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Modena, Il mondo in tremila strumenti

di Serena Fregni
Modena, Il mondo in tremila strumenti

Luciano Bosi racconta il museo-laboratorio “Quale Percussione?” ospitato all’Erre Nord

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MODENA. Un viaggio intercontinentale diventa un percorso di narrazioni e riti di popoli diversi che si incontrano a Modena. Si tratta del “Museo laboratorio Quale Percussione?” nel condominio Erre Nord. Luciano Bosi, che nel 1979 ha dato il via a questo progetto non solo musicale ma anche multiculturale con oltre 3mila pezzi provenienti da tutto il mondo, da sei anni gestisce questo affascinante museo e ama insegnare soprattutto ai più piccoli: «Il museo è aperto a tutti - racconta Luciano - non ci sono limiti di età. È stato creato per trasmettere la storia delle culture del mondo attraverso la musica, gli strumenti e le percussioni e con bambini e ragazzi portiamo avanti tante attività». Dalle visite guidate per le scuole fino ai laboratori di percussione, musica e tanto altro per avvicinarsi ad affascinanti strumenti, dal “gong” gigante fino ai tamburi. «I bambini hanno sempre tante domande, sono affascinati dagli strumenti ma anche dai suoni, molti dei quali non li hanno mai sentiti. Poi c’è la storia degli strumenti che vengono da tutto il mondo e ogni racconto è affascinante». Uno stimolo anche per gli adolescenti che spesso vivono a braccetto con le nuove tecnologie; ma ritrovarsi in un ambiente che profuma di musica e cultura è tutta un'altra storia.

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«Per i ragazzi è diverso perché hanno già delle basi musicali, ascoltando tanta musica, anche se spesso sono molto uniformati. Qui invece si riscopre il piacere del suono, della curiosità di conoscere e imparare qualcosa di diverso e soprattutto del tempo». Prendersi del tempo, assaporarsi la musica, il suono, il momento di suonare insieme e condividere è uno degli aspetti fondamentali che Luciano vuole trasmettere ai più piccoli: «Questo è un luogo dove si impara, si fa un viaggio musicale e culturale intorno al mondo e per i bambini e ragazzi è sempre una bella scoperta». Un'altra parte interessante riguarda i laboratori con i quali Luciano riesce a portare il visitatore il luoghi lontani, fatti di storie curiose e appassionanti: «Io cerco di insegnare ma anche di raccontare ai ragazzi il perché in determinate zone del mondo si sono sviluppate alcune sonorità, come ho trovato questo particolare strumento e come può essere suonato.

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Dopo la spiegazione, si suona tutti insieme». Oltre ai laboratori ci sono le visite guidate, che coinvolgono scuole non solo del territorio ma anche di altre regioni. «Durante le visite guidate non c'è solo la spiegazione; dopo si suonano alcuni degli strumenti e ai ragazzi piace molto questa parte: dal “pow wow”, grande tamburo degli indiani nativi del Nord America, al “fontomfrom”, un'orchestra reale delle popolazioni Akan del Ghana fino al “gamelan”, insieme strumentale giavanese che piace tantissimo». Uno strumento che diventa didattico e spesso di aiuto verso chi in questo progetto può trovare un'ispirazione: «Ho avuto anche ragazzi con difficoltà e il museo aiuta perché sperimenti, impari e ti diverti». Le visite sono aperte, in alcune giornate, anche al pubblico, organizzate con il contributo del progetto Memo.

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