Modena, chiesa di S.Giorgio un gioiello estense custode di miracoli
di Maria Vittoria Melchioni
Attualmente in restauro, all’interno dell’edificio la Madonna del popolo venerata per i suoi prodigi
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Nota anche come la “Chiesa degli Estensi”, San Giorgio è una delle chiese più amate dai modenesi anche perché al suo interno è custodita la miracolosa immagine della Madonna Ausiliatrice del Popolo Modenese. Le cronache narrano della presenza di questo luogo di culto orientato liturgicamente nel 1189, ma già in epoca romana era presente un tempio dedicato a Marte, dio della guerra.
Nel 1403, in seguito a lavori di consolidamento, si cambiò la direzione dell'entrata, spostandola a levante. L'attuale edificio, che si trova attualmente in restauro, risale al 1647, ed è attribuito all'architetto della corte ducale Gaspare Vigarani aiutato nel progetto da Cristoforo Malagola detto Il Galaverna. Antonio Loraghi è invece colui al quale dobbiamo la caratteristica facciata rossa e bianca. Realizzata nel 1685 è composta da due piani ben distinti con una ricca trabeazione (architrave, fregio e cornice) sporgente. La testina di un angelo sovrasta il portone d'entrata e, ai suoi lati, sono raffigurate la Fede e la Carità.
Nelle nicchie laterali sono collocate le statue di San Gregorio Papa e San Giorgio; Re David e San Giuseppe a fianco dei contrafforti ricurvi di raccordo e la Madonna col Bambino alla sommità del timpano. Altri due angioletti sovrastano la finestra con balaustra.
Questo ricco decoro è probabilmente, anzi quasi sicuramente, da attribuire alla vicinanza con il Palazzo Ducale. All'epoca di Francesco I infatti, la chiesa era spesso utilizzata per celebrare vittorie militari, visite di Stato o avvenimenti importanti sottolineati anche dalla presenza di intere orchestre che trovavano spazio nei palchi appositamente costruiti per loro all'interno.
E proprio all'interno è dove lo sfarzo si fa ancora maggiore e dove la mano del Vigarani è più riconoscibile. La pianta è a croce greca con cupola centrale, nella quale si aprono finestre ovali. La luce è un elemento di grande importanza in questo edificio che sembra in realtà incastrato tra i palazzi. Altre finestre semicircolari si aprono nelle tre cappelle, due laterali e una centrale. Entrando, sulla destra, troviamo una piccola cappella nella quale è custodita la statua di Sant'Antonio da Padova. Proseguendo, sempre sulla destra, incontriamo la cappella dedicata a San Giuseppe con tela di Antonio Consetti che raffigura un Angelo che rivela nel sonno a San Giuseppe il mistero dell'Incarnazione e la Madonna rivolta al cielo.
L'altare maggiore custodisce l’immagine della Madonna Ausiliatrice del popolo modenese, opera di Pietro Paolo dell'Abate e datata 1617. La storia di questa immagine è particolare: dell'Abate copiò infatti il ritratto della Madonna della Vita, profondamente venerata a Bologna e considerata miracolosa. In un primo momento venne collocata sotto il portico della chiesa poi trasferita all'interno con una grande cerimonia il 18 marzo 1648 e prese il nome di Ausiliatrice del Popolo Modenese. Nel 1651 il vescovo Roberto Fontana la proclamò miracolosa. Nella terza cappella dedicata a San Filippo Neri, troviamo l'immagine del santo che adora la Madonna del Carmine alla maniera di un dipinto di Guido Reni. Il Santuario è affidato dal 1904 ai Padri Redentoristi.
Nel 1403, in seguito a lavori di consolidamento, si cambiò la direzione dell'entrata, spostandola a levante. L'attuale edificio, che si trova attualmente in restauro, risale al 1647, ed è attribuito all'architetto della corte ducale Gaspare Vigarani aiutato nel progetto da Cristoforo Malagola detto Il Galaverna. Antonio Loraghi è invece colui al quale dobbiamo la caratteristica facciata rossa e bianca. Realizzata nel 1685 è composta da due piani ben distinti con una ricca trabeazione (architrave, fregio e cornice) sporgente. La testina di un angelo sovrasta il portone d'entrata e, ai suoi lati, sono raffigurate la Fede e la Carità.
Nelle nicchie laterali sono collocate le statue di San Gregorio Papa e San Giorgio; Re David e San Giuseppe a fianco dei contrafforti ricurvi di raccordo e la Madonna col Bambino alla sommità del timpano. Altri due angioletti sovrastano la finestra con balaustra.
Questo ricco decoro è probabilmente, anzi quasi sicuramente, da attribuire alla vicinanza con il Palazzo Ducale. All'epoca di Francesco I infatti, la chiesa era spesso utilizzata per celebrare vittorie militari, visite di Stato o avvenimenti importanti sottolineati anche dalla presenza di intere orchestre che trovavano spazio nei palchi appositamente costruiti per loro all'interno.
E proprio all'interno è dove lo sfarzo si fa ancora maggiore e dove la mano del Vigarani è più riconoscibile. La pianta è a croce greca con cupola centrale, nella quale si aprono finestre ovali. La luce è un elemento di grande importanza in questo edificio che sembra in realtà incastrato tra i palazzi. Altre finestre semicircolari si aprono nelle tre cappelle, due laterali e una centrale. Entrando, sulla destra, troviamo una piccola cappella nella quale è custodita la statua di Sant'Antonio da Padova. Proseguendo, sempre sulla destra, incontriamo la cappella dedicata a San Giuseppe con tela di Antonio Consetti che raffigura un Angelo che rivela nel sonno a San Giuseppe il mistero dell'Incarnazione e la Madonna rivolta al cielo.
L'altare maggiore custodisce l’immagine della Madonna Ausiliatrice del popolo modenese, opera di Pietro Paolo dell'Abate e datata 1617. La storia di questa immagine è particolare: dell'Abate copiò infatti il ritratto della Madonna della Vita, profondamente venerata a Bologna e considerata miracolosa. In un primo momento venne collocata sotto il portico della chiesa poi trasferita all'interno con una grande cerimonia il 18 marzo 1648 e prese il nome di Ausiliatrice del Popolo Modenese. Nel 1651 il vescovo Roberto Fontana la proclamò miracolosa. Nella terza cappella dedicata a San Filippo Neri, troviamo l'immagine del santo che adora la Madonna del Carmine alla maniera di un dipinto di Guido Reni. Il Santuario è affidato dal 1904 ai Padri Redentoristi.
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