Gazzetta di Modena

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Dal nome in codice al monsignore caduto: l’alfabeto del Papa a Carpi e Mirandola

di Davide Berti
Dal nome in codice al monsignore caduto: l’alfabeto del Papa a Carpi e Mirandola

I fedeli argentini, il bimbo vestito da Papa, lo "stratega" don Ermanno, Francesco diventa Mondo 500 e nonna Desdemona batte tutti i record

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Argentina. Sono in fila dalle 4 del mattino Jorge Selmin e Liliana Colotto. La bandiera dell’Argentina sventola nella corsia centrale quasi a metà della piazza e diventa subito meta di pellegrinaggio per i curiosi. Jorge «come Bergoglio» ripete lui con orgoglio. Sono di Buenos Aires, avevano origini italiane e nel 1989 hanno deciso di stabilirsi in Italia, a Correggio. Lui è dipendente dell’Italgraniti, lei è in pensione dopo aver lavorato a Grandi Pastai Italiani. L’Argentina è il loro cuore: «Francesco lo sentiamo nostro, oggi non potevamo non venire. Ai suoi connazionali dice sempre di non spendere soldi per andarlo a trovare, noi siamo qui anche per loro».

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Bandierine. Bianche e gialle, quelle ufficiali della giornata, riportano fedelmente i colori del Vaticano. Gli addetti passano e a forza di due euro l’una le bandierine si esauriscono anche, soprattutto nella zona dei cresimandi, dove gli sventolii sono continui.

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Caccia. Di nome e di fatto. Don Ermanno è il referente per la logistica della giornata e la sua cerimonia è quasi tutta dedicata a sgomberare le vie, a far rispettare il silenzio, a chiedere di sedersi, a far segno di alzarsi, a spostare una transenna. Cosa non si fa per Francesco.

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Desdemona. La "supernonna" di Modena, che a 103 anni ha ancora la patente, è arrivata, come promesso alla Gazzetta, in piazza Martiri. Non se l’è sentita, però, di cercare parcheggio nella “lontana” Carpi, meglio affidarsi ad una carrozzina spinta da Albachiara Cristiani, la titolare del negozio religioso Totus Tuus, l’emporio cattolico di via Peretti.

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Edicola. La prima a Carpi a sfornare la Gazzetta fresca di stampa in versione doppia (numero da collezione quello di ieri, con due giornali in uno) è stata la rivendita di via Alghisi 19 di Salvatore Accardo. Grazie a lui, grazie a tutti gli edicolanti e grazie a tutti quelli che hanno comprato il giornale.

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Fragile. La delicatezza di una parola, come quelle pronunciate da papa Francesco. Niente è lasciato al caso, nemmeno quel “Fragile” che campeggia sui pass dei diversamente abili. Non disabile, fragile. Fragile una parola che non urta ma rispetta, che non etichetta ma spiega la sofferenza che a volte ci coglie.

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Gente. Inutile negarlo. Si pensava ce ne potesse essere di più. Cinquantamila? Forse, ma non di più. Questo non rovina il successo di una giornata perfetta, ma al parco della Resistenza, dove erano attese trentamila persone, si poteva tranquillamente giocare a pallone senza il rischio di inciampare.

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Hotel. Il Touring, proprio di fronte all’ingresso del varco di corso Cabassi, diventa come il Columbus di via della Conciliazione a Roma. Un via vai di vescovi e diaconi, seminaristi e sacerdoti, tutti neri e bianchi nelle loro vesti. E dal coro si leva una reminiscenza calcistica: “I carpigiani tanto bianconero non lo hanno visto nemmeno quando hanno giocato contro la Juve”.

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Innominabile. Le comunicazioni di sicurezza ieri sono state uno degli aspetti più delicati. Tutto è filato liscio, l’attenzione era tanta, ma il lavoro delle forze dell’ordine è stato impeccabile. Ma per parlare di Francesco era vietato utilizzare la parola Papa. Così, accanto ai tanti dirigenti e funzionari in servizio in piazza, sentivamo spesso ripetere “Mondo 500” per poi scoprire che era proprio il nome in codice di Bergoglio.

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Liberale. Come l’erogazione liberale che, quatta quatta, era inserita nel materiale distribuito a tutti gli accreditati. Un bollettino all’interno dei block notes per la stampa, già precompilato e intestato all’ufficio sostentamento clero per contribuire agli stipendi dei sacerdoti. Ce ne era proprio bisogno in una giornata del genere?

