Papa Francesco, l’ultimo rivoluzionario capace di sorprendere Sentendosi un parroco
di Flavia Fratello*
Dalle telefonate in diretta alle uscite con la vecchia auto Lotta contro il potere e le gerarchie. Non ama i protocolli
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È salito al soglio pontificio ormai da quattro anni, ma niente nel comportamento di Jorge Bergoglio fa pensare ai fasti delle antiche corti papaline.
Né alla siderale benchè spirituale distanza di altri pontefici a noi più vicini nel tempo.
E forse proprio per questo è tanto amato dalla gente, quanto inviso a chi non solo fra le gerarchie ecclesiastiche ma anche fra ciò che resta dell’aristocrazia nera vorrebbe collocare il Papa su un piedistallo, perché da una parte non interferisca con gli intrighi curiali e dall’altra mantenga una sorta di intangibilità.
Papa Francesco è invece esattamente l’opposto. A partire da quella vocazione a sentirsi “parroco” esplicitata fin dal suo insediamento e che si traduce ogni giorno in atti concretissimi frutto ormai di vere e proprie leggende.
In effetti non è una novità: chi lo frequentava quando era arcivescovo di Buenos Aires non può che confermare. A Bergoglio piace stare in mezzo alle persone, conoscerle, interessandosi a tutto, tutto ricordando. Del resto lo diceva sempre ai preti della sua diocesi “voi dovete sapere anche il nome dei cani dei vostri fedeli”.
E ovviamente non dimentica un compleanno.
Era salito da pochissimi giorni al soglio pontificio quando chiamò uno dei suoi più cari amici, l’attivista politico argentino Gustavo Vera per fargli gli auguri. Vera, impegnato in una manifestazione non rispose e solo dopo qualche ora si ritrovò il messaggio in segreteria.
Ma non pensiate sia un’eccezione una telefonata di Papa Francesco. No, non lo è, anzi, il Papa ha una sua agendina personale, amici che sente quasi quotidianamente e all’occorrenza bypassa tranquillamente centralini e segreterie per mettersi in contatto direttamente con il proprio interlocutore.
Ne sanno qualcosa i redattori di Tv 2000 canale di proprietà della Cei. Li chiamò, qualche giorno prima del Natale del 2015 nel corso di una diretta con l’Iraq. Voleva fare personalmente gli auguri ai profughi cristiani radunati in una chiesa ad Erbil e mentre la regia era visibilmente agitata lui dette tranquillamente disposizione perché lo collegassero con lo studio dove i giornalisti increduli realizzarono solo dopo alcuni minuti che quello al telefono era veramente il Papa.
Della sua prodigalità molto si è scritto e detto, a partire dalla decisione di pranzare sempre nei locali della mensa di Santa Marta in Vaticano, invece di rinchiudersi nei suoi appartamenti. Ciò che si sa forse meno però è che Papa Francesco che mangia poco, ed è decisamente frugale nei suoi bisogni, riconosce invece l'importanza talora di rallegrare anche la carne. Alle suore del convento di Buenos Aires a lui vicine faceva recapitare con una certa regolarità casse di “acqua benedetta” che altro non erano se non grappa, da centellinarsi ovviamente, ma non certo da usare per gli esercizi spirituali.
Per se invece chiede poco. Viaggia a bordo di una Ford Focus blu, che ormai i romani ma non solo hanno imparato a riconoscere. Se non altro perchè Francesco esce spesso dalle mura Vaticane accompagnato solo dall'autista per svolgere anche piccole commissioni.
Come quando nell'ottobre del 2015 alle sette di sera si fermò davanti al minuscolo negozio di ottico di via del Babbuino in pieno centro per rifarsi gli occhiali. Era un vecchio cliente e si raccomandò di non cambiare anche la montatura, ma solo le lenti che lui ipermetrope e presbite doveva potenziare. Ovviamente dopo pochi minuti l'intera strada si bloccò e fu gara a farsi un selfie con il Papa. Che lui non negò praticamente a nessuno.
Del resto lo sanno bene soprattutto i ragazzi delle parrocchie, soprattutto quelle delle borgate più periferiche dove il pontefice si reca con una certa regolarità, per svolgere per l'appunto quel ruolo di “parroco di Roma”, a cui tiene tanto.
