Modena-Sassuolo, la “bretella” minaccia le falde acquifere
L’ingegner Messori: «Modena-Sassuolo, dopo 15 anni serve nuova valutazione di impatto ambientale»
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«Se il progetto della Bretella autostradale Campogalliano-Sassuolo è “vecchio e superato”, altrettanto si può dire della Valutazione di impatto ambientale dell’opera. La Via - datata 2004 - fotografa una situazione ben diversa da quella attuale. Con l’aggravante che il percorso scelto attraversa un’area molto sensibile, dove sono localizzati i campi acquiferi che dissetano i modenesi».
Lo afferma Gianbattista Messori, ingegnere di Modena, uno dei territori più “impattati” dalla Bretella, che ha scritto alla Regione Emilia-Romagna per sollecitare una risposta sulla necessità di riaprire la procedura e realizzare una nuova valutazione di impatto ambientale che tenga conto di quanto è cambiato in dodici anni. A partire dal polo estrattivo 5.1, una delle cave di inerti più grandi della regione. E non era così all’epoca della prima Via. Esisteva la cava, ma nessuno allora aveva previsto diventasse gigantesca come è oggi. «Le escavazioni - sintetizza l’ingegner Messori - hanno eliminato il “cappello” protettivo e filtrante sopra la falda, che a questo punto risulta vulnerabile. A maggior ragione se accanto e sopra ci passa un’arteria autostradale. La falda alimenta i pozzi ai quali attinge l’acquedotto di Modena. Il rischio idrogeologico è alto e nella Via che accompagna il progetto della Bretella non è valutato nella giuste dimensioni».
Insomma: il progetto è approvato e affidato in project financing “con contributo pubblico”, ma la “Via” andrebbe rifatta. Per Gianbattista Messori, che in passato ha illustrato varie soluzioni alternative alla Bretella, «più sostenibili dal punto di vista economico e ambientale», il problema è noto alla Regione che però avrebbe scelto di non affrontarlo.
«È grave la sottovalutazione del rischio idrogeologico sulle falde acquifere di Modena - spiega Messori - Nella procedura di “Via” Anas 2004 è di fatto “omesso” il grande Polo di escavazione 5.1 in località Marzaglia”».
Per ottenere una risposta, l’ingegnere modenese aveva presentato un quesito-esposto nell’ottobre 2016. Ma niente: l’attraversamento della “zona di rispetto” da parte della Bretella pare non sia meritevole di approfondimento da parte della Regione. Alla quale, comunque, Messori ha inviato un sollecito per ottenere risposta. «In caso contrario, la sua omissione renderebbe la stessa procedura non giustificabile per la responsabilità delle Istituzioni, in quanto significherebbe ignorare la realtà di un Polo 5.1 unico per concentrazione impianti (8), volume di scavo (circa 16 milioni di metri cubi) ed estensione (circa 440 ettari), peraltro ancora suscettibile di ampliamento e rinnovo alla prossima scadenza».
Lo afferma Gianbattista Messori, ingegnere di Modena, uno dei territori più “impattati” dalla Bretella, che ha scritto alla Regione Emilia-Romagna per sollecitare una risposta sulla necessità di riaprire la procedura e realizzare una nuova valutazione di impatto ambientale che tenga conto di quanto è cambiato in dodici anni. A partire dal polo estrattivo 5.1, una delle cave di inerti più grandi della regione. E non era così all’epoca della prima Via. Esisteva la cava, ma nessuno allora aveva previsto diventasse gigantesca come è oggi. «Le escavazioni - sintetizza l’ingegner Messori - hanno eliminato il “cappello” protettivo e filtrante sopra la falda, che a questo punto risulta vulnerabile. A maggior ragione se accanto e sopra ci passa un’arteria autostradale. La falda alimenta i pozzi ai quali attinge l’acquedotto di Modena. Il rischio idrogeologico è alto e nella Via che accompagna il progetto della Bretella non è valutato nella giuste dimensioni».
Insomma: il progetto è approvato e affidato in project financing “con contributo pubblico”, ma la “Via” andrebbe rifatta. Per Gianbattista Messori, che in passato ha illustrato varie soluzioni alternative alla Bretella, «più sostenibili dal punto di vista economico e ambientale», il problema è noto alla Regione che però avrebbe scelto di non affrontarlo.
«È grave la sottovalutazione del rischio idrogeologico sulle falde acquifere di Modena - spiega Messori - Nella procedura di “Via” Anas 2004 è di fatto “omesso” il grande Polo di escavazione 5.1 in località Marzaglia”».
Per ottenere una risposta, l’ingegnere modenese aveva presentato un quesito-esposto nell’ottobre 2016. Ma niente: l’attraversamento della “zona di rispetto” da parte della Bretella pare non sia meritevole di approfondimento da parte della Regione. Alla quale, comunque, Messori ha inviato un sollecito per ottenere risposta. «In caso contrario, la sua omissione renderebbe la stessa procedura non giustificabile per la responsabilità delle Istituzioni, in quanto significherebbe ignorare la realtà di un Polo 5.1 unico per concentrazione impianti (8), volume di scavo (circa 16 milioni di metri cubi) ed estensione (circa 440 ettari), peraltro ancora suscettibile di ampliamento e rinnovo alla prossima scadenza».
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