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Ariani: «Niente soldi e solo integrazioni» 

Ariani: «Niente soldi e solo integrazioni» 

San Felice. «Ci hanno riconosciuto oltre 5 milioni ma ad oggi rimborsi solo per 125mila euro»

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SAN FELICE. Dopo la Stabellini storica azienda della Bassa del settore edile anche la Mulino Ariani interviene sui ritardi della Regione nell'erogazione dei fondi per la ricostruzione e punta il dito contro Invitalia Spa, società para-pubblica incaricata delle liquidazioni.
La società aspettava a metà marzo 310.000 euro a titolo di rimborso per spese di ricostruzione svolte 5 anni fa e già pagate in toto dalla società, rimborso invece slittato a causa dell'ennesima richiesta di integrazioni di documentazione. Nel frattempo si è fermato il cantiere che era stato aperto alcune settimane fa per iniziare i lavori di ricostruzione dell’intera azienda e cercare di garantire già quest’estate il ritiro del frumento dai produttori locali.
La società lamenta di subire da tempo «richieste d'integrazione di documenti che non sono contemplati nelle ordinanze - spiega il presidente Mario Ariani - I documenti, che secondo i tecnici dell'azienda potevano essere tranquillamente forniti durante la fase di assegnazione dei fondi ma mai richiesti, diventati invece fondamentali solo ora a distanza di anni.
Per la società il problema è sistematico. «le richieste d'integrazione non sono mai globali, ma sempre frazionate e sempre a ridosso della chiusura del procedimento - continua la proprietà della storica azienda dell’agroalimentare che sorge alle porte del paese e che commercializza in tutta la penisola i propri prodotti - In questo modo l'iter di liquidazione non si chiude mai nei 60 giorni previsti dalle ordinanze. La cosa più preoccupante è che questi funzionari non si rendono conto dei danni economici che possono generare rinviando di 30 giorni il saldo di un Sal».
Alla società sanfeliciana sulla carta sono stati riconosciuti oltre 5 milioni di euro di contributi ma ad oggi ha ricevuto appena 125.570 euro di rimborsi per opere già realizzate e pagate.
Che fare a questo punto dopo che Ariani ha già chiesto di accedere ad un concordato di continuità? «Non escludiamo di farci promotori di un'azione collettiva, attraverso la costituzione di un Comitato che riunisca le aziende del cratere vittime di questi meccanismi perversi e pretestuosi, per ottenere delle risposte e capire chi è che dovrebbe garantire il buon funzionamento di queste strutture che di fatto hanno in mano il destino delle nostre aziende», conclude Mario Ariani.

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