Picchetti, scontri e blitz in Prefettura
Castelnuovo. Nuovo blocco all’Alcar Uno dei Si Cobas e incontro con Patrizia Paba. I Levoni: «Serve il ritorno alla legalità»
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CASTELNUOVO. Altra giornata di tensioni all’Alcar Uno, con un nuovo blocco del traffico attuato dai lavoratori del sindacato Si Cobas.
La causa è sempre la stessa che accompagna le proteste degli ultimi mesi ovvero il licenziamento a dicembre da parte di Alba Service di una cinquantina di lavoratori che lavoravano presso Alcar Uno e global Carni, due famiglie dell’azienda Levoni. Il momento di massima tensione è arrivato quando un automobilista alla guida di un pick up, su cui c’era anche la figlia di 6 anni, ha tentato di passare: «Mi hanno tirato giù dall’auto e picchiato. Mia figlia piange ed è sconvolta». I lavoratori rispondono: «Ha cercato di investirci». Non sono mancati momenti di tensione anche con la polizia. La protesta si è poi spostata a Modena, davanti alla Prefettura dove i lavoratori hanno proseguito la manifestazione.
I Si Cobas hanno quindi ottenuto un incontro con Patrizia Paba che si è svolto nel primo pomeriggio: «Al Prefetto abbiamo fatto richieste chiare - spiega Marco Mattei dei Si Cobas -. Chiediamo la garanzia occupazionale per i lavoratori che sono stati licenziati dopo il cambio di appalto alla Global Carni e all’Alcar. Ci sono persone che da 5 mesi sono a casa. Alla Global e all’Alcar il lavoro c’è». Si annuncia un’escalation della protesta: «Abbiamo aperto lo stato di agitazione a livello regionale, poi faremo assemblee con i delegati provinciali e decideremo come muoverci per tutelare i lavoratori».
«Le contestazioni e gli scioperi realizzati non fanno altro che danneggiare l’azienda e i numerosi operai attualmente assunti - replica Cosimo Zaccaria, legale della famiglia Levoni - . La famiglia Levoni non ha licenziato nessuno degli scioperanti o appartenenti ai Si Cobas. Quello che è accaduto riguarda la cessazione di contratti di appalto in essere con la cooperativa “Alba Service”, i cui dipendenti hanno perso il posto di lavoro. Sicuramente sarà cura di “Alba Service” trovare nuove collocazioni ai loro ex dipendenti scioperanti, anche inserendoli in altri appalti assegnati ad “Alba Service” presso altre aziende o presso nuove cooperative a loro riferibili. Resta incomprensibile il livore dimostrato dai manifestanti rispetto ad Alcar e la sua dirigenza. Dirigenza che, anche di recente, ha denunciato gravi fatti estortivi a proprio danno che vedono coinvolto il coordinatore nazionale Si Cobas Aldo Milani. L’azienda Alcar auspica, da tempo, il ritorno a un clima sereno ove si possano affrontare le situazioni in modo costruttivo e democratico nel pieno rispetto della legalità».
Un muro contro muro che pare essere ben lontano dall’essere risolto. (gib)
La causa è sempre la stessa che accompagna le proteste degli ultimi mesi ovvero il licenziamento a dicembre da parte di Alba Service di una cinquantina di lavoratori che lavoravano presso Alcar Uno e global Carni, due famiglie dell’azienda Levoni. Il momento di massima tensione è arrivato quando un automobilista alla guida di un pick up, su cui c’era anche la figlia di 6 anni, ha tentato di passare: «Mi hanno tirato giù dall’auto e picchiato. Mia figlia piange ed è sconvolta». I lavoratori rispondono: «Ha cercato di investirci». Non sono mancati momenti di tensione anche con la polizia. La protesta si è poi spostata a Modena, davanti alla Prefettura dove i lavoratori hanno proseguito la manifestazione.
I Si Cobas hanno quindi ottenuto un incontro con Patrizia Paba che si è svolto nel primo pomeriggio: «Al Prefetto abbiamo fatto richieste chiare - spiega Marco Mattei dei Si Cobas -. Chiediamo la garanzia occupazionale per i lavoratori che sono stati licenziati dopo il cambio di appalto alla Global Carni e all’Alcar. Ci sono persone che da 5 mesi sono a casa. Alla Global e all’Alcar il lavoro c’è». Si annuncia un’escalation della protesta: «Abbiamo aperto lo stato di agitazione a livello regionale, poi faremo assemblee con i delegati provinciali e decideremo come muoverci per tutelare i lavoratori».
«Le contestazioni e gli scioperi realizzati non fanno altro che danneggiare l’azienda e i numerosi operai attualmente assunti - replica Cosimo Zaccaria, legale della famiglia Levoni - . La famiglia Levoni non ha licenziato nessuno degli scioperanti o appartenenti ai Si Cobas. Quello che è accaduto riguarda la cessazione di contratti di appalto in essere con la cooperativa “Alba Service”, i cui dipendenti hanno perso il posto di lavoro. Sicuramente sarà cura di “Alba Service” trovare nuove collocazioni ai loro ex dipendenti scioperanti, anche inserendoli in altri appalti assegnati ad “Alba Service” presso altre aziende o presso nuove cooperative a loro riferibili. Resta incomprensibile il livore dimostrato dai manifestanti rispetto ad Alcar e la sua dirigenza. Dirigenza che, anche di recente, ha denunciato gravi fatti estortivi a proprio danno che vedono coinvolto il coordinatore nazionale Si Cobas Aldo Milani. L’azienda Alcar auspica, da tempo, il ritorno a un clima sereno ove si possano affrontare le situazioni in modo costruttivo e democratico nel pieno rispetto della legalità».
Un muro contro muro che pare essere ben lontano dall’essere risolto. (gib)
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