A processo Cencetti e 8 manager coop
di Carlo Gregori
Ma le accuse della Procura sono dimezzate, metà degli imputati sono prosciolti e parti dei casi più gravi sono già prescritti
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La sentenza del giudice Eleonora De Marco chiude la maxi udienza preliminare sul caso “Last Business “- il presunto giro di appalti pilotati e mazzette al Policlinico dal 2007 al 2012 - con il rinvio a giudizio del protagonista dell’inchiesta, Stefano Cencetti, l’ex direttore generale dell’ospedale di via del Pozzo. E colui dà il nome al cosiddetto “Metodo Cencetti”, un sistema di favori, corruzioni e appalti assegnati con accordi occulti preventivi. Un metodo sviscerato dai pm Marco Niccolini e Pasquale Mazzei in tre anni di indagini eseguite dai Nas di Parma. Ma, per usare una metafora, il giudice ha sfrondato il giardino delle accuse da erbacce e piante inutili o secche. Metà delle accuse cadono. Metà degli imputati tornano alla loro vita normale con la reputazione garantita da un “non luogo a procedere”. Resta una metà di imputati- quasi tutti dirigenti delle grandi cooperative “rosse” emiliane - che dovranno difendersi in aula per le accuse di “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” (in sostanza, l’aver preso accordi illegali per pilotare le assegnazioni di opere e servizi). Il giudice però riconosce che numerosi capi di accusa sopravvissuti al suo disboscamento sono già da potare: anche se non è partito il processo, alcune parti sono ormai prescritte. Tra queste anche parte del caso dell’Appaltone, il “Global Service” da 130 milioni che garantiva con uno sconto la gestione “chiavi in mano “ dell’ospedale attraverso un consorzio temporaneo di impresa capitanato dal colosso Ccc di Bologna.
Tra le frode “potate” troviamo il caso degli armadi robotizzati con la Spid Spa, il set procedurale con Servizi Italia Medical, l’impianto di monitoraggio ambientale che controllava la qualità dell’aria nelle sale operatorie, il distributore di farmaci monodose da sperimentare alla farmacia ospedaliera, con una fornitura finale alla ditta titolare del brevetto Swisslog Italia di un contratto da 277 mila euro, la vicenda della penna digitale (il progetto Safekey) che però la Giusti Srl di Firenze non portò neanche a compimento, il manichino per macro-simulazione della Laerdal Italia, il sistema di prova di sterilizzazione della Medix Italia. C’è anche il caso collaterale ma non meno importante: l’accusa a un docente universitario che dirige la Scuola per il dottorato di ricerca della Fondazione Biagi, il professor Tommaso Fabbri, di aver contribuito a far vincere una parente di Cencetti per farla ammettere a un corso.
Resta invece in piedi il cuore della indagine della Procura: quel “do ut des” corruttivo tra Cencetti e alcuni colossi cooperativi come Ccc di Bologna, Cmb di Carpi, Cpl di Concordia, Coopservice di Reggio, Servizi Italia di Parma coi loro otto manager da processare e poi il costruttore mirandolese Stefano Zaccarelli della AeC. Ci sono poi le figure vicine a Cencetti: la moglie Maurizia Viviani, titolare del Poliambulatorio Aquatic di Carpi e il socio per Hfm Mauro Amadei (ma la sua società Multiline è prosciolta). Per tutti, prima udienza del processo il 22 novembre.
L e accuse riguardano singoli episodi di assegnazioni di opere ingenti o addirittura enormi. Tra le più gravi, resta in piedi il capo d’accusa riguardante i servizi di gestione ospedalieri che secondo i due pm Niccolini e Mazzei, Cencetti e il direttore del servizio attività tecniche del Policlinico ingegner Alessandro Bertacchi avrebbero concordato occultamente con Giorgio Benedetti, allora direttore commerciale della Ccc di Bologna - il colosso che procaccia lavori alle coop - per un servizio “multitasking” da 15 milioni assegnato con procedura negoziata. Poi c’è la vicenda dell’edificio di trasferimento da costruire per un importo iniziale di 3,1 milioni e che coinvolge Cmb. C’è il caso complesso dell’impianto di trigenerazione che Cencetti e Bertacchi avrebbero fatto assegnare a Cpl non tramite gara ma come una serie di ilavori in varianti d’opera. Infine, l’Appaltone, l’appalto colossale prescritto per tutto ciò che precede l’ottobre 2007. Un pacchetto di gestione e manutenzione totale da quasi 130 milioni che però avrebbe previsto un ribasso (e, sostiene la difesa, un risparmio) assegnato all’unico concorrente della gara con procedura ristretta, la Rti con tante coop e aziende di primo piano: Coopservice, Ccc, Servizi Italia, Lavanderia Industriale Zmb, Coop Facchini Portabagagli, Dussman Service, Cir Food (quasi tutte queste aziende sono estranee).
