Game over? Neanche un po’ Videogiocando si impara...
di Monica Tappa
“Play” è per Modena una vera parola d’ordine, in Fiera e non solo Un manuale spiega come non sempre il tempo alla console è troppo: ecco come
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Parola d’ordine: Play! Non solo perché a Modena è in corso il festival del Gioco (fino al 2 aprile) che si espande anche nel Fuorisalone in città e, ad esempio, coinvolge i più giovani con la finale del 4° Campionato studentesco di giochi logici con circa 1000 studenti della scuola primaria, media inferiore e superiore che si battono per conquistare i titoli individuali e a squadre alla Polisportiva Sacca di via Paltrinieri 80.
E non solo perché, sempre in questi giorni, si può fare un salto nel tempo grazie a Mutina Splendidissima, con incontri, conferenze a tema e un urban game che fra storia, gioco e azione scenica fa rivivere un episodio che decise il futuro di Roma: proprio la “Guerra di Mutina”, del 43 a.C. quando uscì vincitore Caio Giulio Cesare Ottaviano, futuro primo imperatore di Roma con il titolo di Augusto.
Che il “play”, legato soprattutto ai videogiochi, inteso come tasto per iniziare a giocare sia un argomento caldo lo ha dimostrato anche la recentissima ricerca sull'uso di Internet e social network che ha coinvolto oltre 1500 i ragazzi delle prime classi delle medie nell'anno scolastico 2015-16 dal Comune nell’ambito di “Crescere online, Internet sicuro”. Perché chattano, ascoltano musica, scaricano video, studiano, fanno ricerche ma giocano anche, a partire dai 6 anni (i più precoci), questi ragazzini, complici consolle per videogiochi e piattaforme online.
E allora, nonostante le polemiche (in corso) forse non ha tutti i torti la ministra Fedeli ad aver dichiarato: “Dobbiamo coinvolgere gli studenti fornendo loro strumenti più capaci di coinvolgere, che li stimolino di più allo studio” riferendosi proprio ai videogiochi in funzione didattica, che è uno dei suoi obiettivi (con una formazione adeguata per gli insegnanti). Anche perché sappiamo davvero per quale ragione potrebbe essere utile usare anche quelli sui banchi di scuola?
Ci viene in aiuto una novità di Editoriale Scienza, scritta a quattro mani da Davide Morosinotto e Samuele Perseo, dal titolo molto esplicito: “Videogames, piccolo manuale per videogiocatori”. I due autori hanno iniziato a giocare alle elementari, quando ancora internet non c’era e anche i pc non erano molto diffusi. “I giochi dell'epoca erano registrati su musicassette - ricorda Morosinotto - e per caricarli occorreva che il computer "ascoltasse" tutto il nastro. Ci voleva anche un'ora! Così nell’attesa, leggevo. E giochi e libri sono diventati, insieme, la mia passione”. “Nel 1988, a 7 anni, ho ricevuto in regalo la mia prima console — dice invece Perseo - il Sega Master System. A quel punto fu proprio amore!”
Internet ha cambiato un po’ le cose, questi nativi digitali non è che esagerano un po’? “Non è male l’idea di condividere questa passione – afferma Perseo - anche con i genitori e con i professori a scuola. I videogiochi possono essere una bella occasione di confronto. Si possono settare in lingua originale, ad esempio. L'idea di fare pratica con l'inglese giocando potrebbe essere interessante per tutti, no?” Conclude con una raccomandazione, una specie di bonus per i genitori, Morosinotto: “Tutti i giochi hanno, sul retro, un'etichetta PEGI (Pan European Game Information) che riporta per quale età è consigliato ogni gioco: dai 3, 7, 12, 16 o 18 anni. L'etichetta riporta anche se il gioco contiene elementi potenzialmente pericolosi, ad esempio una modalità online o il gioco d'azzardo. Il PEGI è uno strumento molto utile per prendere decisioni informate. E se un gioco è PEGI 18, beh, significa che davvero non è adatto a un ragazzo”.
