Parrocchie, il Vescovo di Modena annuncia le novità: «Saranno più dinamiche»
L’arcivescovo di Modena conferma i cambiamenti: «Centro storico e montagna i territori più coinvolti. Io alla Cei? Col Papa ho evitato di toccare l’argomento...»
L’avevamo presentata come la rivoluzione delle parrocchie, quel progetto che è sul tavolo del vescovo di Modena Erio Castellucci e che domenica, fermato al termine del suo incontro con il Papa a Carpi, don Erio ha confermato. Una nuova riorganizzazione delle parrocchie modenesi che riguarderà soprattutto il centro storico. La responsabilità sul territorio che oggi appartiene al Duomo andrebbe alla parrocchia di Sant’Agostino, la parrocchia del Tempio andrebbe con San Biagio mentre, dalla parte opposto dei viali, San Francesco andrebbe ad unirsi con San Pietro. Spostandoci, c’è Cognento che si vedrebbe annessa a Baggiovara o a San Paolo. Il vescovo non entra nei dettagli, ma spiega ciò che si concretizzerà a breve.
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Partiamo dal Papa. Che è effetto le ha fatto averlo a pochi chilometri dalla sua diocesi?
«È stata una giornata molto bella e ben organizzata. La Diocesi di Carpi ha coordinato tutto con attenzione. Il Papa come al solito è stato semplice e profondo. È stato un momento di fede e amicizia, di relazione intensa. Ed è stato molto toccante aver ricordato che erano presenti 4500 ammalati».
Cosa vi siete detti?
«Un semplice saluto, mi ha dato la mano, non ho voluto importunarlo».
Non avete parlato di quello molti vorrebbero come suo nuovo incarico, la presidenza della conferenza episcopale?
«Penso che non sia nella sua mente. Ma per il principio di non svegliare il cane che dorme ho preferito non fare nessun accenno...».
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Veniamo a Modena e alla rivoluzione delle parrocchie. Quando sarà operativa?
«Il lavoro è iniziato in realtà un anno e mezzo fa con alcune tracce date in mano ai sacerdoti che, tra di loro e con alcune persone, hanno avviato un’analisi che abbiamo chiamato un ripensamento dell’organizzazione tra preti, diaconi e territorio perché dobbiamo pensare alla diocesi nell’arco dei prossimi dieci, quindici anni. Sono arrivate tante idee, le stiamo raccogliendo e all’inizio di giugno sarà pronta una riflessione condivisa e anche normativa dove necessario. Ci saranno degli accorpamenti, che non significa necessariamente soppressione di parrocchie, anche se forse alcune verranno soppresse. Significa una maggiore collaborazione, un incentivo di piccole comunità di preti sul territorio».
Dove ci saranno i maggiori cambiamenti?
«Credo che il discorso di riduzione delle parrocchie riguarderà soprattutto il centro storico e alcune zone della montagna su indicazione degli stessi parroci e su indicazione delle persone che frequentano queste parrocchie. Il tentativo è di rendere queste realtà più dinamiche, i preti meno soli e con un minore carico burocratico e le persone abituate a convergere non solo per la messa, ma anche per le altre attività, la catechesi e la carità, in alcuni luoghi più grandi che possano raccogliere tutti».
La sua idea di fede è emersa nel suo ultimo libro, dedicato alla generazione dei ventenni. Ha altri progetti in atto?
«Quella è la raccolta di alcune attività che sono state fatte qui a Modena con i giovani più grandi e gli universitari. In futuro, se ci sarà tempo, un testo sull’Evangelii Gaudium di papa Francesco che è stato chiesto dalle Edizioni San Paolo all’interno di una collana. Se riuscirò sarà una occasione per riflettere su questa grande impostazione che il Papa dà di una chiesa in uscita, una chiesa delle periferie, una chiesa ospedale da campo. Ma bisogna ritagliarsi i tempi giusti...».
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