«Tre anni per dimostrare la mia innocenza»
Bergamini (Swisslog): «Chiesi subito di parlare, mi chiamarono dopo anni. Il giudice mi ha prosciolto»
2 MINUTI DI LETTURA
«Ovviamente, sapevo di essere del tutto estraneo alle accuse di corruzione, ma ho dovuto aspettare tre anni e la decisione del primo giudice per sentirmelo riconoscere. Appena ho saputo di questa accusa, corruzione, gravissima per me come persona e come professionista, ho dato immediatamente la disponibilità per essere sentito. Ma sono stato sentito solo due anni dopo dai Nas ed evidentemente non è stato chiarito tutto adeguatamente se poi è stato chiesto lo stesso il mio rinvio a giudizio». Parla Marcello Bergamini, all’epoca delle accuse managing director della Swilsslog Italia. L’azienda aveva prodotto un importante brevetto per la distribuzione dei farmaci monodose da distribuire direttamente nelle farmacie ospedaliere. Una delle tante accuse di corruzione o “turbata libertà di scelta del contraente” che sono state archiviate dal giudice Eleonora De Marco. «Io ho saputo di essere indagato per corruzione solo nel 2014 per dei fatti che risalivano al 2007. Quell’anno avevamo presentato il progetto pilota al Policlinico per testare il distributore monodose, si trattava di un sistema innovativo che la Swisslog aveva messo a punto per evitare sprechi di farmaci e invece arrivare alle dosi mirate per pazienti. In sostanza invece di dare il barattolo con le comprese, per fare un esempio, si riesce a dare il numero esatto di compresse. Il sistema prevede anche una forma di controllo di sicurezza: con un codice a barre, il nome del medicinale si collega a quello del braccialetto del paziente: in caso di errore, si blocca tutto. Il progetto è piaciuto ed è stato approvato in una forma più estesa nel 2009. Il punto è che io quando avvenne l’approvazione non lavoravo più per la Swisslog». Perché allora è finito nell’inchiesta? «Immagino - spiega Bergamini - perché poi il mio nome era stato trovato tra i contributori di un convegno della Gutemberg al quale aveva partecipato anche Cencetti come relatore. Era però un convegno nazionale con nomi importanti della medicina. Il contributo totale che fu dato in quell’occasione era di 5mila euro. Ma non erano per Cencetti, erano per il convegno». «Ecco, io ho cercato di spiegate questa vicenda, anche attraverso i miei avvocati (Sirotti e Rada), ma per due anni nessuno mi ha voluto ascoltare. E quando ho spiegato, non è successo niente. Ho dovuto aspettare l’udienza preliminare per ottenere giustizia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
