il discorso ai terremotati
Un esempio quanto è stato fatto Ma adesso l’opera va completata
di Francesco Dondi
Le macerie sono lì, accatastate a fianco della porta d’ingresso del Duomo, sorretto dai tubolari e dalle imponenti opere di messa in sicurezza. Il palazzo di fronte è ancora inaccessibile, quello che...
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Le macerie sono lì, accatastate a fianco della porta d’ingresso del Duomo, sorretto dai tubolari e dalle imponenti opere di messa in sicurezza. Il palazzo di fronte è ancora inaccessibile, quello che gli sta accanto è invece bello, signorile, che dà speranza. Le ferite del terremoto sono chiare, evidenti, palesi anche in una giornata di luce. Papa Francesco ne prende subito coscienza quando alza lo sguardo per osservare i segni della distruzione, ma anche quelli della rinascita e dei palazzi più affascinanti di prima.
Papa Ratzinger, nel suo discorso di ormai cinque anni fa a Rovereto, si fece forza attraverso il salmo 46 (“Non tremiamo se trema la terra, se vacillano i monti nel fondo del mare ci può essere la paura e l’angoscia, le ha provate anche Gesù, ma c’è soprattutto la certezza che Dio è con me. Su questa roccia, con questa ferma speranza, si può costruire, si può ricostruire”), Francesco invece può vedere quanto è stato fatto, pensando magari al Centro Italia dove era andato per portare speranza, fede e coraggio. Sentimenti che nella Bassa terremotata non sono mai mancati e che diventano il faro anche per chi ancora soffre, magari da solo e in silenzio, ormai stremato.
«Sono fra voi per confermarvi l’affetto di tutta la Chiesa e per testimoniare a ciascuno la mia vicinanza e il mio incoraggiamento per il cammino che ancora resta da fare nella ricostruzione. Rinnovo l’apprezzamento nelle attività di ripristino delle strutture e di ripresa della vita comunitaria. So bene quanto il terremoto abbia compromesso il patrimonio umano e culturale di questa vostra terra. Penso ai disagi che avete subito: le ferite alle case, alle attività produttive, alle chiese e agli altri monumenti, carichi di storia e di arte e simbolo della spiritualità e della civiltà di un popolo. Vi siete sforzati di affrontare con spirito evangelico la precaria situazione causata dal terremoto, riconoscendo e accettando negli eventi dolorosi la misteriosa presenza di un Padre che è sempre amorevole anche nelle prove più dure».
La ricostruzione auspicata dal predecessore di Francesco è tangibile, ma non è certo finita.
«Il mio augurio - dice il Santo Padre - è che non vengano mai meno la forza d’animo, la speranza e le doti di laboriosità che vi distinguono. Rimanga saldo il vostro intento di non cedere allo scoraggiamento dinanzi alle difficoltà che ancora permangono. Infatti, molto è stato fatto nell’opera della ricostruzione ma è quanto mai importante un deciso impegno per recuperare anche i centri storici: essi sono i luoghi della memoria storica e sono spazi indispensabili della vita sociale ed ecclesiale. Sono certo che non mancherà la buona volontà, da parte di tutti gli attori coinvolti, affinché sia assicurata la rapida realizzazione di questi necessari lavori, per il bene comune».
Papa Ratzinger, nel suo discorso di ormai cinque anni fa a Rovereto, si fece forza attraverso il salmo 46 (“Non tremiamo se trema la terra, se vacillano i monti nel fondo del mare ci può essere la paura e l’angoscia, le ha provate anche Gesù, ma c’è soprattutto la certezza che Dio è con me. Su questa roccia, con questa ferma speranza, si può costruire, si può ricostruire”), Francesco invece può vedere quanto è stato fatto, pensando magari al Centro Italia dove era andato per portare speranza, fede e coraggio. Sentimenti che nella Bassa terremotata non sono mai mancati e che diventano il faro anche per chi ancora soffre, magari da solo e in silenzio, ormai stremato.
«Sono fra voi per confermarvi l’affetto di tutta la Chiesa e per testimoniare a ciascuno la mia vicinanza e il mio incoraggiamento per il cammino che ancora resta da fare nella ricostruzione. Rinnovo l’apprezzamento nelle attività di ripristino delle strutture e di ripresa della vita comunitaria. So bene quanto il terremoto abbia compromesso il patrimonio umano e culturale di questa vostra terra. Penso ai disagi che avete subito: le ferite alle case, alle attività produttive, alle chiese e agli altri monumenti, carichi di storia e di arte e simbolo della spiritualità e della civiltà di un popolo. Vi siete sforzati di affrontare con spirito evangelico la precaria situazione causata dal terremoto, riconoscendo e accettando negli eventi dolorosi la misteriosa presenza di un Padre che è sempre amorevole anche nelle prove più dure».
La ricostruzione auspicata dal predecessore di Francesco è tangibile, ma non è certo finita.
«Il mio augurio - dice il Santo Padre - è che non vengano mai meno la forza d’animo, la speranza e le doti di laboriosità che vi distinguono. Rimanga saldo il vostro intento di non cedere allo scoraggiamento dinanzi alle difficoltà che ancora permangono. Infatti, molto è stato fatto nell’opera della ricostruzione ma è quanto mai importante un deciso impegno per recuperare anche i centri storici: essi sono i luoghi della memoria storica e sono spazi indispensabili della vita sociale ed ecclesiale. Sono certo che non mancherà la buona volontà, da parte di tutti gli attori coinvolti, affinché sia assicurata la rapida realizzazione di questi necessari lavori, per il bene comune».
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