Cavina: «Mi perdoni, Santità, ma è un cardiotonico»
di Valeria Cammarota
Il vescovo ricorda i “padri” della Chiesa carpigiana e la laboriosità della Diocesi. «Solo chi pensa di essere da solo ha paura»
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«Permesso, grazie e scusa» sono parole chiave per Papa Francesco, fondamentali al vivere bene in famiglia, «parole semplici, ma non così semplici da mettere in pratica».
Da una simile genuinità ha preso le mosse monsignor Cavina, al temine dell’omelia, nel suo discorso al Pontefice. «Santo Padre, benvenuto a Carpi - ha affermato - Tutti noi abbiamo una sola parola da dirle, una parola breve, ma che esprime i sentimenti del nostro cuore: grazie».
Non c’è stato bisogno di dire altro per trasmettere il senso di riconoscenza nei confronti della «decisione di venirci a visitare, noi così piccoli». E, ancora, «laboriosità, intraprendenza, accoglienza e solidarietà» le virtù che contraddistinguono la popolazione di questa terra: un lessico autentico, tramite il quale il vescovo ha ricordato come proprio queste caratteristiche abbiano «permesso di sanare molte delle ferite inferte dal terremoto del 2012». Doti che trovano radici nella storia della comunità. Ecco, allora, il ricordo di «san Bernardino Realino, che lasciò una carriera da magistrato per farsi gesuita e servire come umile confessore e padre spirituale - ha sottolineato - quello di don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia; di Mamma Nina, fondatrice della Casa della Divina Provvidenza; della maestra Albertina Violi in Zirondoli; del martire Odoardo Focherini, giusto tra le Nazioni e del parroco don Francesco Venturelli, medaglia d’oro al valor civile. In questa piazza c’è il cuore antico e nuovo di Carpi - ha proseguito Cavina - un cuore che a volte risente della stanchezza del cammino, altre volte batte a cadenza irregolare di fronte alle sfide. Ma la Sua presenza tra noi e la parola che ci ha rivolta rappresentano un cardiotonico che vogliamo assumere, perché i nostri cuori possano tornare a prendere il largo con gioia e fiducia per testimoniare che vita semper vincit, la vita sempre vince. Come dice Santa Caterina da Siena «solo coloro che pensano di essere soli, hanno paura».
Da una simile genuinità ha preso le mosse monsignor Cavina, al temine dell’omelia, nel suo discorso al Pontefice. «Santo Padre, benvenuto a Carpi - ha affermato - Tutti noi abbiamo una sola parola da dirle, una parola breve, ma che esprime i sentimenti del nostro cuore: grazie».
Non c’è stato bisogno di dire altro per trasmettere il senso di riconoscenza nei confronti della «decisione di venirci a visitare, noi così piccoli». E, ancora, «laboriosità, intraprendenza, accoglienza e solidarietà» le virtù che contraddistinguono la popolazione di questa terra: un lessico autentico, tramite il quale il vescovo ha ricordato come proprio queste caratteristiche abbiano «permesso di sanare molte delle ferite inferte dal terremoto del 2012». Doti che trovano radici nella storia della comunità. Ecco, allora, il ricordo di «san Bernardino Realino, che lasciò una carriera da magistrato per farsi gesuita e servire come umile confessore e padre spirituale - ha sottolineato - quello di don Zeno Saltini, fondatore di Nomadelfia; di Mamma Nina, fondatrice della Casa della Divina Provvidenza; della maestra Albertina Violi in Zirondoli; del martire Odoardo Focherini, giusto tra le Nazioni e del parroco don Francesco Venturelli, medaglia d’oro al valor civile. In questa piazza c’è il cuore antico e nuovo di Carpi - ha proseguito Cavina - un cuore che a volte risente della stanchezza del cammino, altre volte batte a cadenza irregolare di fronte alle sfide. Ma la Sua presenza tra noi e la parola che ci ha rivolta rappresentano un cardiotonico che vogliamo assumere, perché i nostri cuori possano tornare a prendere il largo con gioia e fiducia per testimoniare che vita semper vincit, la vita sempre vince. Come dice Santa Caterina da Siena «solo coloro che pensano di essere soli, hanno paura».
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