una comunità numerosa
In città 2700 musulmani riuniti in due associazioni
Ci sono alcuni precedenti alle scritte anti-Islam apparse davanti al centro islamico Al Medina di Sassuolo: «Quattro anni fa episodi analoghi si sono verificati, scritte ingiuriose e simboli...
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Ci sono alcuni precedenti alle scritte anti-Islam apparse davanti al centro islamico Al Medina di Sassuolo: «Quattro anni fa episodi analoghi si sono verificati, scritte ingiuriose e simboli offensivi sui muri del nostro centro», ricorda Zahi Qasim, vicepresidente della moschea. Un altro risale addirittura al 2008.
A Sassuolo ci sono due associazioni islamiche ma solo una ha una sede fisica, quella dell’Associazione Al Medina in via Cavour. In città si contano 41mila residenti totali, di cui 2700 abitanti sono di fede islamica e rappresentano la metà dell’intera popolazione immigrata cittadina: il 7% dei residenti sul territorio sassolese è di confessione islamica.
Si tratta in prevalenza di migranti magrebini, arrivati non dai grandi centri urbani, ma da remoti villaggi nelle aride campagne marocchine, giunti in Italia in povertà con una copia del Corano in valigia e qualche foto sbiadita della famiglia come segnalibro.
Il gesto nei confronti della moschea viene condannato fermamente anche da Mustafa Ganimi presidente di Al Huda, che, però, aggiunge: «È una vergogna, sono sette anni che cerchiamo una sede, nel frattempo siamo in centinaia a pregare, nell’indifferenza di tutti, all’aperto in un parcheggio per autotreni in via Regina Pacis. La politica - conclude Ganimi - non ha certo fretta di trovare una soluzione».
Gaetano Gasparini
A Sassuolo ci sono due associazioni islamiche ma solo una ha una sede fisica, quella dell’Associazione Al Medina in via Cavour. In città si contano 41mila residenti totali, di cui 2700 abitanti sono di fede islamica e rappresentano la metà dell’intera popolazione immigrata cittadina: il 7% dei residenti sul territorio sassolese è di confessione islamica.
Si tratta in prevalenza di migranti magrebini, arrivati non dai grandi centri urbani, ma da remoti villaggi nelle aride campagne marocchine, giunti in Italia in povertà con una copia del Corano in valigia e qualche foto sbiadita della famiglia come segnalibro.
Il gesto nei confronti della moschea viene condannato fermamente anche da Mustafa Ganimi presidente di Al Huda, che, però, aggiunge: «È una vergogna, sono sette anni che cerchiamo una sede, nel frattempo siamo in centinaia a pregare, nell’indifferenza di tutti, all’aperto in un parcheggio per autotreni in via Regina Pacis. La politica - conclude Ganimi - non ha certo fretta di trovare una soluzione».
Gaetano Gasparini
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