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Piastrelle italiane negli Stati Uniti: ecco i dati del boom

Piastrelle italiane negli Stati Uniti: ecco i dati del boom

Gli Stati Uniti continuano a crescere, grazie a un settore dell’edilizia in ripresa ormai da diversi anni, e la ceramica italiana riconferma la propria leadership nel mercato a stelle e strisce,...

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Gli Stati Uniti continuano a crescere, grazie a un settore dell’edilizia in ripresa ormai da diversi anni, e la ceramica italiana riconferma la propria leadership nel mercato a stelle e strisce, conquistando risultati ottimi, che fanno il paio con prospettive incoraggianti per gli anni a venire. I consumi di piastrelle, infatti, crescono del 6%, con una media degli ultimi 4 anni attorno al 7%: segno, secondo diversi imprenditori presenti al Coverings di Orlando, il salone americano delle piastrelle e delle pietre naturali in corso in Florida, di una crescita equilibrata, più sostenibile di quella dei primi anni 2000, che poi collassò nella pesante crisi del 2008. «Il settore - afferma tra gli altri Gianni Mattioli, presidente di Dal Tile, marchio americano parte della grande famiglia Mohawk, che ha al suo interno anche Marazzi e Emilceramica - sta crescendo in maniera equilibrata e costante e i segni e i sintomi della grande crisi del 2008 sono sempre più lontani». Dai dati presentati durante la conferenza stampa tenuta al Coverings da Ceramic of Italy emerge anche una positiva convivenza tra il mercato italiano delle esportazioni, relativo soprattutto ai prodotti più all’avanguardia sotto il piano tecnico-qualitativo e del design, e quello della produzione in loco da parte dei gruppi che negli ultimi anni hanno investito grandi cifre per aprire stabilimenti negli States, attraverso i quali offrire al mercato americano, a prezzi più convenienti e con minori ostacoli logistici, i prodotti di maggiore consumo. «Si assiste - ha spiegato il presidente di Confindustria Ceramica, Vittorio Borelli - a un testa a testa dove nessuno erode quote all’altro, ma entrambe crescono di buon passo. Per chi fa impresa questa è la migliore situazione possibile perché permette di meglio pianificare e organizzare la propria attività».
Negli States si produce, da parte di aziende controllate da gruppi italiani, circa un quarto del totale statunitense (in realtà il dato è riduttivo, non considerando il gruppo Marazzi, che essendo controllato dalla statunitense Mohawk è fuori dall’insieme). Ben 40, invece, i milioni di metri importati dall’Italia, che sul mercato americano costituisce, in termini di valore, il primo importatore. «La ceramica venduta negli Stati Uniti - continua Borelli - vale 3,5 miliardi di dollari e nel 2016 la nostra quota è cresciuta di un punto percentuale. Un risultato che, dalle prime evidenze del 2017, sembra destinato a consolidarsi ulteriormente e che è positivo se si tiene conto del fatto che il prodotto italiano ha il prezzo medio maggiore, quasi pari al doppio della media di tutti i Paesi importatori, e che distanzia in modo significativo sia i Paesi ad elevato volume sia quelli più piccoli. Essere market leader è un fattore di straordinaria importanza, che viene chiaramente percepito dal consumatore, al quale le aziende cercano di offrire il meglio sia in termini di linee sia investendo in tecnologia negli stabilimenti Usa».
Andrea Gilioli

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