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Modena, rimborsi non dovuti: «Il consigliere Sighinolfi tradito da acqua e gas»

di Carlo Gregori
Modena, rimborsi non dovuti: «Il consigliere Sighinolfi tradito da acqua e gas»

La sentenza: la residenza lontana serviva solo a chiedere rimborsi truffa alla Provincia. “Pedinato” tramite il cellulare

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MODENA.  I rubinetti erano chiusi da molto tempo. I consumi di gas e elettricità rilevati risultavano minimi. La posta giaceva pressata nella buca della cassetta. La casa pareva abbandonata. Le telefonate col cellulare, poi, venivano tracciate quasi tutte a Modena, anche nei giorni di consiglio.


Per questi motivi non è credibile che il consigliere facesse 220 km di andata e ritorno tra viale Martiri a Modena, sede dell’ente Provincia, e il lontano Comune di Torre dei Pecenardi, provincia di Cremona, dove aveva eletto la sua residenza poco prima della sua nomina come consigliere del gruppo Pdl.
L a residenza dichiarata non era reale: il consigliere abitava a Modena con i familiari. Scegliere quella lontana località lombarda dove possedeva una casa è stato un modo per indurre in errore e truffare un ente pubblico per ottenere un rimborso chilometrico indebito.


Questa, in sintesi, la motivazione depositata dal giudice Manuela Cortelloni per la condanna di Mauro Sighinolfi a un anno e quattro mesi, alla multa di mille euro e a una provvisionale immediata alla Provincia.
Sighinolfi è l’unico politico modenese condannato negli ultimi anni. Il suo caso è stato secondo solo a quello di un altro esponente della Provincia, l’ex assessore Alberto Caldana, che finì sotto indagine per un motivo analogo (un rimborso carburante) e sette anni dopo venne assolto dall’accusa di peculato. Sighinolfi invece è stato riconosciuto dal giudice autore di una frode – è probabile che ora ricorra in appello – e anche di un danno d’immagine alla Provincia, quantificato in prima battuta nei 3mila euro che sommati ai 17mila euro dei rimborsi corrispondono alla provvisionale stabilita.


Nella sentenza, il giudice ricorda che per ottenere un rimborso servono tre requisiti: avere una casa fuori dal capoluogo, sostenere spese di viaggio concrete e partecipare alle sedute con un motivo fondato. Sighinolfi è stato consigliere e anche vicepresidente del Consiglio provinciale dal 2009 al 2013. Partecipava attivamente alle sedute. E ogni volta si faceva firmare il modulo di rimborso per 220 chilometri per l’andata e ritorno dalla sua residenza cremonese. Il giudice nota che il controllo della Provincia era puramente formale: nessuno controllava se effettivamente il consigliere arrivava e tornava da quel posto lontano né se aveva svolto un’attività in consiglio e che avesse davvero firmato il foglio presenze.
Solo dopo che si diffuse la notizia di questi strani rimborsi, Sighinolfi sospese le richieste di rimborsi per poi riprenderle mesi dopo. In totale, dal 2009 al 2013 ha ottenuto 17.700 euro. Ma ne aveva diritto? Riassumendo quanto emerso dal processo, il giudice nota che, se la residenza formale risulta sì a Torre Dei Pecenardi, è però evidente che Sighinolfi all’epoca abitasse a Modena in un appartamento affittato a nome della ex moglie. Lo testimoniano anche i cognomi sui campanelli. Il sopralluogo della polizia giudiziaria nella casa del Cremonese ha invece confermato che lì non abitava nessuno: la posta era in giacenza, accumulata nella buca, la casa ere chiusa con un catenaccio, i consumi di acqua erano inesistenti per lunghi periodi, quelli del gas e dell’acqua ai minimi. La casa versava in sostanziale abbandono.


I tabulati telefonici del cellulare del politico, poi, indicavano che in 13 mesi su 69 sedute consiliari per 61 volte si era attaccato alla cella di Modena, «sia il giorno prima che quello della seduta».
«Potendosi così affermare – conclude il giudice - che Sighinolfi non partisse da Torre dei Pecenardi, come dichiarato, né che vi ritornasse di sera dopo la seduta».
Le prove prodotte dalla difesa mostrano una reale movimentazione bancaria da quel luogo – i pagamenti fatti con il bancomat, ad esempio – e indicano che aveva fatto acquisti in quel posto. Ma erano movimenti di denaro sporadici.
Quindi, conclude il giudice, le sue dichiarazioni erano tali da indurre in errore per ottenere soldi che non doveva avere. Di qui la condanna con la sospensione della pena perché incensurato e perché si è correttamente comportato durante il processo.
Infine, la stangata della provvisionale, richiesta dalla parte civile – la Provincia rappresentata dall’avvocato Giulio Garuti – di 20mila euro: 17mila di restituzione della somma totale dei rimborsi finti e 3mila per il danno di immagine all’intero ente Provincia.

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