclusa nel teatro Sacro Cuore.
Se via Emilia ha ospitato la parte più colorata della protesta è stata la conferenza finale, con la platea gremita, che i sostenitori della libertà di scelta hanno trovato la conferma delle loro certezze. Sul palco una testimonial d’eccezione, la goriziana Federica Santi, 36 anni, mamma di un figlio autistico, che sta combattendo un battaglia giudiziaria a colpi di perizie e carte bollate. «Già con il primo vacchino ha cominciato a stare male - dice - con gli altri è peggiorato sino al punto attuale. Qual’è la relazione? Vediamo cosa decideranno i giudici». Dal palco poi la legittimità di una scelta libera, in presenza di pericoli per quanto remoti, è stata ribadita da altri cinque relatori. A parte il coordinatore Massimo Rodolfi, il modenese coordinatore del movimento “Riprendiamoci il pianeta”, c’era tra gli altri il dottor Dario Miedico, di Medicina Democratica che ha affrontato il tema dei vaccini tra scienza e diritto. Alle loro spalle, anche se non presente in sala ieri, il modenese Stefano Montanari, direttore di Nanodiagnostics: «Ho analizzato 33 vaccini di Francia, Italia e Svizzera. Tranne un campione tutti avevano nanoparticelle di titanio, tungsteno, piombo. L’Oms, non io, le ha classificate come cancerogeni di classe 1».
“Niente vaccino? Niente asilo”: così la giunta Bonaccini ha varato, con una larga maggioranza, il contestaissimo articolo 6 della prima legge regionale in Italia che dispone l’obbligo di effettuare l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B. Tutte già previste dalla norma nazionale ma che hanno visto una sorta di obiezione di coscienza da parte delle famiglie che è diventata sempre più vasta, mettendo a rischio - secondo larga parte del mondo scientifico e gli stessi esperti del Ministero della Salute - la stessa efficacia anti-contagio di chi si vaccina. Ma la soglia per essere fuori dai rischi deve superare il 95% della popolazione, mentre nella nostra regione la percentuale è inferiore.
Forse è per questo gli organizzatori non hanno trascurato i dettagli per portare la contestazione nella città del governatore Stefano Bonaccini, che dal canto suo porta in giro per l’Italia il primato delle porte chiuse degli asili per i bimbi senza vaccinazioni. Ma i promotori del movimento hanno preferito una contrapposizione dialogante alle certezze offerte dalle ricerche internazionali e dalle multinazionali dei farmaci, vere bestie nere negli slogan dei manifestanti.
Le centinaia di persone che hanno attraversato il centro affollato di giovani a passeggio tra le vetrine puntavano il dito contro la coincidenza d’interessi tra le autorità sanitarie e i produttori dei vaccini. “Ricerca controversa/ ma l’obbligo imperversa”, “Giù le mani dai bambini/ date prove sui vaccini”, “Vaccino che non nuoce/ dateci le prove”, “Il rispetto di un diritto/ non si scambia col profitto”. Sono questi alcuni degli slogan scanditi dai megafoni della protesta che si è conclusa nel teatro Sacro Cuore.
Se via Emilia ha ospitato la parte più colorata della protesta è stata la conferenza finale, con la platea gremita, che i sostenitori della libertà di scelta hanno trovato la conferma delle loro certezze. Sul palco una testimonial d’eccezione, la goriziana Federica Santi, 36 anni, mamma di un figlio autistico, che sta combattendo un battaglia giudiziaria a colpi di perizie e carte bollate. «Già con il primo vacchino ha cominciato a stare male - dice - con gli altri è peggiorato sino al punto attuale. Qual’è la relazione? Vediamo cosa decideranno i giudici». Dal palco poi la legittimità di una scelta libera, in presenza di pericoli per quanto remoti, è stata ribadita da altri cinque relatori. A parte il coordinatore Massimo Rodolfi, il modenese coordinatore del movimento “Riprendiamoci il pianeta”, c’era tra gli altri il dottor Dario Miedico, di Medicina Democratica che ha affrontato il tema dei vaccini tra scienza e diritto. Alle loro spalle, anche se non presente in sala ieri, il modenese Stefano Montanari, direttore di Nanodiagnostics: «Ho analizzato 33 vaccini di Francia, Italia e Svizzera. Tranne un campione tutti avevano nanoparticelle di titanio, tungsteno, piombo. L’Oms, non io, le ha classificate come cancerogeni di classe 1».
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