Alla scoperta del trust strumento basilare
Il 90% della ricchezza mondiale è sotto forma di trust.Oggi proveremo a delineare le caratteristiche e le curiosità legate a questo negozio giuridico anglosassone, riconosciuto in Italia con la...
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Il 90% della ricchezza mondiale è sotto forma di trust.
Oggi proveremo a delineare le caratteristiche e le curiosità legate a questo negozio giuridico anglosassone, riconosciuto in Italia con la ratifica della convenzione dell’Aia del 1985, resa esecutiva con Legge n.364 del 16 ottobre del 1989, in vigore dal 1° gennaio 1992. I casi più recenti sono quelli del blind trust costituito da Mario Draghi, all’indomani della sua nuova nomina a governatore di Bankitalia, il trust di Onassis, quelli della famiglia Antinori, della famiglia Montezemolo e di Brunello Cucinelli, proprietario della società quotata in Borsa. Grandi musei appartengono a trust, l'intero patrimonio dei Rockfeller è in trust, ma anche la massaia americana spesso dispone dei propri denari per mezzo di un trust. I trust sono “strutture aperte” nelle quali ciascuno cala il contenuto che desidera, ovviamente rispettando i principi di base, che sono pochi e chiari. Il trust è una fra le possibili varie tecniche di pianificazione successoria o fiscale, è uno strumento che consente di tutelare una serie di interessi. Ma cosa è un trust? Il trust è la situazione giuridica che si verifica in ogni caso in cui un soggetto (indicato come “disponente”, traduzione del termine inglese “settlor”) trasferisce la proprietà di determinati suoi beni a un altro soggetto (detto “trustee”: questo termine non si traduce) affinché questi raggiunga un certo scopo, indicato dal disponente, mediante lo svolgimento di un’attività, giuridica o materiale, inerente i beni affidati. Ad esempio: il genitore anziano di un figlio disabile può affidare un determinato patrimonio al trustee affinché il reddito di questi beni sia destinato al pagamento delle spese di assistenza, cura, svago e istruzione del figlio. I casi concreti della vita sono comunque innumerevoli e quindi il trust può essere utile appunto ogni qualvolta un certo scopo, che un dato soggetto voglia perseguire con riguardo a determinati beni (immobili, partecipazioni, denaro, strumenti finanziari), sia raggiungibile solo (o sia meglio raggiungibile mediante) l’affidamento di questi beni a un soggetto diverso (il trustee, appunto) da colui che matura il desiderio di realizzare quello scopo. Si può avere il caso delle azioni di una holding di controllo di un gruppo societario affidate a un trustee per gestire una successione generazionale o una ristrutturazione industriale; oppure il caso del trust di una abitazione o di altri immobili che un genitore intenda destinare a determinati familiari (sempre tenendo in conto però che non si possono con il trust violare le regole della legittima e cioè della parte di eredità che necessariamente spetta a stretti familiari: coniuge e figli in primis) o al sostegno di un disabile.
A livello imprenditoriale: per cercare di organizzare un efficiente passaggio generazionale dell’azienda e, più in generale, del patrimonio dell’imprenditore; inoltre, per impedire che l’azienda di famiglia finisca sotto il controllo di un figlio che, purtroppo, abbia avuto certe vicende di vita (un matrimonio “sbagliato”, l’abuso di sostanze tossiche o la propensione a dilapidare e a vivere spensieratamente); ancora, per agevolare l’imprenditore nell’esplicazione della concreta sua attività, come può essere per i trust deputati a gestire patti di sindacato, quelli istituiti a garanzia di pagamenti o di cauzioni oppure finalizzati a supportare il buon esito di procedure concorsuali.
Umberto Artioli Gnoli
www.artiolignoli.com
email: info@artiolignoli.com
Oggi proveremo a delineare le caratteristiche e le curiosità legate a questo negozio giuridico anglosassone, riconosciuto in Italia con la ratifica della convenzione dell’Aia del 1985, resa esecutiva con Legge n.364 del 16 ottobre del 1989, in vigore dal 1° gennaio 1992. I casi più recenti sono quelli del blind trust costituito da Mario Draghi, all’indomani della sua nuova nomina a governatore di Bankitalia, il trust di Onassis, quelli della famiglia Antinori, della famiglia Montezemolo e di Brunello Cucinelli, proprietario della società quotata in Borsa. Grandi musei appartengono a trust, l'intero patrimonio dei Rockfeller è in trust, ma anche la massaia americana spesso dispone dei propri denari per mezzo di un trust. I trust sono “strutture aperte” nelle quali ciascuno cala il contenuto che desidera, ovviamente rispettando i principi di base, che sono pochi e chiari. Il trust è una fra le possibili varie tecniche di pianificazione successoria o fiscale, è uno strumento che consente di tutelare una serie di interessi. Ma cosa è un trust? Il trust è la situazione giuridica che si verifica in ogni caso in cui un soggetto (indicato come “disponente”, traduzione del termine inglese “settlor”) trasferisce la proprietà di determinati suoi beni a un altro soggetto (detto “trustee”: questo termine non si traduce) affinché questi raggiunga un certo scopo, indicato dal disponente, mediante lo svolgimento di un’attività, giuridica o materiale, inerente i beni affidati. Ad esempio: il genitore anziano di un figlio disabile può affidare un determinato patrimonio al trustee affinché il reddito di questi beni sia destinato al pagamento delle spese di assistenza, cura, svago e istruzione del figlio. I casi concreti della vita sono comunque innumerevoli e quindi il trust può essere utile appunto ogni qualvolta un certo scopo, che un dato soggetto voglia perseguire con riguardo a determinati beni (immobili, partecipazioni, denaro, strumenti finanziari), sia raggiungibile solo (o sia meglio raggiungibile mediante) l’affidamento di questi beni a un soggetto diverso (il trustee, appunto) da colui che matura il desiderio di realizzare quello scopo. Si può avere il caso delle azioni di una holding di controllo di un gruppo societario affidate a un trustee per gestire una successione generazionale o una ristrutturazione industriale; oppure il caso del trust di una abitazione o di altri immobili che un genitore intenda destinare a determinati familiari (sempre tenendo in conto però che non si possono con il trust violare le regole della legittima e cioè della parte di eredità che necessariamente spetta a stretti familiari: coniuge e figli in primis) o al sostegno di un disabile.
A livello imprenditoriale: per cercare di organizzare un efficiente passaggio generazionale dell’azienda e, più in generale, del patrimonio dell’imprenditore; inoltre, per impedire che l’azienda di famiglia finisca sotto il controllo di un figlio che, purtroppo, abbia avuto certe vicende di vita (un matrimonio “sbagliato”, l’abuso di sostanze tossiche o la propensione a dilapidare e a vivere spensieratamente); ancora, per agevolare l’imprenditore nell’esplicazione della concreta sua attività, come può essere per i trust deputati a gestire patti di sindacato, quelli istituiti a garanzia di pagamenti o di cauzioni oppure finalizzati a supportare il buon esito di procedure concorsuali.
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