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Papa Francesco: “Ora vi conosco, emiliani E finalmente posso capire Peppone e don Camillo...”

di Alberto Setti
Papa Francesco: “Ora vi conosco, emiliani E finalmente posso capire Peppone e don Camillo...”

Il pomeriggio nella Bassa tra selfie, autografi e la memoria delle vittime del sisma La battuta su Guareschi e l’ultimo saluto dall’elicottero invitando Cavina a salire...

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«Non conoscevo gli emiliani, ma adesso capisco meglio i film di Peppone e don Camillo...».
Con questa battuta, un omaggio divertito alla ospitale generosità, all’intraprendenza e alla genuinità emiliana dipinta da Guareschi, Papa Francesco si è congedato ieri dalla Bassa.
Parole rivolte al vescovo Cavina, mentre il pontefice saliva sull’elicottero che l’ha riportato in Vaticano, dove è atterrato alle 19: «Mi ha chiesto se volevo salire con lui», ha riferito ammirato e gratificato il vescovo, a chiusura di una visita storica, mentre la gente applaudiva e i Rulli Frulli intonavano i loro sonanti motivi sotto il campanile “pendente” di San Giacomo.
Il pomeriggio nella Bassa del Papa ha avuto inizio poco dopo le 16, quando le auto della scorta proveniente da Carpi hanno “scollinato” sul Ponte Motta, dirette a Cavezzo. Dove il mercato domenicale era stato fatto sgomberare alle 13, ma la gente era rimasta. Tanta, al punto da suggerire i rinforzi per tenere libera la provinciale dalle almeno 500 persone che si erano assiepate. Bergoglio a Cavezzo non si è fermato, ma ha fatto rallentare l’auto, ha abbassato il finestrino e ha distribuito sorrisi e benedizioni... volanti. Poi l’imbocco di via Santa Liberata e l’approdo a San Giacomo Roncole di Mirandola. Proprio di fianco al palazzo che fu la prima sede di Don Zeno, il corteo si è fermato, per il “cambio d’auto”. Il Papa è sceso dalla berlina scura ed è salito sulla Papamobile bianca che lo attendeva. Attorno erano già a centinaia. La destinazione avrebbe dovuto essere, in un turbine di modifiche in corsa del programma, il parcheggio della Baxter, al confine con Mirandola. Dal mattino era stato allestito uno schermo gigante, e una sorta di gimkana dove l’auto del Papa avrebbe dovuto cimentarsi, tra i circa 1500 che si erano assiepati ad attendere.
Il corteo invece ha rallentato, il Papa ha salutato, ma la destinazione è cambiata: dritti sulla statale 12 verso Mirandola, dove circa 10mila persone si stavano moltiplicando tra via Circonvallazione, via Luosi, via Pico, fino a costeggiare il Duomo. Francesco ha consegnato tutti a sorrisi e mani alzate, e quando si è materializzato sulla piazza Conciliazione erano oltre duemila ad attenderlo, con le autorità e i parenti delle vittime del sisma. Tra centinaia di telefonini e telecamere rivolti al cielo, è partito il coro “Francesco, Francesco”.
Il Papa è entrato in Duomo, un Duomo massacrato dal terremoto e da cinque anni di abbandono spettrale fatto di tubi e impalcature, ormai dominio dei colombi, con annessi e connessi. Ha deposto un mazzo di fiori in memoria delle vittime del sisma e, introdotto dal vescovo, lo ha abbracciato forte quando Cavina ha annunciato l’imminente inizio dei lavori. Poi ha tenuto un discorso intriso di emozione, e di valori, più volte applaudito.
E, quando la gente credeva se ne stesse andando, si è concesso a centinaia di strette di mano, di abbracci, di autografi. Rivolti alla consolazione delle persone “ferite” dal sisma, alla gioia di una mamma in dolce attesa, e ai bambini. Poi di nuovo la Papa Mobile, verso San Giacomo. All’arrivo c’erano altre duemila persone, molte delle quali reduci a piedi dalla Baxter. E c’erano i Rulli Frulli: il maestro Federico Alberghini ha donato a lui e al vescovo una maglia della band, e Bergoglio l’ha abbracciato, dedicandosi di nuovo ad una mamma e ai bambini.
Poi un momento di commemorazione alla stele nel prato della chiesa, in quello che era il campetto parrocchiale e che oggi ricorda le vite spezzate dal terremoto. Il tutto mentre il potente elicottero bianco scaldava i motori. Salendo a bordo, Bergoglio si è accostato al finestrino e ha voluto salutare dall’alto quella folla che lo filmava e lo applaudiva. Provato da una giornata lunga e di corsa, e quasi spiaciuto di doversi staccare da quella gente vera che lo ha incontrato scambiando con lui l’immenso valore della speranza e del futuro. Quelli schietti e genuini. Alla Peppone e don Camillo.

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