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«A Maranello non ce n’è bisogno» 

dall’inviato
«A Maranello non ce n’è bisogno» 

Piero Ferrari: «Nel modenese già due musei che attirano 500mila visitatori»

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TARRAGONA (SPAGNA). Una domanda sorge spontanea: perchè un parco tematico dedicato alla Ferrari viene costruito in Spagna e non a Maranello? Quesito che abbiamo girato a Piero Ferrari, ieri presente a Tarragona per il taglio del nastro: «A Maranello e Modena di una cosa del genere non c’è bisogno. Da noi ci sono già due musei che attirano 500mila visitatori all’anno».
Se non a Maranello perchè non in Italia? Qui il figlio del Drake si fa possibilista: «Mai dire mai, comunque sia in Italia, come in qualsiasi altra parte del mondo, per costruire un parco del genere serve un’alta professionalità come quella che abbiamo trovato in Spagna». In altre parole qui la Ferrari ha trovato il partner e le condizioni ideali per realizzare una struttura unica nel suo genere in Europa.
Concetto ribadito da Luca Fuso, chief brand officer di Ferrari: «PortAventura è un leader del settore, avevamo bisogno di un partner che fosse capace di interpretare il mito Ferrari. Credo che il risultato sia eccellente».
Arturo Mas Sardà, presidente di PortAventura World Park & Resorts, ha detto che «Ferrari Land è il progetto più ambizioso nella storia di PortAventura World e oggi i nostri sogni sono diventati realtà grazie alla partnership con Ferrari, uno dei brand più prestigiosi al mondo, e ad un investimento di oltre cento milioni di euro». Mica bruscolini, ma quanti ne abbia messi la Ferrari è top secret.
Senza dubbio questo parco è un tributo al genio di Enzo Ferrari, allo stile di vita da lui creato e alle sue iconiche auto rosse, simbolo di velocità, tecnologia e innovazione. Ma cosa avrebbe pensato il Drake vedendo un’opera del genere?
Il figlio Piero non ha dubbi: «Mio padre sarebbe stato felice, questo è uno strumento in più per trasmettere l’emozione del marchio Ferrari. L’attrazione che mi ha colpito di più? Senz’altro l’acceleratore verticale, che va da zero a 180 chilometri all’ora in cinque secondi. E’ quello che rappresenta maggiormente lo spirito della Formula 1. Io comunque non l’ho provato... mi fido di quel che mi ha detto Genè. D’altronde non mi siedo in una macchina guidata da un pilota, figuriamoci se salgo lassù...».
Inevitabile anche una domanda su Vettel, vincitore del primo Gran Premio della stagione di F1: «Sebastian ha fatto una gran bella gara in Australia, una vittoria importante che ci ha dato morale. Ma siamo solo al primo chilometro di una lunga maratona».
Stefano Aravecchia

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