Consigliato dai 9 anni di età, “Video Games” è sicuramente un manuale molto utile anche per adulti che vogliano capire questo mondo e i ragazzini che lo vivono. Ed evitare così il rischio di essere mandati (troppo) in … game over.
E non solo perché, sempre in questi giorni, si può fare un salto nel tempo grazie a Mutina Splendidissima, con incontri, conferenze a tema e un urban game che fra storia, gioco e azione scenica fa rivivere un episodio che decise il futuro di Roma: proprio la “Guerra di Mutina”, del 43 a.C. quando uscì vincitore Caio Giulio Cesare Ottaviano, futuro primo imperatore di Roma con il titolo di Augusto.
Che il “play”, legato soprattutto ai videogiochi, inteso come tasto per iniziare a giocare sia un argomento caldo lo ha dimostrato anche la recentissima ricerca sull'uso di Internet e social network che ha coinvolto oltre 1500 i ragazzi delle prime classi delle medie nell'anno scolastico 2015-16 dal Comune nell’ambito di “Crescere online, Internet sicuro”. Perché chattano, ascoltano musica, scaricano video, studiano, fanno ricerche ma giocano anche, a partire dai 6 anni (i più precoci), questi ragazzini, complici consolle per videogiochi e piattaforme online.
E allora, nonostante le polemiche (in corso) forse non ha tutti i torti la ministra Fedeli ad aver dichiarato: “Dobbiamo coinvolgere gli studenti fornendo loro strumenti più capaci di coinvolgere, che li stimolino di più allo studio” riferendosi proprio ai videogiochi in funzione didattica, che è uno dei suoi obiettivi (con una formazione adeguata per gli insegnanti). Anche perché sappiamo davvero per quale ragione potrebbe essere utile usare anche quelli sui banchi di scuola?
Ci viene in aiuto una novità di Editoriale Scienza, scritta a quattro mani da Davide Morosinotto e Samuele Perseo, dal titolo molto esplicito: “Videogames, piccolo manuale per videogiocatori”. I due autori hanno iniziato a giocare alle elementari, quando ancora internet non c’era e anche i pc non erano molto diffusi. “I giochi dell'epoca erano registrati su musicassette - ricorda Morosinotto - e per caricarli occorreva che il computer "ascoltasse" tutto il nastro. Ci voleva anche un'ora! Così nell’attesa, leggevo. E giochi e libri sono diventati, insieme, la mia passione”. “Nel 1988, a 7 anni, ho ricevuto in regalo la mia prima console — dice invece Perseo - il Sega Master System. A quel punto fu proprio amore!”
Internet ha cambiato un po’ le cose, questi nativi digitali non è che esagerano un po’? “Non è male l’idea di condividere questa passione – afferma Perseo - anche con i genitori e con i professori a scuola. I videogiochi possono essere una bella occasione di confronto. Si possono settare in lingua originale, ad esempio. L'idea di fare pratica con l'inglese giocando potrebbe essere interessante per tutti, no?” Conclude con una raccomandazione, una specie di bonus per i genitori, Morosinotto: “Tutti i giochi hanno, sul retro, un'etichetta PEGI (Pan European Game Information) che riporta per quale età è consigliato ogni gioco: dai 3, 7, 12, 16 o 18 anni. L'etichetta riporta anche se il gioco contiene elementi potenzialmente pericolosi, ad esempio una modalità online o il gioco d'azzardo. Il PEGI è uno strumento molto utile per prendere decisioni informate. E se un gioco è PEGI 18, beh, significa che davvero non è adatto a un ragazzo”.
Consigliato dai 9 anni di età, “Video Games” è sicuramente un manuale molto utile anche per adulti che vogliano capire questo mondo e i ragazzini che lo vivono. Ed evitare così il rischio di essere mandati (troppo) in … game over.
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