Veste in modo semplice (delle sue scarpe si sa, soprattutto se contrapposte alle eleganti babucce rosse del suo predecessore) un orologio di plastica nero al polso che controlla con una certa frequenza visto che è decisamente puntuale e se qualche impedimento lo fa ritardare se ne scusa sempre. Certo, per ragioni di sicurezza a qualche abitudine ha dovuto rinunciare. Il barbiere ad esempio lo va a trovare con scadenza mensile in Vaticano per tagliargli i capelli, mentre alla barba pensa lui personalmente radendosi due volte al giorno.
Ma a tanta semplicità non bisogna pensare corrisponda anche una ingenuità od una incapacità di capire le persone o farsene facilmente ingannare.
Nei corridoi vaticani si racconta la storia (purtroppo difficilmente verificabile) di un monsignore che avendolo incontrato tutto trafelato un giorno gli avesse raccontato di doversi sbrigare perché altrimenti avrebbe perso l'autobus per tornare a casa. Casa che, lasciò intendere il monsignore, si trovava per l'appunto in una delle periferie care a Bergoglio. Il quale, ogni volta che incontrava il monsignore gli chiedeva poi notizie di quella tal borgata, al punto che il nostro fu costretto a lasciare il suo bell'appartamento in centro per trasferirsi davvero in periferia onde evitare clamorose figuracce.
Del resto Papa Francesco è anche persona ostinata: se si mette in testa qualcosa difficilmente cambia idea. Lo sanno bene i responsabili del protocollo e della sicurezza incaricati di organizzare i suoi spostamenti ed i suoi viaggi. Spesso organizzati in tutta segretezza, come quando decise di andare nelle zone colpite dal terremoto del centro Italia. Lo fece avvisando il solo Vescovo di Norcia la sera prima e alle sette del mattino era già in viaggio lui, solo con l'autista.
O come sta accadendo in questi giorni: dopo le visite a Milano e Carpi, Papa Francesco ha espresso il desiderio di andare in Egitto. E fra le tappe che il pontefice ritiene irrinunciabili vi è una visita ai monasteri del Sinai, della quale nulla si sarebbe dovuto sapere fino a cose fatte. La zona è molto insicura, chiusa ormai da tempo ai turisti, ma per Francesco questo non è un problema.
*Modenese, giornalista
e conduttrice Tv de La7
Né alla siderale benchè spirituale distanza di altri pontefici a noi più vicini nel tempo.
E forse proprio per questo è tanto amato dalla gente, quanto inviso a chi non solo fra le gerarchie ecclesiastiche ma anche fra ciò che resta dell’aristocrazia nera vorrebbe collocare il Papa su un piedistallo, perché da una parte non interferisca con gli intrighi curiali e dall’altra mantenga una sorta di intangibilità.
Papa Francesco è invece esattamente l’opposto. A partire da quella vocazione a sentirsi “parroco” esplicitata fin dal suo insediamento e che si traduce ogni giorno in atti concretissimi frutto ormai di vere e proprie leggende.
In effetti non è una novità: chi lo frequentava quando era arcivescovo di Buenos Aires non può che confermare. A Bergoglio piace stare in mezzo alle persone, conoscerle, interessandosi a tutto, tutto ricordando. Del resto lo diceva sempre ai preti della sua diocesi “voi dovete sapere anche il nome dei cani dei vostri fedeli”.
E ovviamente non dimentica un compleanno.
Era salito da pochissimi giorni al soglio pontificio quando chiamò uno dei suoi più cari amici, l’attivista politico argentino Gustavo Vera per fargli gli auguri. Vera, impegnato in una manifestazione non rispose e solo dopo qualche ora si ritrovò il messaggio in segreteria.
Ma non pensiate sia un’eccezione una telefonata di Papa Francesco. No, non lo è, anzi, il Papa ha una sua agendina personale, amici che sente quasi quotidianamente e all’occorrenza bypassa tranquillamente centralini e segreterie per mettersi in contatto direttamente con il proprio interlocutore.