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Manate. Avete presente le vecchie cinque dita stampate in faccia quando la combinavate troppo grossa? Il Papa usa affettuosamente e con garbo lo schiaffetto, il buffetto per sorridere ai ragazzi in piazza a Mirandola. D’altra parte è un papa papà.Lui può tutto.

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Nemici. Passi che fosse l’unico cardinale presente e quindi dovesse anche concelebrare. Passi che in cattedrale Francesco e l’emerito di Bologna Carlo Caffarra abbiano contemplato insieme il Duomo rinato. Ma vicino anche a tavola davanti ai tortellini... Si scherza eh, ma vedere accanto al Pontefice uno dei quattro cardinali al mondo che hanno contestato Francesco con una lettera che mette in dubbio l’esortazione Amoris Laetitia fa un certo effetto.

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Offesi. Alcuni assessori della giunta di Carpi si sarebbero piuttosto irritati perché privi di pass per le prime file della cerimonia. Solo il sindaco ha avuto l’onore di godere di un posto riservato, per tutti gli altri la fila ai varchi di accesso come i normali cittadini. Polemica che lascia il tempo che trova, soprattutto perché nessuno avrà la forza di ammettere pubblicamente che si è trattato a suo parere di «uno scandalo», come scritto in qualche sms di fuoco della vigilia. Il problema l’ha risolto Simone Tosi, impegnato con la Protezione Civile. E va detto che ha spostato di persona anche diverse sedie.

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Piccolo Papa. Impossibile non notarlo nel suo vestito bianco. Accompagnato dalla famiglia, ci teneva ad essere vestito come un papa nel giorno dell’arrivo di Francesco.

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Quattrocentomila euro. A tanto ammonterebbe il bilancio dei costi della giornata di ieri. Per la maggior parte coperti da sponsor, una quota della Diocesi, il contributo del Comune e della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi. Non è la morale al denaro, è il conto finale di una giornata storica. Astenersi demagoghi.

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Rulli Frulli. La Banda Rulli Frulli, la marching band di giovani di Finale Emilia, nata tra le macerie del terremoto del 2012, ha scandito l’arrivo del Papa a San Giacomo Roncole, ultima tappa del pellegrinaggio nella Diocesi di Carpi. Al Pontefice è stata donata anche la tipica maglia a strisce che caratterizza il gruppo di 63 elementi che suona con strumenti realizzati grazie a materiali di recupero.

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San Felice. Non c’è stato verso per nessun altro comune fuori Diocesi. Ci ha provato anche una signora, a margine della visita a San Giacomo Roncole, a ritagliare un piccolo spazio per i comuni terremotati che geograficamente appartengono però alla Diocesi di Modena. Nulla da fare. Solo Carpi ieri, Modena chi? Così questa donna, che aveva un sasso da donare al Papa per una speciale benedizione da riservare alla prima pietra di un edificio che sarà ricostruito, non è nemmeno stata fatta avvicinare.

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Triste. È la storia di chi, davanti alla sede della Baxter, aspettava il Papa, con tanto di discesa dalla Papamobile. Non solo non è sceso dalla piccola auto che lo trasportava, ma per questioni di tempo e cerimoniale quasi non si è fermato. Un passaggio troppo veloce per coloro che aspettavano e sapevano che doveva essere qualcosa di più di un semplice passaggio.

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Ultimi saranno i primi. Ultimi ad addormentarsi quei pochi, tre, che hanno provato l’esperienza dei sacchi a pelo in centro a Carpi per essere alle 4 già davanti ai varchi e non rischiare di essere ultimi ad entrare.

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Vedette. Per fortuna che c’era un’ordinanza: vietato aprire le finestre su piazza Martiri. Mai come ieri le finestre erano aperte, gli ospiti affacciati, le macchine fotografiche puntate. Ce ne fosse stata una chiusa...

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Zacco. Per fortuna tutto è bene quel che finisce bene, ma lo “zacco”, la caduta “alla modenese”, che ha avuto per protagonista monsignor Claudio Stagni, vescovo emerito di Faenza, ha rischiato di rovinare la fine della celebrazione. Sul maestoso palco allestito sul sagrato della cattedrale, tra assi di legno, moquette e pendenze da gran premio della montagna, il rischio di cadere era davvero alto. Per fortuna i colleghi di Stagni sono stati abili e pronti a sorreggerlo, attutendo il colpo.

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