Gazzetta di Modena

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Quell’abbraccio alle famiglie ferite 

di Francesco Dondi
Quell’abbraccio alle famiglie ferite 

Si è fermato con chi ancora piange i morti nei crolli Poi sorride alla vita: mamme, giovani scout e neonati

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Applausi, undici in totale, durante il suo discorso, ma quello più vivo, intenso e lungo è per loro, per i morti del terremoto e per le loro famiglie che educate, quasi spaesate, ma tanto emozionate siedono a pochi passi dal palco da cui parla il Papa. Lui è arrivato a Mirandola soprattutto per loro, per poterle abbracciare, regalare una parola di conforto o un sorriso che squarci il buio della sofferenza. Per due volte Francesco si rivolge verso la sua destra, dove siedono i parenti di Biagio, Paolo, Matteo, Giordano, Gianni e tutti gli altri che tra il 20 e il 29 maggio persero la vita. «Penso soprattutto alle ferite interiori: la sofferenza di chi ha perso i suoi cari e di chi ha visto disperdersi i sacrifici di una vita intera - dice il Papa - Elevo con voi al Signore una fervente preghiera per le vittime del terremoto, per i loro familiari e per quanti tuttora vivono in situazioni precarie. Il Signore faccia sentire a ciascuno il suo sostegno!».
«Il Santo Padre infonde tenerezza - ammette Anna Cannavacciuolo, la mamma di Biagio Santucci - Riesce a trasportare i fedeli, è una persona stupenda. Averlo accanto, potergli anche solo rivolgere poche parole mi ha fatto sentire più leggera. L’ho ringraziato, gli ho chiesto di pregare per mio figlio di 24 anni affinché sia in Paradiso, sapendo che un giorno ci incontreremo di nuovo». Tra le mani Anna tiene un rosario che il Papa le ha regalato tempo fa, mentre altri parenti stringono la foto dei loro cari che Francesco benedice, stringendoli a sé. C’è anche chi, sapendo del grande sforzo fisico che Bergoglio ha dovuto affrontare, lo invita a “riposarsi un po’, lo faccia, mi raccomando”, gli dicono.
«Non pensavo di poter provare un’emozione così intensa», commenta a caldo Maria Luisa Locatelli, moglie di Mauro Mantovani, il fondatore dell’Aries. Con quella donna coraggiosa e imprenditrice, che ha preso le redini dell’azienda insieme al figlio Maurizio, c’è tutta la famiglia a cui il Papa dispensa sorrisi e strette di mano. «Avevo avuto la fortuna di incontrare il Santo Padre in un’altra occasione - prosegue la vedova Mantovani - ma farlo qui, di fronte a questa chiesa, a Mirandola e in un momento simile, beh è qualcosa di unico e fortissimo».
«È stato un momento molto intenso - dice Bruno Cavicchi insieme alla moglie Romana, i genitori di Nicola - ha stretto la mano a tutti i parenti, quando gli abbiamo fatto vedere la foto di nostro figlio, morto a 36 anni, l’ha benedetta, confesso che è stata un’emozione fortissima. Con noi c’era anche nostro nipote Alessandro. Quando il Papa si è avvicinato, gli ha chiesto un selfie e lui si è messo a disposizione con molta cordialità». Un momento bellissimo, concorda anche Cristiano Cavicchi, il fratello di Nicola. «Il Santo Padre - ha detto - ci ha fatto sentire in maniera molto chiara e bella la sua vicinanza al nostro dolore e ci ha fatto molto piacere che ci abbia salutato così calorosamente».
Il selfie con il giovanissimo Nicola racconta però anche l’altro Francesco, quello che infonde serenità, tranquillità e gioia. Il suo amore per la vita lo si percepisce in ogni movimento come quando arriva in piazza, spiazza la sicurezza e si dirige verso un bambino appena nato, che sta in braccio alla sua mamma. E non arretra neppure quando qualche intraprendente genitore gli allunga il figlio di un paio d’anni e lui lo prende in braccio, lo coccola e dà il tempo di scattare una foto che finirà nell’album dei ricordi e in un quadretto nella cameretta. E chissà cosa racconterà, appena potrà, quella giovane mamma che porta ancora in grembo il suo bimbo e che riceve una benedizione speciale dal Santo Padre, che si ferma apposta per uno speciale segno della croce?
Scampoli di vita, di energia, di voglia di pensare al futuro attraverso le nuove generazioni. Bergoglio vuole rilanciare la chiesa attraverso di loro e gli scout - che gli regalano i due “fazzolettoni” dei gruppi di Mirandola - portandola nel futuro, ma lasciandola con le radici millenarie ben piantate a terra affinché possano cibarsi e dare vigore alla fede.
“Francesco, Francesco” urlano i duemila fedeli che sono arrivati in piazza Conciliazione e che salutano il Papa mentre se ne va in auto verso San Giacomo. Poi è il momento dell’appartenenza civica e della curiosità che porta decine di mirandolesi a spingersi fin sulla soglia del Duomo ferito, per osservare, dopo quasi cinque anni di oblio, i danni provocati dal terremoto.
@francescodondi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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