Gazzetta di Modena

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«Lasciate paura e sfiducia, siate testimoni di vita» 

di Davide Berti
«Lasciate paura e sfiducia, siate testimoni di vita» 

Il messaggio di Francesco sferza la piazza come il vento che allontana le nuvole: «Ciascuno di noi ha una zona un po’ morta nel cuore: non cedete, gridate»

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Una ventata. Una ventata che fortifica. Come quella che ha spolverato il cielo di piazza Martiri poco prima del suo arrivo, lasciando sole e superando la pioggia. Lasciando quelle ferite che ognuno si porta dentro per fortificare col coraggio lo spirito di una vita che non può retrocedere: «È questo il cuore di Dio: lontano dal male ma vicino a chi soffre; non fa scomparire il male magicamente, ma “con-patisce” la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola».
Parte da qui la riflessione di papa Francesco nell’omelia della quinta domenica di Quaresima dove Carpi, con le ferite della terra del sisma, ha fatto da cornice composta e orgogliosa, una dignità che la piazza ha ritrovato anche nelle prime parole del Santo Padre, partito dalle letture domenicali «che parlano del Dio della vita, che vince la morte. Anche Gesù è scosso dal mistero drammatico della perdita di una persona. Notiamo però - spiega il Papa con voce ferma - che in mezzo alla desolazione per la morte di Lazzaro, Gesù non si lascia trasportare dallo sconforto. Pur soffrendo egli stesso, chiede che ci creda fermamente; non si rinchiude nel pianto, ma, commosso, si mette in cammino verso il sepolcro. Non si fa rassegnare dall’ambiente emotivo rassegnato che lo circonda».
È lo scontro della vita, la «precarietà», usa questa parola il Papa: «Da una parte c’è questa disfatta del sepolcro, dall’altra c’è la speranza».
La speranza ieri era negli occhi della gente che lo ha aspettato per ore, che non ha dormito, che lo ha cercato con le braccia, ma era soprattutto la speranza di chi oggi è in difficoltà: «Di fronte ai grandi perché della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri. Sì, perché ciascuno di noi ha già un piccolo sepolcro, qualche zona un po’ morta dentro il cuore». Una ferita, un torto subìto o fatto, un rancore che non dà tregua, un rimorso che ritorna, un peccato che non si riesce a superare». Già, tutti. Il Papa ieri a Carpi ha chiamato tutti a gran voce. «Vieni fuori», come Gesù a Lazzaro.
«Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede - dice il Papa - non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta. Questa è l’atmosfera del sepolcro; il Signore desidera invece aprire la via della vita, quella dell’incontro con Lui, della fiducia in Lui, della risurrezione del cuore».
L’Angelus è una esortazione a far gridare il proprio cuore. Quattro applausi in nove minuti: per i ringraziamenti per la maratona organizzativa e sul rispetto per i malati che hanno gremito la piazza, quando prende da esempio la chiamata di Odoardo Focherini e Marianna Saltini, quando cita l’Agesci e il coro che ha animato la celebrazione e quando saluta la folla prima di gettarsi tra le braccia di Carpi in quel lungo abbraccio fuori da ogni cerimoniale che sintetizza il senso della sua giornata: «Siate testimoni di vita».
@dvdberti . ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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