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Gli studenti a lezione di antimafia 

Gli studenti a lezione di antimafia 

I ricordi di Claudia Loi, sorella della agente uccisa in via D’Amelio

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«Siamo piccoli granellini di sabbia: con tanti altri possiamo fare una bella spiaggia». Claudia Loi crede nell’impegno civile come la sorella Emanuela. Domenica 19 luglio 1992 lei era a Riva del Garda quando una Fiat 126 fu fatta esplodere in via D’Amelio a Palermo. Nell’attentato persero la vita il giudice Paolo Borsellino, gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e sua sorella, Emanuela Loi, prima poliziotta vittima di Cosa Nostra.
Il suo racconto all’Auditorium del Corni scuote le coscienze degli oltre duecento studenti dell’istituto Selmi presenti all’incontro. «La convinsi io a entrare in polizia - esordisce l’ospite - perché a lei all’inizio non interessava tanto. Io non ottenni un buon punteggio, lei fu chiamata».
Tante le coincidenze citate da lei durante l’assemblea. Mercoledì 15 luglio 1992, per esempi, Emanuela era convalescente prima di ripartire dalla Sardegna verso il capoluogo siciliano. La madre le aveva chiesto di rimanere, ma lei ha scelto di andare lo stesso «per rispetto dei colleghi che dovevano andare in ferie», ricorda Claudia. C’è di più. «Non faceva parte della scorta di Paolo Borsellino - riprende la donna - ma era a disposizione quel giorno e ha detto “va bene”. Doveva fare la scorta al giudice sabato e domenica, mentre il lunedì doveva scortare La Barbera, in quel periodo capo della squadra mobile di Palermo. Le persone fisse della scorta erano in ferie o in malattia, a quanto seppi per paura».
Un sentimento umano che può portare i granellini di sabbia «a finire alla deriva, trasportati dal vento o dalle correnti».
«Tra dieci anni sarete la nuova classa dirigente - aggiunge Flavia Fiumara, criminologa - e dovreste scegliere. Se vi arriva una bustarella? Magari lavorate nei lavori pubblici e vi viene detto: “So che quel lavoro non si può fare, ma vedi se si può chiudere un occhio”. Magari dite di sì». Le conseguenze possono essere tragiche. «A L’Aquila le case sono crollate perché non erano costruite a regola d’arte - riprende Fiumara - con sabbia al posto del cemento. Quando decidete di dire di sì a una bustarella è come se commetteste un omicidio».
C’è altro che si può fare anche ora. «Potete decidere di non andare a mangiare in un posto in cui sapete che riciclano denaro - aggiunge la criminologa - perché sapete che ci sono state infiltrazioni della ‘ndrangheta. Quest’estate potete fare i campi di lavoro di Libera in un bene confiscato alle mafie: sono 112 in Emilia Romagna».
Tante le domande e la consapevolezza dei giovani. «La mafia ovviamente c’è in Emilia», racconta Alessio. «È un problema di tutta l’Italia», riprende Lisa, per cui Emanuela Loi è un esempio di chi «combatte e realizza un sogno».
«Non si è tirata indietro - conclude Carolina - e ha avuto molto coraggio».
Gabriele Farina

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