Migranti a Modena: «Qui la loro presenza è ben consolidata»
Elogi da Congia, dirigente nazionale politiche d’integrazione I problemi legati ai 17mila minori non accompagnati in Italia
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I migranti, i richiedenti asilo e i minori non accompagnati: è i temo affrontato alla facoltà di giurisprudenza ieri in un seminario specifico. «Modena ha tantissime buone pratiche da mettere in evidenza». Le parole sono di Stefania Congia. «Modena è uno dei territori in cui la presenza dei migranti inizia a essere consolidata e strutturata», spiega la dirigente nazionale delle Politiche d’integrazione sociale e lavorativa dei migranti e della tutela dei minori stranieri. Per la rappresentante del ministero del Lavoro è fondamentale il cosiddetto «enpowerment», ovvero la presenza di coscienza dei loro diritti in Italia. «La vera sfida è permettere loro di trovare lavoro, mandare i figli a scuola, radicarsi in modo dignitoso», garantisce Congia. Una dignità che per molti è una conquista dopo viaggi tutt’altro che facili. «Per viaggiare si devono rivolgere ai trafficanti - riconosce Giulia Presutti - che per loro sono amici perché li fanno viaggiare. L’organizzazione è strutturata, fa il paio con chi in Sudan li schiavizza, li sfrutta, li butta fuori dalle macchine in deserto perché non possono affrontare il viaggio».
La giornalista ha fatto un percorso dalla Sicilia a Roma con migranti eritrei. «L’organizzazione criminale ha centrali in Eritrea, Sudan e Libia - aggiunge la reporter - per cui hanno passato mesi a Khartoum e in Libia, hanno dovuto aspettare di guadagnare i soldi, anche facendo gli schiavi, per riprendere a viaggiare. Le rotte sono quelle del deserto, quella del mare e quella europea. I trafficanti stanno pure in Europa». «I trafficanti di uomini non aiutano le persone ad avere un futuro nei Paesi in cui vanno - garantisce Martino Santacroce - e impongono loro trattamenti subumani e degradanti. Spesso sono stipate per far attraversare loro il confine». Il confine a cui si riferisce il capo della Polizia di frontiera di Ventimiglia è quello con la Francia. «Finché le frontiere della Francia saranno chiuse non abbiamo nessuna possibilità di replicare il respingimento - ribadisce Santacroce - ma i minori non accompagnati non possono essere respinti». Per Congia sono circa 17mila i minori stranieri non accompagnati in Italia. Tra loro, circa uno su due si trova ancora in Sicilia. «Perché non ci si impegna di più per il ricongiungimento familiare - domanda Rossella Giulia Caci, volontaria del Servizio Civile delle Acli - e l’acquisto di una cittadinanza agevolata? Perché non si creano programmi per limitare i problemi all’origine? Perché non si crea una rete internazionale con i Paesi d’origine e l’Italia per fare avere loro giù una casa?». «Per la tratta la normativa in Italia è all’avanguardia - conclude Congia - ma non ci sono i fondi e i progetti sono finanziati in modo saltuario. I minori non accompagnati per l’80% hanno più di sedici anni, vengono per lavorare e hanno bisogno di mandare lo stipendio a casa. Le vulnerabilità ci sono e sono spesso minori albanesi, minori egiziani e minori donne. Loro non hanno situazioni per il rientro volontario. Per gli accordi bilaterali chi è l’interlocutore? Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha convocato settanta tribù libiche per negoziare un accordo che blocchi la tratta…».
Gabriele Farina
La giornalista ha fatto un percorso dalla Sicilia a Roma con migranti eritrei. «L’organizzazione criminale ha centrali in Eritrea, Sudan e Libia - aggiunge la reporter - per cui hanno passato mesi a Khartoum e in Libia, hanno dovuto aspettare di guadagnare i soldi, anche facendo gli schiavi, per riprendere a viaggiare. Le rotte sono quelle del deserto, quella del mare e quella europea. I trafficanti stanno pure in Europa». «I trafficanti di uomini non aiutano le persone ad avere un futuro nei Paesi in cui vanno - garantisce Martino Santacroce - e impongono loro trattamenti subumani e degradanti. Spesso sono stipate per far attraversare loro il confine». Il confine a cui si riferisce il capo della Polizia di frontiera di Ventimiglia è quello con la Francia. «Finché le frontiere della Francia saranno chiuse non abbiamo nessuna possibilità di replicare il respingimento - ribadisce Santacroce - ma i minori non accompagnati non possono essere respinti». Per Congia sono circa 17mila i minori stranieri non accompagnati in Italia. Tra loro, circa uno su due si trova ancora in Sicilia. «Perché non ci si impegna di più per il ricongiungimento familiare - domanda Rossella Giulia Caci, volontaria del Servizio Civile delle Acli - e l’acquisto di una cittadinanza agevolata? Perché non si creano programmi per limitare i problemi all’origine? Perché non si crea una rete internazionale con i Paesi d’origine e l’Italia per fare avere loro giù una casa?». «Per la tratta la normativa in Italia è all’avanguardia - conclude Congia - ma non ci sono i fondi e i progetti sono finanziati in modo saltuario. I minori non accompagnati per l’80% hanno più di sedici anni, vengono per lavorare e hanno bisogno di mandare lo stipendio a casa. Le vulnerabilità ci sono e sono spesso minori albanesi, minori egiziani e minori donne. Loro non hanno situazioni per il rientro volontario. Per gli accordi bilaterali chi è l’interlocutore? Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha convocato settanta tribù libiche per negoziare un accordo che blocchi la tratta…».
Gabriele Farina
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