Ne sanno qualcosa i redattori di Tv 2000 canale di proprietà della Cei. Li chiamò, qualche giorno prima del Natale del 2015 nel corso di una diretta con l’Iraq. Voleva fare personalmente gli auguri ai profughi cristiani radunati in una chiesa ad Erbil e mentre la regia era visibilmente agitata lui dette tranquillamente disposizione perché lo collegassero con lo studio dove i giornalisti increduli realizzarono solo dopo alcuni minuti che quello al telefono era veramente il Papa.
Della sua prodigalità molto si è scritto e detto, a partire dalla decisione di pranzare sempre nei locali della mensa di Santa Marta in Vaticano, invece di rinchiudersi nei suoi appartamenti. Ciò che si sa forse meno però è che Papa Francesco che mangia poco, ed è decisamente frugale nei suoi bisogni, riconosce invece l'importanza talora di rallegrare anche la carne. Alle suore del convento di Buenos Aires a lui vicine faceva recapitare con una certa regolarità casse di “acqua benedetta” che altro non erano se non grappa, da centellinarsi ovviamente, ma non certo da usare per gli esercizi spirituali.
Per se invece chiede poco. Viaggia a bordo di una Ford Focus blu, che ormai i romani ma non solo hanno imparato a riconoscere. Se non altro perchè Francesco esce spesso dalle mura Vaticane accompagnato solo dall'autista per svolgere anche piccole commissioni.
Come quando nell'ottobre del 2015 alle sette di sera si fermò davanti al minuscolo negozio di ottico di via del Babbuino in pieno centro per rifarsi gli occhiali. Era un vecchio cliente e si raccomandò di non cambiare anche la montatura, ma solo le lenti che lui ipermetrope e presbite doveva potenziare. Ovviamente dopo pochi minuti l'intera strada si bloccò e fu gara a farsi un selfie con il Papa. Che lui non negò praticamente a nessuno.
Del resto lo sanno bene soprattutto i ragazzi delle parrocchie, soprattutto quelle delle borgate più periferiche dove il pontefice si reca con una certa regolarità, per svolgere per l'appunto quel ruolo di “parroco di Roma”, a cui tiene tanto.
Veste in modo semplice (delle sue scarpe si sa, soprattutto se contrapposte alle eleganti babucce rosse del suo predecessore) un orologio di plastica nero al polso che controlla con una certa frequenza visto che è decisamente puntuale e se qualche impedimento lo fa ritardare se ne scusa sempre. Certo, per ragioni di sicurezza a qualche abitudine ha dovuto rinunciare. Il barbiere ad esempio lo va a trovare con scadenza mensile in Vaticano per tagliargli i capelli, mentre alla barba pensa lui personalmente radendosi due volte al giorno.
Ma a tanta semplicità non bisogna pensare corrisponda anche una ingenuità od una incapacità di capire le persone o farsene facilmente ingannare.
Nei corridoi vaticani si racconta la storia (purtroppo difficilmente verificabile) di un monsignore che avendolo incontrato tutto trafelato un giorno gli avesse raccontato di doversi sbrigare perché altrimenti avrebbe perso l'autobus per tornare a casa. Casa che, lasciò intendere il monsignore, si trovava per l'appunto in una delle periferie care a Bergoglio. Il quale, ogni volta che incontrava il monsignore gli chiedeva poi notizie di quella tal borgata, al punto che il nostro fu costretto a lasciare il suo bell'appartamento in centro per trasferirsi davvero in periferia onde evitare clamorose figuracce.
Del resto Papa Francesco è anche persona ostinata: se si mette in testa qualcosa difficilmente cambia idea. Lo sanno bene i responsabili del protocollo e della sicurezza incaricati di organizzare i suoi spostamenti ed i suoi viaggi. Spesso organizzati in tutta segretezza, come quando decise di andare nelle zone colpite dal terremoto del centro Italia. Lo fece avvisando il solo Vescovo di Norcia la sera prima e alle sette del mattino era già in viaggio lui, solo con l'autista.
O come sta accadendo in questi giorni: dopo le visite a Milano e Carpi, Papa Francesco ha espresso il desiderio di andare in Egitto. E fra le tappe che il pontefice ritiene irrinunciabili vi è una visita ai monasteri del Sinai, della quale nulla si sarebbe dovuto sapere fino a cose fatte. La zona è molto insicura, chiusa ormai da tempo ai turisti, ma per Francesco questo non è un problema.
*Modenese, giornalista
e conduttrice Tv de La7
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