Tutta la comunità protagonista sul palco di Piazza Martiri
di Valeria Cammarota
Diverse le persone appartenenti alla Diocesi che hanno partecipato attivamente alla messa celebrata da Papa Francesco. I momenti dell’offertorio e delle preghiere dei fedeli hanno trovato nelle mani,...
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Diverse le persone appartenenti alla Diocesi che hanno partecipato attivamente alla messa celebrata da Papa Francesco.
I momenti dell’offertorio e delle preghiere dei fedeli hanno trovato nelle mani, nelle intenzioni e nelle voci di persone religiose e laiche, appartenenti ad Agesci, Azione Cattolica, comunità neocatecumenale, movimento dei focolari, un servizio che ha arricchito la cerimonia. La famiglia Salici, composta da Simona, Andrea, Tommaso e Giacomo, della parrocchia di Santa Maria Maggiore di Mirandola, è stata contattata dal parroco don Flavio Segalina: a loro il compito di portare sull’altare le coppe con le ostie da consacrare.
La famiglia Bergamini - Manuela, Thomas, Anna ed Elena - si è presentata anch’essa al cospetto del Santo Padre. «Abbiamo portato i nostri cuori, prima dei doni» hanno spiegato i coniugi. Anche Davide Dotti, di Novi ; suor Maria Bottura, della parrocchia di San Francesco; Carlotta Coccapani e Massimo Zanni hanno partecipato alla celebrazione, dando lettura delle intenzioni. Compito spettato anche a Maria Chiara Sabatini, responsabile Agesci per la zona di Carpi. «È stato semplicemente emozionante - ha poi raccontato - solo ora mi rendo conto di aver partecipato a un evento unico e raro. Commovente, anche, poiché parte di qualcosa più grande di me. La pioggia si è di continuo alternata al sole, il coro pareva abbracciare il castello, il clima che si respirava era di collaborazione e attenzione. Indimenticabile».
Quattro, i diaconi: due di Carpi - Paolo Arena e Daniele Pavarotti - e due seminaristi di Modena, che a giugno diventeranno sacerdoti. Paolo Arena ha letto il Vangelo. «Il responsabile dell’ufficio liturgico diocesano mi ha telefonato solo martedì sera - ha spiegato - dandomi la notizia che ero stato scelto, tra i 16 diaconi della Diocesi, per partecipare alla Messa: quella notte, non ho dormito. Oggi, quando è cominciata la liturgia della parola, mi sentivo le gambe tremare e, più andava avanti, più ero emozionato. Poi, quando mi sono alzato per chiedere la benedizione al Papa, tutto è divenuto naturale. Un’emozione che si vive una volta nella vita».
Daniele Pavarotti, invece, ha avuto il privilegio di accostarsi al Papa e porgergli il calice e il pane. «Due sono state le mie impressioni - ha poi raccontato - Nell’incontro che ha preceduto la messa, quando mi ha guardato negli occhi, mi è parso di avere a che fare con un famigliare, come se lo avessi sempre conosciuto. Durante la cerimonia, ho poi respirato qualcosa in più: il Pontefice è entrato nel mistero, era assorto in esso, era in un’altra dimensione. Questo, ora, voglio condividere con tutti. Con chi, pur non essendo fisicamente sull’altare, abbiamo portato spiritualmente con noi».
I momenti dell’offertorio e delle preghiere dei fedeli hanno trovato nelle mani, nelle intenzioni e nelle voci di persone religiose e laiche, appartenenti ad Agesci, Azione Cattolica, comunità neocatecumenale, movimento dei focolari, un servizio che ha arricchito la cerimonia. La famiglia Salici, composta da Simona, Andrea, Tommaso e Giacomo, della parrocchia di Santa Maria Maggiore di Mirandola, è stata contattata dal parroco don Flavio Segalina: a loro il compito di portare sull’altare le coppe con le ostie da consacrare.
La famiglia Bergamini - Manuela, Thomas, Anna ed Elena - si è presentata anch’essa al cospetto del Santo Padre. «Abbiamo portato i nostri cuori, prima dei doni» hanno spiegato i coniugi. Anche Davide Dotti, di Novi ; suor Maria Bottura, della parrocchia di San Francesco; Carlotta Coccapani e Massimo Zanni hanno partecipato alla celebrazione, dando lettura delle intenzioni. Compito spettato anche a Maria Chiara Sabatini, responsabile Agesci per la zona di Carpi. «È stato semplicemente emozionante - ha poi raccontato - solo ora mi rendo conto di aver partecipato a un evento unico e raro. Commovente, anche, poiché parte di qualcosa più grande di me. La pioggia si è di continuo alternata al sole, il coro pareva abbracciare il castello, il clima che si respirava era di collaborazione e attenzione. Indimenticabile».
Quattro, i diaconi: due di Carpi - Paolo Arena e Daniele Pavarotti - e due seminaristi di Modena, che a giugno diventeranno sacerdoti. Paolo Arena ha letto il Vangelo. «Il responsabile dell’ufficio liturgico diocesano mi ha telefonato solo martedì sera - ha spiegato - dandomi la notizia che ero stato scelto, tra i 16 diaconi della Diocesi, per partecipare alla Messa: quella notte, non ho dormito. Oggi, quando è cominciata la liturgia della parola, mi sentivo le gambe tremare e, più andava avanti, più ero emozionato. Poi, quando mi sono alzato per chiedere la benedizione al Papa, tutto è divenuto naturale. Un’emozione che si vive una volta nella vita».
Daniele Pavarotti, invece, ha avuto il privilegio di accostarsi al Papa e porgergli il calice e il pane. «Due sono state le mie impressioni - ha poi raccontato - Nell’incontro che ha preceduto la messa, quando mi ha guardato negli occhi, mi è parso di avere a che fare con un famigliare, come se lo avessi sempre conosciuto. Durante la cerimonia, ho poi respirato qualcosa in più: il Pontefice è entrato nel mistero, era assorto in esso, era in un’altra dimensione. Questo, ora, voglio condividere con tutti. Con chi, pur non essendo fisicamente sull’altare, abbiamo portato spiritualmente con noi».
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