I Green days di Silvia Roncaglia: Modena, bonissima Itaca La gioia iniziava il venerdì
La scrittrice nata in città e cresciuta a Milano, ora si rifugia tra i Castelli Esilio e ritorno, un’epopea di famiglia: “Prima che ebrei, siamo di qui”
“Quando non sono a incontrare i miei lettori, o non scappo a rifugiarmi in un’isola lontana, vivo tra Maranello e Castelvetro – dice Silvia Roncaglia, nota scrittrice di libri per ragazzi, pubblicata tra gli altri da Einaudi, Giunti, Piemme, Lapis - Me lo ero giurata a cinque anni, quando mio papà si è trasferito per lavoro in una città che ho odiato, che sarei tornata”.
Il suo è un album dei ricordi di “bambina vivacissima, estroversa, un po’ prepotente, selvaggia e ribelle” di foto a colori, di stampe color seppia tutto da sfogliare.
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“Sono nata a Modena nel 1955 - racconta Silvia - e poco dopo la mia nascita da via Cappelli ci siamo trasferiti in via Tamburini. Facevo lunghe passeggiate con la nonna, passando davanti alla Città dei Ragazzi e raccoglievo quelli che per me erano tesori: schegge colorate e brillanti di piastrelle. Del centro ricordo anche il mercato coperto, l’Industria Gelo in via Gallucci, con il miglior gelato di crema che io ricordi e, specialmente, “le due Marie”, due fruttivendole che in un negozietto in via Castellaro, piccolo e sempre aperto sulla strada, sfornavano castagnaccini. La forma mi faceva sorridere perché, pur non osando dirlo, vi ravvisavo quella della cacca di un cane, ma l’effluvio e il fumo che uscivano da quel negozio li ricordo come fosse oggi e ancora mi viene l’acquolina in bocca. Quando poi, all’angolo della via, mi fecero notare la statua de “La Bonissima”, simbolo della città molto caro ai modenesi, per me quella donna divenne tutt’uno con la Maria che m’incartava un “bonissimo” dolce di farina di castagne fumante, in inverni che ricordo gelidi e nevosi”.
“Mio padre – continua - per ragioni di lavoro, quando avevo cinque anni, trasferì a Milano la famiglia. Ritrovavo la gioia al venerdì, quando si partiva per Modena e la perdevo la domenica sera, mentre attraverso nebbie spaventose si ripercorreva l’autostrada a ritroso. Casa per me allora era la grande villa Levi a San Martino di Mugnano, vicino a Montale, piena di zii, cugini, profumo di dolci e squisiti cibi della cucina ebraica-modenese che le mie zie, provette cuoche, sfornavano in continuazione. Con i cugini e con i figli dei contadini che lavoravano le terre attorno alla villa ho trascorso la parte più gioiosa, spensierata e selvaggia della mia infanzia, sempre con le ginocchia sbucciate, in sella a una bicicletta, arrampicata su un albero o pronta a impugnare un arco in legno di salice e frecce ricavate dai rami dei noccioli”
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“Non ho mai conosciuto mio nonno Enzo Levi, stimato avvocato e amico di Enzo Ferrari, ebreo e antifascista, emigrato con moglie e 7 figli in Argentina nel 1942 e tornato nel 1946, giusto in tempo di vedere l’Italia liberata prima di morire. Ma è stato per me una figura potente e straordinaria, per come hanno saputo mantenerlo vivo nella memoria quelli che lo avevano amato: la nonna Ida Donati, in primis, sorella del deputato socialista Pio Donati, perseguitato a morte dai fascisti. E mia madre. E mio zio Arrigo Levi, modenese illustre, noto giornalista, che fece pubblicare le “Memorie di una vita” del nonno. Io penso che l’esilio e il ritorno, l’epopea della famiglia Levi, che prima ancora che ebrea si sentiva fin nel midollo modenese, abbiano instillato, forse addirittura nei miei geni, la “modenesità”, che sentivo già nel mio cuore di bambina. D’altra parte anche la famiglia Roncaglia di mio padre, modenese da generazioni, vanta alcuni modenesi illustri: il nonno Gino, famoso musicologo, e lo zio Aurelio, stimatissimo filologo, attaccatissimo anche lui alle sue origini modenesi. Io dico che Modena è la mia Itaca, è il luogo dove si torna a casa”
Per conoscerla meglio digitate www.silviaroncaglia.it e scoprite i suoi libri, gli eventi, i laboratori e le attività (val la pena, fatelo) e andate in libreria. (m.t.)
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