«Siamo soddisfatti per il proscioglimento di Cencetti da numerosi capi di accusa - commenta il suo difensore, professor Giulio Garuti - il giudice ha riconosciuto che Cencetti non fece pressioni sull’Ufficio Acquisti, altre accuse sono cadute per conto loro. Ora resterà da discutere in aula le vicende più complesse. Siamo fiduciosi».
Tra le frode “potate” troviamo il caso degli armadi robotizzati con la Spid Spa, il set procedurale con Servizi Italia Medical, l’impianto di monitoraggio ambientale che controllava la qualità dell’aria nelle sale operatorie, il distributore di farmaci monodose da sperimentare alla farmacia ospedaliera, con una fornitura finale alla ditta titolare del brevetto Swisslog Italia di un contratto da 277 mila euro, la vicenda della penna digitale (il progetto Safekey) che però la Giusti Srl di Firenze non portò neanche a compimento, il manichino per macro-simulazione della Laerdal Italia, il sistema di prova di sterilizzazione della Medix Italia. C’è anche il caso collaterale ma non meno importante: l’accusa a un docente universitario che dirige la Scuola per il dottorato di ricerca della Fondazione Biagi, il professor Tommaso Fabbri, di aver contribuito a far vincere una parente di Cencetti per farla ammettere a un corso.
Resta invece in piedi il cuore della indagine della Procura: quel “do ut des” corruttivo tra Cencetti e alcuni colossi cooperativi come Ccc di Bologna, Cmb di Carpi, Cpl di Concordia, Coopservice di Reggio, Servizi Italia di Parma coi loro otto manager da processare e poi il costruttore mirandolese Stefano Zaccarelli della AeC. Ci sono poi le figure vicine a Cencetti: la moglie Maurizia Viviani, titolare del Poliambulatorio Aquatic di Carpi e il socio per Hfm Mauro Amadei (ma la sua società Multiline è prosciolta). Per tutti, prima udienza del processo il 22 novembre.
L e accuse riguardano singoli episodi di assegnazioni di opere ingenti o addirittura enormi. Tra le più gravi, resta in piedi il capo d’accusa riguardante i servizi di gestione ospedalieri che secondo i due pm Niccolini e Mazzei, Cencetti e il direttore del servizio attività tecniche del Policlinico ingegner Alessandro Bertacchi avrebbero concordato occultamente con Giorgio Benedetti, allora direttore commerciale della Ccc di Bologna - il colosso che procaccia lavori alle coop - per un servizio “multitasking” da 15 milioni assegnato con procedura negoziata. Poi c’è la vicenda dell’edificio di trasferimento da costruire per un importo iniziale di 3,1 milioni e che coinvolge Cmb. C’è il caso complesso dell’impianto di trigenerazione che Cencetti e Bertacchi avrebbero fatto assegnare a Cpl non tramite gara ma come una serie di ilavori in varianti d’opera. Infine, l’Appaltone, l’appalto colossale prescritto per tutto ciò che precede l’ottobre 2007. Un pacchetto di gestione e manutenzione totale da quasi 130 milioni che però avrebbe previsto un ribasso (e, sostiene la difesa, un risparmio) assegnato all’unico concorrente della gara con procedura ristretta, la Rti con tante coop e aziende di primo piano: Coopservice, Ccc, Servizi Italia, Lavanderia Industriale Zmb, Coop Facchini Portabagagli, Dussman Service, Cir Food (quasi tutte queste aziende sono estranee).
«Siamo soddisfatti per il proscioglimento di Cencetti da numerosi capi di accusa - commenta il suo difensore, professor Giulio Garuti - il giudice ha riconosciuto che Cencetti non fece pressioni sull’Ufficio Acquisti, altre accuse sono cadute per conto loro. Ora resterà da discutere in aula le vicende più complesse. Siamo fiduciosi».
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